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Ultimo aggiornamento il 20/02/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/179

Un patto tra servizi segreti, camorra e terroristi liberò l’assessore regionale all’urbanistica Ciro Cirillo, sequestrato il ventisette aprile 1981, uomo chiave della ricostruzione per il terremoto del novembre 1980 in Campania, esponente della Democrazia Cristiana. La trattativa avvenne con la mediazione di Raffaele Cutolo, il boss della Nuova camorra organizzata, ponte tra Sismi, Sisde e le Brigate rosse. I soldi del riscatto, oltre un miliardo, arrivarono dai costruttori napoletani, quelli che avrebbero messo le mani sugli appalti. Il boss avrebbe dovuto ottenere agevolazioni: una perizia psichiatrica favorevole per uscire dal carcere, e altri utili per la sua organizzazione. Ma qualcosa andò storto, e mentre i giornali diffondevano documenti falsi, la Dc fece fronte comune, nonostante chiari elementi avvalorassero il patto criminale.  

Gli incontri tra faccendieri dei servizi segreti, generali, politici, boss e brigatisi avvennero nel carcere di Ascoli Piceno, dove regnava indisturbato il capocamorra Cutolo: «avrei potuto intervenire anche per Moro», riferì tra mezze verità e allusioni, «ma me lo impedirono». 

 

 

 

Nel corso del sequestro Cirillo venne accertato l’intervento attivo del boss, sollecitato espressamente dai servizi segreti, politici della Dc e funzionari ministeriali: i brigatisti ottennero armi e denaro, raccolto su input della Dc tra gli imprenditori. A capo della colonna napoletana delle Br c’era il criminologo Giovanni Senzani. Sul versante politico, il potentissimo Antonio Gava, poi ministro dell’interno, assolto per insufficienza di prove al processo ma ritenuto certamente consapevole dei rapporti...

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Le Vele a Scampia

Pubblichiamo un bellissimo reportage di Enrico Fierro, comparso alcuni giorni fa su "il Fatto quotidiano", sull'inizio dell'abbattimento delle Vele a Scampia. Ringraziamo Enrico per la sua cortesia.

"All’uscita della metro se alzi gli occhi vedi il volto con le guance scavate di Pasolini occupare la facciata di un intero palazzo. E basta girare lo sguardo per incontrare il viso di Angela Davis. Welcome to Scampia, dove il poeta visionario che aveva previsto l’inferno metropolitano di questi nostri decenni feroci, e l’attivista americana che lottava per i diritti dei neri americani, si guardano. Ti guardano. Hanno i visi segnati dall’human tribe, la firma dello street artist Jorit. Angela e Pier Paolo, i neri del Bronx e i ragazzi di vita, i guaglioni di Gomorra e la voglia degli “altri” di strappare alla vita anni migliori. Fuori dall’inferno delle Vele. Da quelle case dove l’...

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Il primo partito alle elezioni regionali abruzzesi è stato quello del non voto. Inutile farsi ingannare da percentuali e confronti. Poco più del 47 per cento degli aventi diritto non è andato alle urne. E si trattava di una consultazione locale, strettamente legata al territorio. Tanta gente è stanca e non crede più a nessuno. Ritiene le elezioni un inutile rito, un teatrino dove possono cambiare gli attori ma lo spettacolo resta sempre lo stesso.

Questo dato, sconfortante, fa passare in secondo piano la vittoria della Lega e la pesantissima sconfitta del M5S. C'è una parte del nostro paese che si ostina a credere alle panzane di Salvini. Una sbornia che verrà smaltita presto. D'altronde, sotto le varie divise, c'è un mediocre che non ha nemmeno il coraggio di affrontare la magistratura sul caso "Diciotti". Il risultato pentastellato, invece, fa riflettere.

Non è vero che non è successo niente, chi lo afferma è ipocrita. La verità è che l'alleanza, politicamente innaturale, con la Lega sta penalizzando il movimento e anche le buone idee, e non sono poche, del suo progetto. Qualcuno lo dovrebbe spiegare a Di Maio e Di Battista. 

In molti comuni dell'Agro, infine, tra qualche mese si voterà per rinnovare i sindaci. E sul fronte del M5S c'è ancora poca chiarezza sulle candidature. La mancanza di una alternativa, qui al Sud, rischia di spianare la strada ai vecchi riciclati piddini, forzisti e democristiani, per non parlare degli onnipresenti orfanelli socialisti. Servono scelte chiare, veloci e nette. Altrimenti, per i pentastellati, sarà un'altra pesante sconfitta.

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I giornalisti della Città hanno proclamato complessivamente dieci giorni di sciopero contro la decisione dell'azienda di licenziare quattro persone. Di seguito potete leggere i comunicati sindacali e quelli dell'azienda.      

"Nello stesso giorno in cui applica un ulteriore aumento al prezzo di copertina (portandolo a un importo superiore a quello del principale concorrente), la Edizioni Salernitane srl annuncia un piano di quattro licenziamenti che è l'ultimo atto di un progetto preordinato volto allo smantellamento dell'attuale redazione composta da tredici giornalisti. Il Comitato di redazione esprime parere contrario a ogni ipotesi di licenziamento e ribadisce che i tagli avviati con il documento aziendale non trovano alcun fondamento nei dati contabili della Edizioni salernitane (come emerge dal saldo attivo dell'ultimo conto di esercizio depositato in Came...

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C'è tanta Italia che ci piace. C'è tanto Sud che ci piace. C'è tanto Agro nocerino che ci piace. Fortunatamente siamo diversi. Alcuni piccoli esempi.

1) C'è Alfonso Bellacosa, scienziato nocerino, tra i più grandi ricercatori del mondo sul melanoma.

2) C'è Paola Cianciullo, donna imprenditore sempre aperta alle innovazioni e non chiusa ottusamente in una ricchezza di solo accumulo.

3) C'è Piero lo "svedese", biologo di razza che lavora nell'Europa del Nord ma, appena può, scappa dagli amici a Nocera.

4) C'è la signora Lucietta, paganese, che ha accolto i migranti del centro di via Pesca ed ha pianto quando li hanno portati via.

5) Ci sono tutte quelle persone che, in silenzio e senza clamori, stanno ospitando nelle loro case gli stranieri con le loro famiglie, spesso rinunciando a qualcosa pur di donare qualcosa.

6) C'è la Caritas che ac...

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Per lavorare nelle scuole come collaboratore, bidello o funzionario di segreteria è titolo preferenziale una precedente esperienza analoga in istituti paritari privati. Su questa base centinaia di persone in tutta Italia sono finite sotto inchiesta per aver prodotto false documentazioni di questo tipo, utili e necessarie per mettere piede nell’agognato ruolo “di stato”. Il mito del “posto” resiste e persiste, più forte negli anni della crisi e delle migrazioni di massa per mettere qualche soldo in tasca. Tanti di questi però lavorano in virtù di un curriculum adulterato, secondo più inchieste, con attestazioni rilasciate da istituti compiacenti per ottenere l’incarico. Bidelli, applicati di segreteria e collaboratori con esperienze fasulle, riportate su carta senza un solo giorno di lavoro, tremano in attesa dei numerosi prosegui relativi ...

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