info@saleincorpo.it
Testata registrata presso il tribunale di Nocera Inferiore n.86 del 13/02/2017.
Direttore responsabile Alfonso Tramontano Guerritore / Editore Carlo Meoli. Questo sito non riceve contributi da enti pubblici. Sostieni Saleincorpo, sito indipendente. Puoi farlo versando un contributo a piacere e su base annua sul c/c bancario IT96G0538776270000000001187 intestato a Carlo Meoli. Causale Sostengo Saleincorpo. Grazie.
Code & Graphic by iLab Solutions
Ultimo aggiornamento il 26/02/2021

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Un sito di approfondimento con un pizzico di provocazione ed ironia. Un punto di vista differente rispetto alle notizie, agli avvenimenti, ai fatti e misfatti di questi ultimi anni. Dal nazionale al locale, senza nessuna preclusione.

Non voleva essere un'eroina, ma solo una giornalista e ha pagato con la vita il suo impegno. Oggi siamo a una svolta nelle indagini per l'omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia.

 

Sperava di ottenere la grazia confessando e collaborando con la giustizia. Invece, per ora, Vince Muscat è stato condannato a 15 anni di carcere. Si è dichiarato colpevole dell’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia fatta saltare in aria con una bomba piazzata sotto la macchina parcheggiata fuori casa il 16 ottobre del 2017. I tre sicari hanno attivato l’ordigno con un semplice sms “Rel1 = on” e dopo trenta secondi il tritolo ha fatto il resto. Una volta sentito il boato dell’esplosione, i figli di Daphne Caruana Galizia avevano già capito di cosa si trattasse. La loro madre da anni veniva attaccata da personaggi politici, avvocati e noti imprenditori del...

Continua a leggere

Francesco Cassino

In Italia faceva la fame e il lavoro è riuscito a trovarlo solo in Albania. Una storia incredibile quella che Francesco Cassino ha raccontato a Raffaele Nappi sul Fatto.

 

“Essere emigrante significa essere arrabbiati con il proprio Paese. Il mio, in un momento di difficoltà, mi ha costretto ad andare via”. Francesco Cassino ha 36 anni ed è originario della provincia di Caserta. Ha provato in tutti i modi a rimanere in Italia, ma dopo mesi e mesi passati a cercare un lavoro (“in nero, come bracciante, qualsiasi cosa”) è arrivata l’opportunità di trasferirsi in Albania e lavorare in un call center. È arrivato così a Tirana con tutta la sua famiglia. “Qui mi hanno accolto come un professionista, con entusiasmo, disponibilità. Mi hanno coccolato, viziato, fatto sentire a casa. E poi ci sono una marea di italiani”, racconta.

In Italia Francesco lavorava in un hotel con un contratto part-time. Ma non superava i 400 euro al mese. “La mia compagna guadagnava qualcosina in più. Avevamo una figlia appena nata, un affitto da pagare di 500 euro, bollette, gas, fatture – ricorda – Ho chiesto aiuto allo Stato, che in risposta mi ha dato una social card sulla quale mi caricavano 40 euro al mese per la mia bambina”. Francesco passa mesi a mandare cv per annunci di qualsiasi genere, forma, con o senza tutele. “Non c’era una soluzione che mi permettesse di dare un tenore di vita idoneo alla mia famiglia. A casa mia si faceva davvero fatica ad arrivare a fine mese”. Fino a quando ha capito che la situazione aveva raggiunto il limite. Francesco racconta di aver avuto la “fortuna di leggere un annuncio di lavoro dall’Albania”. Fa le valigie, chiude la porta di casa e con compagna e figlia raggiunge Tirana. Trova lavoro in un’azienda di customer service nella capi...

Continua a leggere

De Magistris e De Luca

Dovrebbero rappresentare le istituzioni, rasserenare il clima e, invece, passano il tempo a litigare su tutto. Ormai è un teatrino quello messo in scena dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il governatore della Regione Vincenzo De Luca. Ultima contesa, naturalmente, l'emergenza Covid.

Mentre il caso Campania è ancora sul tavolo del governo e si attendono ulteriori comunicazione sulla Regione che al momento rimane in zona gialla, continuano dunque le tensioni. Chi spinge perché si intervenga per ulteriori misure restrittive è De Magistris, mentre De Luca spinge perché l’intervento sia nazionale e difende il suo operato. L’ultimo scontro è avvenuto, a distanza, ieri sera: il primo cittadino, in diretta su Cartabianca su Rai3, ha annunciato che avrebbe adottato “provvedimenti clamorosi per far capire al governo che la questione è molto seria”. Poco dopo, su Facebook, il p...

