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Ultimo aggiornamento il 26/02/2021

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Un sito di approfondimento con un pizzico di provocazione ed ironia. Un punto di vista differente rispetto alle notizie, agli avvenimenti, ai fatti e misfatti di questi ultimi anni. Dal nazionale al locale, senza nessuna preclusione.

Non voleva essere un'eroina, ma solo una giornalista e ha pagato con la vita il suo impegno. Oggi siamo a una svolta nelle indagini per l'omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia.

 

Sperava di ottenere la grazia confessando e collaborando con la giustizia. Invece, per ora, Vince Muscat è stato condannato a 15 anni di carcere. Si è dichiarato colpevole dell’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia fatta saltare in aria con una bomba piazzata sotto la macchina parcheggiata fuori casa il 16 ottobre del 2017. I tre sicari hanno attivato l’ordigno con un semplice sms “Rel1 = on” e dopo trenta secondi il tritolo ha fatto il resto. Una volta sentito il boato dell’esplosione, i figli di Daphne Caruana Galizia avevano già capito di cosa si trattasse. La loro madre da anni veniva attaccata da personaggi politici, avvocati e noti imprenditori del...

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Questa è la drammatica testimonianza di Norma Rangeri del Manifesto inviata nel 1980 nelle zone del terremoto.

 

Quando arrivai a Atripalda, quasi attaccata ad Avellino, 4000 anime, di notte, in auto, seguendo le strade ancora percorribili, erano trascorsi sette giorni dalla grande, tremenda scossa del 23 novembre e pensavo di arrivarci abbastanza preparata dalle cronache, molto avevo letto e visto grazie al lavoro dell’informazione scritta e ai reportage fotografici e televisivi. Ma non potei ugualmente evitare lo choc perché improvvisamente ero finita in uno scenario di guerra. Donne e uomini come fantasmi vaganti tra le rovine, occhi spenti, ma soprattutto la morte, i cadaveri bianchi di calcina, le bare, i lamenti. Si avanzava nel territorio superando i posti di blocco naturali per gli ammassi di macerie, guai a perdersi carta e penna, le reti di comunicazione poche e intermittenti.

Una settimana dopo, nella vergogna dell’assenza dei soccorsi, davamo notizia di una donna di 80 anni ritrovata viva ma senza speranza, e di un bambino di 10 anni che invece ce l’avrebbe fatta. Si cercava di raggruppare gli orfani, di convincere i vecchi a trasferirsi negli alberghi. Una missione difficile perché le persone anziane preferivano lasciarsi morire dove erano nate. Insieme alla paura, alla sofferenza, al dolore, attraversando quelle montagne, entrando in quei paesi poverissimi, si faceva largo con prepotenza un altro sentimento, la rabbia. Contro chi aveva distrutto, ben prima del terremoto, quella parte d’Italia, quell’Italia fragile, sconosciuta, devastata dalle case abusive tirate su dalla speculazione edilizia. Insieme ai morti venivano fuori i cementi democristiani: sindaci, assessori, costruttori, camorristi, ladri e profittatori. Il terremoto ...

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Ogni anno, da quel 23 di novembre del 1980, mi fermo a pensare. Avevo 19 anni quando la terra tremò devastando parte di Campania e Basilicata. Ero a Napoli, a casa della mia fidanzata, in via Cilea, al Vomero. Sembrava non passasse mai. Noi due, sua sorella e la mamma afferrammo tutto quello che potevamo e ci riversammo in strada. Faceva freddo. La sorella di Valeria era diabetica e risalii per prendere l'insulina. Accesi il televisore e al Tg Emilio Fede, con le poche informazioni che ancora c'erano, parlò di danni "contenuti".

Appena il traffico me lo consentì corsi a Nocera e a casa mia non c'era nessuno. I miei genitori si erano rifugiati in un deposito dove vendevano roulotte. Dormii in macchina, vestito, in un sacco a pelo. Anche da noi erano crollati dei palazzi, c'erano vittime. Così, insieme ad altri compagni, scavammo, spesso a mani nude. E vedemmo corpi straziati. C...

