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Ultimo aggiornamento il 25/09/2020

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/359

Montecitorio

Di seguito pubblichiamo l’appello di dieci autorevoli costituzionalisti del Sì e del No per chiedere al Parlamento di approvare una legge elettorale che abolisca le liste bloccate. Si tratta di Lorenza Carlassare, Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Paolo Caretti, Roberto Romboli, Stefano Merlini, Emanuele Rossi, Giovanni Tarli, Andrea Pertici.

 

Visto il risultato del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, come professori di Diritto costituzionale, riteniamo che sia indispensabile procedere rapidamente verso la definizione di una nuova legge elettorale. Tra di noi, alcuni hanno votato Sì e altri No, ma ora riteniamo che debba essere comune il nostro impegno per sollecitare una legge che favorisca la rappresentanza e il pluralismo politico e territoriale, da anni sacrificati. Essenziale è un sistema elettorale che consenta alle persone di individuare e scegliere chi mandare in Parlamento, instaurandovi un effettivo rapporto rappresentativo e potendo far valere la loro responsabilità politica. In questo modo si potrà dare una migliore qualità alla rappresentanza e favorire anche una maggiore efficienza delle Camere.

Da troppo tempo le nostre leggi elettorali (“Porcellum”, “Italicum” e “Rosatellum”) hanno imposto sistemi di liste bloccate e la proposta oggi in discussione in Commissione Affari costituzionali della Camera non può rischiare di cadere nello stesso errore, né in quello di privare molti elettori di rappresentanza con soglie troppo elevate. La Corte costituzionale (sentenze n.1 del 2014 e n.35 del 2017) è stata chiara: niente lunghe liste bloccate. Partendo da questo punto, riteniamo essenziale favorire un’effettiva scelta da parte degli elettori, valorizzando i principi costituzionali, superando liste blocca...

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Vincenzo De Luca

Quest'analisi di Norma Rangeri è apparsa sul Manifesto.

 

Se fermiamo la riflessione sul voto alle prime e immediate impressioni, è fuori di dubbio che per chi si riconosce nell’area progressista e democratica, il voto regionale ha portato un buon risultato. Soprattutto perché imprevisto o per lo meno per nulla scontato. C’era il timore concreto e diffuso che i candidati della Toscana e della Puglia non avessero la forza per vincere la partita nel confronto con il centrodestra che si presentava compatto e unito in tutte le Regioni, diversamente dal centrosinistra e dalle forze di governo che, Liguria a parte, marciavano in ordine sparso. Il 3 a 3 è giunto dunque inaspettato consegnando tre messaggi sul piano strettamente politico: il consolidamento del rapporto a livello di governo, con un leader rafforzato, Giuseppe Conte; l’assestamento della leadership di Zingaretti...

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Peppino Caldarola

Questo commento di Enrico Fierro è stato pubblicato sul Fatto.

 

È morto Peppino Caldarola. Aveva 74 anni, con lui se ne va un altro pezzo di quel giornalismo italiano nato e cresciuto nel vasto mondo della sinistra. Barese, iniziò la sua carriera nella casa editrice Laterza. Ma erano gli anni 70 del secolo scorso, l’Italia fremeva di idee e la politica richiedeva scelte di vita radicali. Per alcuni anni fu segretario del Pci a Bari, ma ben presto la voglia di scrivere lo portò a Roma. Vicedirettore di Rinascita, il settimanale del partito, poi direttore di Italia Radio, radio di parole e di trasmissioni innovative. Ma è a L’Unità che Caldarola vive i suoi anni migliori. Prima inviato, poi redattore capo, fino alle due direzioni dal 1996 al 1998 e dal ’99 al 2000.

Anno di una chiusura drammatica, che Peppino affrontò condividendo il destino della redazione, cassa integrazione compresa. Chi scrive, in quegli anni era un giornalista de L’Unità e con Peppino ebbe anche discussioni interminabili. Quando un gruppo di noi (quelli che si occupavano di mafie) scoprì che il nostro direttore era amico di Tommaso Buscetta e con lui faceva cene e passava serate, saltammo dalle sedie. Il giorno della morte del “boss dei due mondi” ci spiegò il perché in un editoriale dal titolo “Il mio caro ex nemico”. “Ho perso un amico. L’ho conosciuto tardi. Non gli ho mai fatto un’intervista”. E tanto discutemmo, e ci dividemmo in redazione, per un titolo, “Scusaci principessa”, sulla morte di Lady Diana. “Il senso era chiaro – ricorderà Peppino qualche anno dopo – Lady D. era stata vittima di un assedio mediatico. Successe un casino”. Parlamentare dell’Ulivo nel 2001, riconfermato nel 2006, era un raffinato analista, ultimamente aveva annunciato al sito Strisciarossa ...

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Avremo, come era prevedibile, il taglio dei parlamentari. Il 70 per cento di chi è andato a votare si è pronunciato in questa direzione e, tutto sommato, era scontato. Indipendentemente dalle ragioni del "Sì" e del "No" non è difficile intuire come abbia prevalso la voglia di punire una classe politica sempre più vista come una casta. E fino a qui ci siamo.

Quella che, invece, colpisce, è un'altra cosa. Quasi un italiano su due ha deciso di non votare. Ancora una volta abbiamo la prova, ammesso che ce ne fosse bisogno, che sono loro il primo partito di questo paese. Quindi andrebbero evitati gli inutili trionfalismi, quelli da "riforma epocale", anche perché, in questo caso, c'è un altro problema su cui riflettere.

Gli elettori avevano la possibilità di "punire" i politici mandandone legalmente a casa centinaia. Insomma, una bella motivazione per portare alle urne anch...

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Rossana Rossanda

Proponiamo questo pezzo di Davide Turrini apparso sul Fatto sulla morte di Rossana Rossanda. Donna esemplare, intellettuale rigorosa, possa essere di esempio a tanti giovani e meno giovani di oggi.

 

Addio “ragazza del secolo scorso”. Rossana Rossanda è morta la notte scorsa a Roma. Aveva 96 anni. Lo ha annunciato in un tweet la direttrice de Il Manifesto, quotidiano che Rossanda fondò, 51 anni fa, assieme a Luigi Pintor, Lucio Magri e Valentino Parlato. Figura centrale della coraggiosa e ribelle eresia anti (partito) comunista tra il 1968 e il 1969, che si materializzò in un giornale di “sinistra”, la donna che Togliatti volle responsabile del settore cultura nel PCI nel dopoguerra diventò, nel ribollire della protesta anni ’60-’70, il simbolo dell’emancipazione e dell’autonomia femminile rispetto alle convenzioni sociali e conformiste della politica italiana.

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Monica Paolino e Pasquale Aliberti

Tra i candidati al Consiglio regionale campano ci sono complessivamente, secondo l'Antimafia, 13 "impresentabili". Nelle liste di Stefano Caldoro compare il nome di Monica Paolino, indagata con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Monica Paolino è solo una delle persone coinvolte nell'inchiesta su politica e camorra a Scafati che ha portato, tra le altre cose, anche all'arresto del marito della candidata, l'ex sindaco della città Pasquale Aliberti. Senza contare che per questo motivo il Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata.

In sostanza, stando alle tesi dell'accusa, Aliberti e la moglie avrebbero consapevolmente intercettato voti dei clan. Quando scoppiò lo scandalo, per uno di quei paradossi della vita, la Paolino era presidente della commissione regionale antimafia, incaricò che lasciò. Il seggio, però, sbagliando, se...

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