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Ultimo aggiornamento il 20/02/2019

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Un blog di approfondimento con un pizzico di provocazione ed ironia. Un punto di vista differente rispetto alle notizie, agli avvenimenti, ai fatti e misfatti di questi ultimi anni. Dal nazionale al locale, senza nessuna preclusione.

Non ho mai votato il Movimento 5 Stelle ma in fondo, molto in fondo, un po' speravo che fossero qualcosa di meglio di quel che oggettivamente sono. Speravo soprattutto che portassero qualche seria novità nello scenario politico Italiano.Marco Travaglio, l’oracolo grillino, parla di virus berlusconiano diffuso tra i grillini in un editoriale:

https://www.google.it/url?q=https://www.vicenzapiu.com/leggi/marco-travaglio-movimento-5 stalle/&sa=U&ved=0ahUKEwjrptbbzcfgAhWJGuwKHWhLBS0QFggUMAI&usg=AOvVaw1QpuVe3BR1q0PgSABgO20Q .

Lo dice solo oggi, ma i sintomi si erano manifestati da tempo. L’unico medicinale per chi professa il “no vax” anche in termini berlusconiani è stata la cantilena “lasciateli lavorare” oppure “e allora il Pd?”. Solo questo. Alle critiche che arrivavano soprattutto da sinistra, quella extradem un tempo vicina a molti grillini, si rispondeva ...

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Foto di Gaetano Del Mauro

Si parte da Senegal, Nigeria, Togo, Bangladesh, Pakistan, Somalia. Se va bene si arriva in Italia. Fino all' Agro nocerino-Sarnese. Passando per la Libia, (ex) porta dell'Europa. Di mezzo ci sono detenzioni, soprusi, deserto e mare. Molti non ce la fanno. E chi riesce porta i segni del viaggio. Il "timbro" di Tripoli, in particolare, fino a qualche mese fa era un check-in obbligato.

 

Ognuno dei ragazzi ospitati in un centro di accoglienza arriva da un luogo diverso. Qualcuno si mette in gioco. C'è chi combatte. Altri scappano. Dietro l'angolo c'è la strada. Per le ragazze il rischio è la prostituzione. Tutti hanno una storia. «In Libia sono rimasto per un anno e 3 mesi - spiega Mario*, partito dalla Somalia, di professione sarto - Eravamo trecento in una baracca.Ogni giorno ci venivano a prendere e ci portavano a lavorare. Qualche spiccio, un panino e una bottiglietta d’acqua. Se eri stanco, ammalato o volevi dormire, venivano a prenderti a calci. Sono arrivato in Italia con le costole rotte, ancora oggi prendo medicine». La traversata gli è costata 1300 euro. Era il solo modo per abbandonare la guerra del suo paese. «Voglio trovare un lavoro e portare qui la mia famiglia». 

Matteo*, pakistano ventiseienne, faceva il professore di matematica in Libia. «Uscire di casa per comprare il pane o l’acqua era una lotteria. Non sapevi se tornavi a casa. In strada ti fermavano per soldi. O glieli davi oppure ti torturavano. Poliziotti, tassisti, passanti. Tutti contro tutti. Ero partito dal Pakistan per stare meglio. Lì ti sentivi in prigione anche se eri a casa tua».  Ora è qui, e non può fermarsi. «Voglio andare all’università in Italia e fare il professore per università interna...

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Soldi, voti e consiglieri comunali, in carica e non, compaiono nell’informativa dell’indagine sulle ultime elezioni amministrative a Nocera Inferiore, dietro il grumo di camorra e minacce aggravate, disegnando uno sfondo di illeciti al vaglio della Procura Antimafia.

 

Ad oggi gran parte dei politici nominati, non ufficialmente indagati, sono stati sentiti dagli inquirenti in qualità di persone informate sui fatti, per capire cosa è accaduto in quei giorni di giugno, mentre i cittadini (onesti) si recavano ai seggi a sostegno dei propri rappresentanti. Ora tiene banco la magistratura, che ha eseguito le misure in carcere e ai domiciliari per quattro persone, due delle quali in corsa per il consiglio, Carlo Bianco e Ciro Eboli, un ex boss con ambizioni politiche, il killer Antonio Pignataro, e Luigi Sarno, ai domicil...

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Pignataro è un boss ma non lo conosce nessuno. Anzi. Al giorno d’oggi lo conoscono in pochi. Giusto gli addetti ai lavori. Guardie, magistrati e gente di strada. Sono passati tanti anni dal suo momento di gloria, quando era un killer al soldo di Raffaele Cutolo.  Pignataro, dal suo balcone dove è detenuto agli arresti domiciliari, ordina e riceve. La gente va a chiedergli perdono, oppure si scusa. Per questo, per il rispetto e i tempi che passano, con una conseguente “crisi d’identità”, Pignataro dice ai suoi amici di chiedere se lo conoscono. Così magari capiscono con chi hanno a che fare. 

