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Ultimo aggiornamento il 14/04/2024

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Un sito di approfondimento con un pizzico di provocazione ed ironia. Un punto di vista differente rispetto alle notizie, agli avvenimenti, ai fatti e misfatti di questi ultimi anni. Dal nazionale al locale, senza nessuna preclusione.

Quasi due milioni di persone hanno rinunciato alle cure per motivi economici. E 4,2 milioni le hanno ridotte e limitate. Detto in altri termini: il 3,2% della popolazione non si è curato perché non poteva permetterselo, il 7% si è curato solo parzialmente. Lo rileva la Fondazione Gimbe nell’ultimo report che analizza la spesa sanitaria delle famiglie nel 2022 sulla base degli ultimi dati disponibili pubblicati da Istat. Dall’analisi emerge che per quell’anno la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie italiane, la cosiddetta “out of pocket”, ammonta a quasi 37 miliardi di euro. Oltre 25,2 milioni di famiglie in media hanno speso per la salute 1.362 euro, oltre 64 euro in più rispetto al 2021 che salgono a 100 euro per il Centro Sud. Un potenziale salasso che ha portato 4,2 milioni di famiglie a limitare le spese per la salute, in particolare al Sud. E che mette a rischio ...

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Antonio Marfella

Se vogliamo salvare veramente il nostro Servizio sanitario nazionale, solidale ed universale dobbiamo deciderci ad analizzare a fondo in tutti i suoi aspetti quello che abbiamo realizzato sino ad oggi, tutti gli errori commessi anche per spinte di vere e proprie lobby esterne ed interne al sistema: dobbiamo decidere se possiamo ancora salvarlo “mettendoci le pezze” o se è arrivato il momento di un profondo cambiamento innanzitutto strutturale.

1) Non esiste Sistema sanitario senza fondi. I fondi possono derivare o dalla fiscalità generale come oggi – e sono ampiamente sottostimati rispetto alle necessità ed alla media europea – o vanno presi direttamente da chi è in grado di finanziare il Sistema tramite il proprio lavoro, cioè un ritorno al modello “Bismarck” mutualistico-tedesco rispetto al “Beveridge” inglese, ampliato “all’italiana” senza adeguati controlli. Principale e sottovalutato vantaggio del sistema mutualistico tedesco è la certezza di fondi adeguati provenienti da tutti i lavoratori con la sostanziale impossibilità di lavorare in nero perché si perderebbe l’assistenza sanitaria oggi invece garantita comunque a tutti in Italia.

2) Nessun Sistema sanitario può resistere economicamente se non si comprende che abbiamo “medicalizzato” troppo tutta la nostra vita e la nostra professione azzerando la prevenzione primaria e in modo del tutto improduttivo la abbiamo affidata al Ministero dell’Ambiente e alla Arpe regionali.

3) Tutti i sistemi sanitari sono oggetto di profitto eccezionale, privo finanche di etica del mercato libero da parte della principale industria del terzo millennio, certamente quella meno filantropica e meno disponibile alla tutela dell’Ambiente in quanto contro i propri ovvi interessi: l’industria farmaceutica. Molta ...

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La legge di bilancio è in discussione in questi giorni. Niente di buono per la sanità, nonostante la narrazione mediatica non faccia altro che decantare l’aumento del Fondo Sanitario nazionale di 3 miliardi nel 2024, 4 miliardi nel 2025, 4,2 miliardi nel 2026. Gli incrementi, veramente esigui, non recuperano neanche l’inflazione corrente e il rapporto spesa sanitaria/Pil si attesta intorno a 6,1 circa, valore che non garantisce la tenuta del Servizio Pubblico; sono ben 13 i paesi in Europa che investono, in percentuale al Pil, più dell’Italia.

Ma come verranno spesi questi tre miliardi di incremento? Una parte per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro, fermi al palo da decenni – e lo stanziamento è nettamente insufficiente a recuperare il gap stipendiale con gli altri paesi d’Europa. Il nostro personale sanitario ormai emigra non solo verso i paesi del nord Europa, ma ...

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Alcuni giorni fa ha destato molte discussioni un articolo pubblicato dal Fatto e ripreso da Saleincorpo. Si sosteneva che, in base i rilevamenti effettuati da enti regionali ufficiali, l'ospedale di Nocera Inferiore risultava tra i peggiori d'Italia per l'erogazione di alcuni servizi essenziali. Quello che ci ha colpito nelle reazioni, al di là del rispetto delle diverse posizioni, è che siano finiti al centro della polemica dati ufficiali, inattaccabili. E' un andazzo che in questo Paese va avanti da diverso tempo e non solo in campo sanitario. Per questo abbiamo deciso di tornare sull'argomento con un pezzo di Angela Crudele che riteniamo possa fare chiarezza in via definitiva.

