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Ultimo aggiornamento il 26/06/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/140

Il bosso Morabito

Questo pezzo di Enrico Fierro è stato pubblicato sul "Fatto" di ieri (25/9/2019).

Insieme a tre complici ha scavato un tunnel, poi è saltato sul tetto del carcere prima di raggiungere la strada. E riprendersi, assieme alla libertà, il primato di primula rossa della ‘ndrangheta. È la rocambolesca fuga dal carcere di Montevideo di Rocco Morabito, boss di ‘ndrangheta e broker internazionale della cocaina. Uno smacco per le autorità italiane, che appena due anni fa festeggiavano il suo arresto in Uruguay. Morabito, appartenente alla importante famiglia di Africo, in Calabria, quando venne arrestato, era latitante da 23 anni: è fuggito proprio in prossimità della sua estradizione, decretata dalla Corte d’appello lo scorso 29 marzo, dopo quasi due anni dall’arresto (e dopo che il procuratore Nicola Gratteri si scagliò sul fatto che il rientro in Italia evidentemente “non interessasse a nessuno”).

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è furioso. “È sconcertante e grave che un criminale come Rocco Morabito sia riuscito a fuggire da una galera dell’Uruguay, mentre era in attesa di essere estradato in Italia. Mi prendo due impegni. Primo: fare piena luce sulle modalità dell’evasione, chiedendo spiegazioni immediate al governo di Montevideo. Secondo: continueremo a dare la caccia a Morabito, ovunque sia, per sbatterlo in galera come merita”.

Conosciuto anche col soprannome di “Tamunga”, Morabito è abituato a muoversi in Sudamerica, realtà dove gode di importanti protezioni non solo criminali. I soldi non gli mancano. Quando lo arrestarono nel 2017 in un lussuoso hotel di Punta de Este, gli trovarono, oltre a una villa con piscina e 13 cellulari, 12 carte di credito, 4 libretti di assegni, 1 libretto con azioni al portatore per un valore di 100mila do...

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Questo articolo è apparso su "Avvenire.it".

È il nono giorno della Sea Watch lasciata alla deriva al confine delle acque territoriali. Ma oggi è anche il giorno nel quale il vicepremier Matteo Salvini con una lettera al presidente del Consiglio ribadisce la presunta e tanto sbandierata linea dura sui porti chiusi, chiedendo che siano i Paesi Bassi - poiché la Sea Watch ha bandiera olandese - a farsi carico dello sbarco delle 43 persone ancora a bordo della nave della Ong. Ed è il giorno in cui il Tribunale di Catania dispone l'archiviazione per Salvini, Conte, Di Maio e Toninelli riguardo all'ipotesi di reato di sequestro di persona sulla nave Sea Watch, con riferimento ai fatti dal 24 al 30 gennaio.

È, infine, il giorno in cui a Lampedusa possono approdare 81 altre persone. Mentre le 43 a bordo della Sea Watch, no: loro restano in mare. Nonostante l'ennesimo richiamo ...

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Renzo Arbore

Pubblichiamo un pezzo di Enrico Fierro apparso sul "Fatto" di ieri (17/giugno/2019).