Il signor Pignataro nel 2015 è uscito da galera per problemi di salute. Poco prima aveva confessato un delitto irrisolto. «Ho sparato io a Simonetta Lamberti», disse, “risolvendo” l’omicidio della bambina di dodici anni, figlia del magistrato al centro dell’agguato di camorra datato 1981. Una volta rimesso piede a Nocera, recluso in casa sua, ha riallacciato rapporti, fatto incontri, punito e ordinato. Rimettendosi in gioco, diciamo così, con tanto di appelli ai giovani, dopo il suo pentimento. «Cambiate vita», diceva. Poi si è interessato alla politica. Stringendo rapporti con esponenti vecchi e nuovi, come l’ex vicesindaco Antonio Cesarano, l’ex consigliere Carlo Bianco e il candidato Ciro Eboli. Insieme ad altri soggetti poco raccomandabili, l’ex capobastone ha messo gli occhi su un progetto per una casa-famiglia in zona Vescovado, già portato avanti da parroco e curia.

 Ad un certo punto, dopo un precedente blitz antimafia eseguito a dicembre 2016, ribattezzato “Un’altra storia”, con arresti a raffica per tre gruppi criminali a partire dalla gang dei fratelli Cuomo, in un’alba di fine agosto l’Antimafia arr...

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Lloret del Mal, Cesso de Mar, Loreto Mare. Chiamatela come vi pare, ma Lloret de Mar è stata sempre questa. Chi ci ha lavorato e vissuto lo sa. Le risse, gli scontri tra opposte fazioni o tifoserie, le bravate, sono all’ordine del giorno. Quello che è successo l’altra notte al St.Trop, discoteca da sempre off-limits per gli italiani, capita ogni giorno nella piccola cittadina della Costa Brava, in italiano letteralmente “costa selvaggia”. Stavolta ci è scappato il morto. Un fiorentino di 22 anni, Niccolò Ciatti, che forse non è riuscito a rendersi conto di chi aveva di fronte. Tre ceceni, poco più che ventenni come lui sono stati arrestati. E la vita di un giovanissimo si è sgretolata con un solo calcio in faccia. Un colpo violentissimo filmato dai cellulari di tutti i presenti/assenti. Roba da condividere e far invecchiare con un click. Il tempo di mori...

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Un abusivo ripreso dai carabinieri

 

Se parcheggi a Salerno tutto può succedere. Una minaccia, un gesto violento. Una gomma rotta, uno specchietto spaccato. Persino che qualcuno prenda a pugni il tettuccio della tua auto. Con te dentro. Per questo conviene fare attenzione. Versare l’obolo, fare buon viso. Sapendo persino che a volte pagare non basta.

 

Siamo a Salerno. Dobbiamo lasciare l’auto in una zona di sosta. Una qualunque. Potrebbe essere l’ospedale Ruggi d’Aragona, una discoteca, il cinema o lo stadio. Arrivati nell’area di parcheggio ci viene incontro qualcuno. Ci dice che dobbiamo pagare anche se abbiamo preso un regolare ticket. Il tizio ha un aspetto poco raccomandabile e non vuole discutere. Lasciamo l’auto e facciamo i bravi cittadini. Niente soldi, è un abusivo. Al ritorno l’auto è piena di graffi su tutta la fiancata. Il giorno dopo, di ritorno in zona, lo stesso tizio interrogat...

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Maurizio Fortino

E’ stato fermato per una rapina e accoltellato a morte. «Dacci lo scooter». I malviventi erano in due, lo hanno minacciato, ma lui ha resistito, i due sono fuggiti dandosi alla macchia con il malcapitato ucciso mentre difendeva la sua moto «con generosità». Anzi no. Non era una rapina. Era un colpo in casa. Un rumeno, uno straniero, si è introdotto nell’abitazione per rubare. Lui lo ha sorpreso ed è stato accoltellato. Ed è morto. L’ultima versione diffusa riguarda un litigio tra amici, conoscenti. Un alterco finito male, malissimo. Culminato nella morte. Con tanto di odio xenofobo per i maledetti immigrati malfattori.

Le tre versioni dei fatti riguardano un identico episodio. La morte violenta di Maurizio Fortino, infermiere accoltellato per ragioni passionali. Ma questo si è saputo solo dopo. Nonostante le scarse informazioni disponibili n...

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