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Partiamo dalla notizia: 465 pagine di un dossier – dopo una indagine dell’Ispettorato della Difesa australiana – che rivelano che le forze armate australiane hanno ucciso almeno 39 civili afghani «fuori dal conflitto armato» tra il 2005 e il 2016 (quando Canberra si ritirò dal conflitto): sono 25 i militari delle forze speciali australiane che ora dovrebbero rispondere di questi crimini. Così il capo di stato maggiore dell’esercito australiano ha fatto le le scuse ufficiali a Kabul – “scusate tanto” – per torture, esecuzioni sommarie e uso della pratica di “blooding”, una sorta di iniziazione all’uccisione. Che volete che sia in epoca di Covid-19 una tale notizia? Che però corrisponde ad una Abu Ghraib afghana – che di stragi ne ha conosciute di peggiori, come quella di Mazar-i-Sharif, testimoniata fin dal 2002 dalla nostra Giuliana Sgrena, insieme ad una litania di stragi di civili, «effetti collaterali», provocati dai raid «umanitari» della Nato.

A proposito i morti civili secondo la Brown University sono stati fino all’ottobre 2019 43.500 e questo per responsabilità congiunta di Nato, governativi e talebani (quasi gli stessi dati dell’Onu). Questa nuova strage è invece proprio l’occasione per riflettere su come stiamo spendendo le nostre magre finanze proprio in questa epoca di pandemia. Parliamo della nostra presenza militare in Afghanistan che data ormai a ben 19 anni fa, insieme a quella statunitense. Nemmeno la guerra in Vietnam è durata tanto e come quella rappresenta uno smacco Usa. Per una avventura militare avviata come vendetta per l’abbattimento delle Due Torri l’11 settembre 2001; e dove i talebani, interlocutori privilegiati fino a due mesi prima degli Stati uniti per via degli interessi di gasdotti e oleodotti, dopo essere stati portati al pot...

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Marco Cappato

I tumulti di piazza aiutano chi non vuole ragionare, tanto quanto le urla sguaiate dai banchi parlamentari a favor di selfie. Il fatto stesso che la Francia entri in lockdown e la Germania quasi pure basterebbe a raffreddare i toni di quelli del “ci state togliendo la libertà senza motivo”. 

Ragionare è invece indispensabile, anche per distinguere attacchi immotivati e pretestuosi ai “governi” (nazionali e regionali) da critiche propositive, fondate sull’analisi dei (pochi) dati, e che restano troppo spesso senza risposta. Sono 8 mesi che gli ex Presidenti dell’Istat Giorgio Alleva e Alberto Zuliani - con il sostegno di tanta parte della comunità scientifica - spiegano perché i dati quotidianamente bombardati a reti unificate non sono di qualità tale da comprendere ciò che sta accadendo, se non con (colpevole ritardo). Le persone che si sottopongono a tampone non sono infatti ...

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Norma Rangeri

Questa analisi di Norma Rangeri è apparsa sul Manifesto.

 

Sulla disgraziata amministrazione della sanità calabrese, pochi hanno fatto una bella figura. Tra questi sicuramente Gino Strada, che ha preferito tenere un profilo basso in questi giorni di teatrino regional-governativo, nonostante la violenza degli attacchi dei fascisti, e le stupide parole del sostituto-presidente della Regione (“non abbiamo bisogno di missionari”). Per il resto è stato un susseguirsi di scivoloni e di cialtronismo: l’ex commissario che candidamente ammette di non sapere nulla di Covid e ovviamente si dimette subito dopo; il sostituto Giuseppe Zuccatelli, che qualche mese fa disse improvvidamente che le mascherine non servivano e, da virologo à la carte, che solo un lungo bacio poteva trasmettere il virus.

Quindi le incertezze del ministro Speranza che aveva nominato un manager di ar...

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Antonio Bassolino

“A proposito della diciannovesima assoluzione di Antonio Bassolino. Adesso che i 19 processi si sono conclusi, adesso che nessuno potrà dire che si vuole fare pressione sui magistrati, ci si può chiedere che cosa non ha funzionato?”. È la riflessione del vice vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, già ministro della Giustizia. Il riferimento è al verdetto in appello incassato dall’ex sindaco di Napoli, ex ministro del Lavoro ed ex presidente della Campania, in un processo per presunte consulenze gonfiate. “Era l’ultima vicenda ancora da definire, e riguardava gli onorari ad un avvocato. In realtà ero già stato assolto per prescrizione ma avevo fatto ricorso perché volevo una assoluzione nel merito. Oggi la Corte di appello- aveva scritto Bassolino in un post – ha emesso una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. È dunque la diciannovesima sentenza di piena assoluzione e...

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