Caro Coen, oggi ti voglio parlare di un miracolo. Il miracolo di Renzo (ovviamente Arbore) e della canzone napoletana. In breve, succede che nella tv vomitante Mark Caltagirone, cuori infranti e casi umani disperati, arrivi lui, il Maestro, alla chetichella come sempre, su un canale di nicchia della Rai, il 5, e puntualmente sbanchi. 2,1% di share, ascolti superiori di quattro volte quelli medi della rete. Uno studio con i colori del mare, pubblico, un attore della intramontabile scuola eduardiana come Maurizio Casagrande, l’Orchestra italiana e una carrellata di canzoni napoletane. Titolo della trasmissione, “L’arte do sole”, una espressione antica che celebra l’arte dell’ozio, anche “creativo”, come direbbe il sociologo partenopeo Domenico De Masi. Canzoni, ritmi, suggestioni e melodie nate sotto il Vesuvio, che Arbore in 28 anni di Orchestra italiana ha portato in tutto il mondo, da New York a Sidney, fino a Pechino. Un accurato montaggio ci mostra “Torna a Surriento” cantata a Milano e nella Grande Mela, a Piazza Plebiscito e in una square australiana e sempre con lo stesso entusiasmo del pubblico. Casagrande legge il testo della canzone (composta da Ernesto e Giambattista De Curtis nel 1902 in onore, vuole la leggenda, del Presidente del Consiglio Zanardelli in visita alla città), ed è poesia. E “Luna Rossa” (“vache distrattamente abbandunato… man inta sacc e bavaro aizat”) gustata dai cinesi in piedi a spellarsi le mani. Arbore l’ha portata nel mondo, ma prima di lui l’hanno cantata Sinatra, Tony Martin, Josephin Baker, Caetano Veloso. E pensare che l’autore delle musiche (il testo è di Vincenzo De Crescenzo), Antonio Viscone in arte Vian, non conosceva la musica. Le su...

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Enrico Fierro

Questo pezzo di Enrico Fierro è stato pubblicato su "il Fatto.it".

In questo Paese ormai è severamente vietato sognare una società nuova. Chi lo fa sbaglia e verrà prontamente bacchettato dai maestrini di turno sempre pronti ad insegnare come va e come deve andare il mondo. Quindi le donne e gli uomini, giovani e anziani, che martedì 11 giugno sono andati a Locri per stare vicini a Mimmo Lucano nel giorno della prima udienza del processo che lo vede coinvolto, sono dei poveri illusi. Rappresentanti di quella sinistra radical (con chic o senza) destinata per sempre a perdersi. Hanno bisogno di “feticci”, “santini” cui aggrapparsi, dicono con sprezzante sapienza i maestrini. E li bollano così, come dei poveri fessi, senza alcun rispetto per i loro pensieri, le emozioni, i sentimenti, le scelte di vita.

E senza alcun rispetto per l’uomo Mimmo Lucano, per la sua vicenda um...

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Enrico Berlinguer

Pubblichiamo l'intervento che Enrico Berlinguer tenne a Mosca in occasione delle celebrazioni per i sessant'anni della rivoluzione. Era il 3 novembre del 1977. Sono già evidenti i passaggi in cui l'allora segretario del Pci rivendicava l'autonomia da Mosca.

"Cari compagni, rivolgo a tutti voi il saluto fraterno del Pci. Con legittima fierezza - come ha detto il compagno Breznev - i comunisti e i popoli dell'Unione Sovietica festeggiano i 60 anni della vittoria della Rivoluzione socialista d'ottobre, anni di un cammino tormentato e difficile, ma ricco di conquiste nello sviluppo economico pianificato, nella giustizia sociale e nell'elevazione culturale; un cammino nel quale grandeggiano il vostro contributo determinante con il sacrificio di milioni e milioni di vite umane, alla vittoria sulla barbarie nazifascista e la vostra costante opera per difendere la pace mondiale. 

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Giuseppe Canfora

Se chiedete a qualcuno cosa pensa del candidato sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, uomo forte del Pd, vi sentirete rispondere, quasi all'unisono, "è una bravissima persona. Come medico, poi, è il top". E sono sicuramente soddisfazioni per Peppino, non ci sono dubbi. Quando, però, si passa sul piano politico le cose diventano un attimo meno lineari.

L'uomo è di specchiata onestà, non ci sono dubbi. Inoltre è un devoto. Le sue fortune sono legate alla fedeltà eterna giurata a San Vincenzo De Luca. Dopo una prima esperienza da sindaco è stato anche presidente della Provincia con alterne fortune. Certo, a Palazzo Sant'Agostino non c'erano soldi, ma l'attività politica è anche creatività, improvvisazione.

Il nostro assomiglia spesso ai soldatini di piombo. Può lasciarli in un posto e, dopo vent'anni, li trovi sempre lì. Non hanno fatto né un passo indietro né uno in avanti...

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