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Ultimo aggiornamento il 14/04/2024

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/844

Le difficoltà della sanità pubblica italiana sono rappresentante anche dalla situazione dei Pronto Soccorso. Nel 2023, secondo i dati Simeu (Società italiana medicina di emergenza-urgenza) sono stati 4mila i medici di emergenza-urgenza mancanti rispetto al necessario. Sempre lo scorso anno, 1.033 medici hanno lasciato i PS, a fronte di 567 nuovi ingressi, cioè il 45% di chi è lasciato non è stato sostituito. Per coprire i turni di fronte a un’evidente carenza di personale, le soluzioni adottate vanno dall’utilizzo di contratti atipici (il 54% dei casi), medici di altri reparti (il 48%), specializzandi di emergenza-urgenza (il 32%) o altri reparti (il 29%), cooperative (il 28%) e medici non MEU comandanti dalla Direzione (il 20%).

Questa situazione di emergenza ha portato nel 2022 – secondo il Tribunale dei diritti del malato – 300mila persone a 3 giorni di attesa prima di avere un posto letto. “I dati SIMEU certificano la situazione di estrema difficoltà dei Pronto Soccorso nazionali, ma in realtà rivelano carenze critiche del SSN che ne sono le cause profonde”, ha commentato il dottor Fabio De Iaco, presidente nazionale SIMEU, società italiana medicina di emergenza urgenza. “A ben leggerli, quel che dovrebbe stupire è il fatto che i Pronto Soccorso riescano ancora ad erogare un servizio, seppure in una condizione di grave e inaccettabile disagio. È la prova dell’esistenza di un tessuto sano di professionisti ancora motivati, sui quali deve essere basata la ricostruzione del SSN”.Di questo si parlerà durante l’evento “#SALUTE24 – Sanità pubblica: l’autonomia differenziata delle Regioni nell’Unione della salute” che si terrà il 15 aprile alle 14,30 a Roma. Al centro, il grande tema del processo dell’autonomia differenziata iniziato nel 2017 e approdato lo scor...

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L’associazione a delinquere? Dall’ampia istruttoria non è emerso nulla “per ritenere provati nessuno degli elementi che, nella pratica giudiziaria, vengono valorizzati per dimostrare l’esistenza di una struttura associativa”. La truffa? “Manca la prova degli elementi costitutivi il reato”. Il peculato? “Non è configurabile per la gestione e destinazione di somme di provenienza pubblica, anche dopo la loro corresponsione, quale corrispettivo del servizio, pattuito a seguito di apposito contratto e prestato”. Quella della Corte d’Appello di Reggio Calabria non è solo una sentenza che ha cancellato la pena a 13 anni e 2 mesi di carcere inflitta in primo grado a Mimmo Lucano che così è stato assolto da tutti i reati gravissimi che gli venivano contestati dalla Procura di Locri: numerosi abusi d’ufficio, diversi falsi, truffa aggravata, peculato e, soprattutto, l’essere il promotore di ass...

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In Italia, in tutta Italia, da mezzo secolo migliaia di persone sono morte sul posto di lavoro. L'11 aprile del 1975, esattamente 49 anni fa, esplose una fabbrica a Sant'Anastasia, la Flobert. Persero la vita dodici persone, solo una si salvò. Da allora poco o nulla è stato fatto per garantire ai lavoratori il diritto alla sicurezza. Questa è la narrazione di quello che accadde. Senza fronzoli, senza retorica. I fatti asettici valgono di più della pelosa indignazione.

 

11 aprile 1975. Passata ora di pranzo. A Sant’Anastasia si sente un boato. La fabbrica Flobert, che produce proiettili d’arma giocattolo e fuochi d’artificio, è esplosa. Dodici le vittime, tutte giovani. I capannoni erano situati in contrada Romani, alle pendici del Monte Somma. Sono tanti ad accorrere sul luogo della sciagura. Molti temono per la vita dei propri cari. “Nun se capette ‘niente”, dirà Ciro Liguoro, l'unico sopravvissuto. E niente si capirà per molto tempo ancora.

Era un venerdì come tanti. Al lavoro quel giorno si trovavano sessanta persone, molte donne, più remissive, con le mani più piccole degli uomini e dunque più adatte ad inserire polvere da sparo nei proiettili di gomma. Nel reparto dove scoppia la scintilla che causerà la deflagrazione si trovano tredici operai, maschi, e circa 200mila cartucce, che per mesi verranno ritrovate per le vie del paese dai bambini che si divertivano a farle scoppiare. Dodici di loro muoiono sul colpo, solo uno si salva per miracolo. Cinque donne e cinque uomini subiranno gravi ferite. Pezzi dei loro corpi appaiono a 100 metri di distanza, di uno non si ritroverà nemmeno più il corpo. Due cadaveri carbonizzati verranno trovati dai primi soccorritori aggrappati a una rete, nel vano tentativo di scappare.

Venivano tutti d...

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Abbiamo sempre ritenuto che dietro la crisi del giornalismo ci sia soprattutto la sostanziale perdita di credibilità della categoria. L'episodio che si è verificato a Repubblica, ignorato quasi da tutti, ne è un esempio lampante. Ecco i fatti.

 

Centomila copie mandate al macero, nella notte, per un articolo sgradito – e sostituito – sugli asset Roma-Parigi, tra cui il ruolo del governo italiano con Stellantis. È la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato la redazione de la Repubblica a sfiduciare il direttore Maurizio Molinari, col quale i rapporti erano deteriorati da tempo. L’inserto economico del giornale, Affari&Finanza, sarebbe dovuto uscire stamattina con un’apertura, firmata da Giovanni Pons, sui legami sbilanciati tra Italia e Francia in tema di politica industriale. Ma nella notte, quando il quotidiano era già stato stampato, le c...

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Ci sono forme di inquinamento letale di cui si parla ancora poco, ma sono micidiali. Il caso Pfas è uno di questi. L'allarme è stato lanciato di recente da Greenpeace. Si legge in una nota: "A fine novembre 2023 il professor Philippe Grandjean, esperto di fama mondiale sugli impatti sanitari dei Pfas (composti poli e perfluoroalchilici), durante il processo in corso in Veneto per disastro ambientale che vede sul banco degli imputati alcuni ex dirigenti della Miteni, ha dichiarato che queste sostanze sono “il nuovo amianto”, in quanto non provocano danni acuti ma a lungo termine".

 

 Ancora: "Una affermazione drammaticamente calzante, che rende purtroppo al meglio qual è la pericolosità di questi composti chimici. Un pericolo ancora poco conosciuto, ma che sta salendo sempre più spesso agli onori delle cronache, come dimostra anche il recentissimo reportage sui Pfas rea...

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Alessandro Sallusti, sulle polemiche contrarie all'acquisto dell'agenzia di stampa Agi da parte della famiglia Angelucci, scrive:  "A sembra che tutto questo cancan sia orchestrato ad arte non in nome di nobili principi, peraltro non in discussione, ma per difendere monopoli consolidati nel campo dell’informazione, spesso usati per fini politici ed economici che con l’informazione hanno poco a che fare”.

La risposta di Antonio Padellaro è stata secca, netta: "Sono affermazioni quelle di Sallusti da sottoscrivere in pieno, virgole comprese. E, probabilmente, dobbiamo alla naturale ritrosia che impedisce al direttore del “Giornale” di sperticarsi in lodi per il suo editore se nell’articolo citato manca una sacrosanta esclamazione. Di essa volentieri ci attribuiamo noi la paternità non potendo essere accusati di conflitto d’interessi con la multiforme dinastia: “Gli Ang...

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