 

Negli ultimi giorni all’Ospedale di Nocera Inferiore sono stati di nuovo dedicati gli onori della cronaca: si sono conosciuti i dati forniti dall’ AGENAS, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, organo tecnico scientifico del SSN, nell’ annuale rapporto PNE , Programma Nazionale Esiti, che, osservando gli esiti  degli interventi sanitari, monitora i risultati di oltre 1400 ospedali pubblici e privati in tutta Italia. 

Secondo tali dati, l’Umberto I è da considerarsi “fra gli 8 peggiori d’Italia”. 

Le virgolette sarebbero obbligatorie in quanto l’ Agenas non parla di classifiche, tanto che giovedì 26 ottobre, nel presentare questi dati che documentano l’arrancare post Covid degli ospedali pubblici e privati accreditati,  ha reso noti  HYPERLINK "https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/10/26/rapporto-agenas-meno-prestazioni-in-tempi-piu-lunghi-la-sanita-non-se-ripresa-dal-covid-rozzano-e-ancona-gli-ospedali-migliori/7335314/" i nomi dei centri che funzionano meglio, ma non certo quelli delle strutture messe peggio; questi nomi sono stati  comunicati ...

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Dopo aver ridotto i fondi per la sanità, il governo Meloni introduce con la legge di Bilancio altre misure per “picconare” il servizio sanitario nazionale pubblico. La legge di Bilancio ha alzato la dotazione per sanità di soli 3 miliardi (di cui 2,3 destinati al rinnovo dei contratti collettivi di settore) portandola a 136 miliardi. Ma l’incremento non tiene il passo con l’inflazione e segna una diminuzione della spesa in rapporto al Pil. Tra le altre novità ci sono disposizioni per aumentare i fondi che possono essere usati per acquistare servizi dalla sanità privata, e una misura che sopprime gli inventivi alle farmacie per la vendita di farmaci generici (identici a quelli di “marca” con brevetto scaduto ma meno cari), a vantaggio delle grandi case farmaceutiche e a svantaggio di conti pubblici e tasche dei cittadini.

L’articolo 45 prevede la possibilità di alzare la cifra ...

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ABologna, dove la sanità pubblica funziona meglio che altrove, il Servizio sanitario nazionale non consentiva nei giorni scorsi di prenotare una risonanza magnetica del rachide lombosacrale, un ciclo di fisioterapia, una visita specialistica fisiatrica. Appuntamento non disponibile. Non è una questione di attese infinite, ma di agende o liste chiuse, non prenotabili. Sarebbe vietato (legge 266/2005) ma succede. A Roma, ai primi di ottobre, tre Asl su sei non offrivano l’elettrocardiogramma sotto sforzo, due lo proponevano a settembre 2024 e una ad aprile ma a Tivoli: il ReCup del Lazio la prenotava anche per l’indomani nei migliori ospedali pubblici, in intramoenia, pagando tra i 120 e i 200 euro invece del ticket (se dovuto) di 55,78. A Salerno abbiamo trovato un’agenda chiusa anche per una visita cardiologica.

Delle liste chiuse si parla, poco, da anni. È il corollario delle...

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In fondo alla classifica degli ospedali italiani ce ne sono otto, tutti pubblici. Tre si trovano in Campania: Umberto I di Nocera Inferiore, Luigi Curto di Polla e Immacolata di Sapri; due in Sicilia: Vittorio Emanuele di Gela e V. Cervello di Palermo; uno nel Lazio: San Giovanni Evangelista di Tivoli; uno in Liguria: Stabilimento Ospedaliero di Sanremo; uno in Piemonte: Ss. Pietro e Paolo di Borgosesia. Sono situazioni molto diverse fra loro, nelle quali naturalmente ci sono medici e infermieri che fanno il loro dovere e anche di più. Ma il monitoraggio di Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, ha rilevato almeno cinque volte “standard di qualità molto bassi” tra i numerosi indicatori presi in esame nel Programma nazionale esiti (Pne), che fotografa le condizioni della nostra sanità nelle diverse aree (cardiovascolare, chirurgia generale, chirurgia oncologica, osteomusco...

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