Continua a leggere

Massimo Cariello

In un Paese normale non dovrebbe essere nemmeno una notizia, ma l'Italia ha poco di normale. Il sindaco di Eboli, Massimo Cariello, arrestato per corruzione, si è dimesso. Avrebbe dovuto già farlo da tempo. E' probabile che aspettasse l'esito del Riesame che, in parte, ha confermato l'impianto accusatorio. Nel pezzo di Vincenzo Iurillo pubblicato sul Fatto una breve cronaca di quello che è accaduto.

 

Indagato e agli arresti domiciliari per diversi episodi di corruzione avvenuti intorno a concorsi ritenuti truccati, il sindaco di Eboli Massimo Cariello (Pd) ha rassegnato le dimissioni dalla carica. Era stato rieletto a settembre con l’80 per cento al primo turno ed aveva fatto appena in tempo a comporre la giunta, nominata il giorno prima di essere arrestato. Cariello ha scritto poche righe di rito al protocollo. Una nota che fa scattare i venti giorni trascorsi i quali le dimissioni diventeranno irrevocabili. Nei giorni scorsi il Riesame di Salerno ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati Costantino Cardiello e Cecchino Cacciatore, incentrato sulla presunta inutilizzabilità delle conversazioni captate attraverso il trojan inoculato sul cellulare del sindaco.

Cariello era stato iscritto nel registro degli indagati sulla base di dichiarazioni accusatorie ed autoaccusatorie dell’imprenditore dei latticini Gianluca La Marca, che sostiene di aver pagato tre anni fa tangenti direttamente al sindaco in cambio di un intervento per far approvare una delibera relativa all’indice di fabbricabilità di un terreno (e lo registrò di nascosto). Per queste vicende, però, il Gip di Salerno ha respinto per carenza di indizi la misura cautelare chiesta dalla procura guidata da Giuseppe Borrelli. Ritenendo fondate, invece, le analoghe richieste avanzate ...

Continua a leggere

Il tribunale di Cosenza

Ricoverato per Covid pur essendo negativo muore stroncato da un infarto. E' una storia incredibile quella che ha come protagonista il 57enne sarnese Vittorio Santaniello. I familiari dell'uomo, assistiti dall'avvocato Walter Mancuso, il 31 marzo scorso, ricevuta la notizia della morte del congiunto da parte dei responsabili della Comunità “Regina Pacis” di San Benedetto Ullano (Cosenza) dove l’uomo era ristretto agli arresti domiciliari, sporgevano immediatamente denuncia presso i carabinieri di Sarno. La Procura della Repubblica di Cosenza apriva un fascicolo per accertare le cause del decesso e le eventuali responsabilità. Nel registro degli indagati veniva iscritto il medico di continuità e, come sempre in questi casi, la Procura cosentina disponeva l’esame autoptico sulla salma dell’uomo. 

Santaniello alle 13,30 circa veniva rinvenuto morto, all’interno della camera dove e...

Continua a leggere

Maria Rita Gismondo

Questo intervento della virologa Maria Rita Gismondo è apparsa sul Fatto.

 

Numeri ancora in rialzo. Continuiamo a dire (inascoltati) che è inutile eseguire una massa enorme di tamponi, tantomeno commentarne la positività. Ormai il virus si è diffuso e certamente molto più del 10% della popolazione che risulta positivo al test infetta. Ciò significa che i casi con malattia sono davvero molto limitati. Ricordiamo che la quasi totalità dei contagiati (95%) non ha sintomi. Dall’altro lato, non possiamo disconoscere che se i positivi sono così numerosi, il numero assoluto rispondente al 5% diventa notevole. “Il rapporto tra i ricoveri ordinari e quelli in intensiva per Covid è di 10 a 1”, ha dichiarato Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao (sindacato medici).

Oggi i primi sono circa 16mila. Significa che ci sono stati almeno il quintuplo di accessi e visite....

Continua a leggere

Mentre la pandemia rincrudisce, c’è una sola certezza. Per il capitale, per le istituzioni finanziarie d’affari che lo rappresentano anche internazionalmente e per la Confindustria la sospensione del lavoro produttivo subalterno (e del consumo individuale) è un atto intollerabile. Tutto si può limitare, quello giammai. Mentre da più parti – fuori dalle fabbriche e dai luoghi considerati direttamente produttivi – cominciano le proteste delle categorie meno sicure nel reddito e più colpite dai nuovi mini-lockdown, che rischiano di agitare una guerra di tutti contro tutti e con le disuguaglianze destinate ad aumentare.

Ma è altrettanto intollerabile per questo governo, sentendo il presidente dal consiglio Conte che dichiara di volere salvaguardare «la salute e l’economia»? E per l’Unione europea, fino a pochi mesi fa vincolata al predominio di poche nazioni e alla ideologia ordol...

Continua a leggere