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Ultimo aggiornamento il 26/02/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/439

Non voleva essere un'eroina, ma solo una giornalista e ha pagato con la vita il suo impegno. Oggi siamo a una svolta nelle indagini per l'omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia.

 

Sperava di ottenere la grazia confessando e collaborando con la giustizia. Invece, per ora, Vince Muscat è stato condannato a 15 anni di carcere. Si è dichiarato colpevole dell’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia fatta saltare in aria con una bomba piazzata sotto la macchina parcheggiata fuori casa il 16 ottobre del 2017. I tre sicari hanno attivato l’ordigno con un semplice sms “Rel1 = on” e dopo trenta secondi il tritolo ha fatto il resto. Una volta sentito il boato dell’esplosione, i figli di Daphne Caruana Galizia avevano già capito di cosa si trattasse. La loro madre da anni veniva attaccata da personaggi politici, avvocati e noti imprenditori dell’Isola per via delle sue inchieste su presunti conti offshore e tangenti ottenute dai membri del governo laburista. Querele temerarie e discorsi d’odio erano all’ordine del giorno per la giornalista maltese, una delle poche che aveva coraggio di firmare le sue inchieste con nome e cognome. Per l’omicidio sono stati arrestati nel dicembre del 2017 Vince Muscat e i fratelli George e Alfred Degiorgio. Nessuno di loro ha mai confessato fino a quando Vince Muscat ha deciso di dichiararsi colpevole dissociandosi dai due presunti complici. 

LE DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE 

Nelle ultime settimane Muscat aveva deciso di collaborare con la giustizia per aggiungere ulteriori tasselli all’intricata e lenta indagine che ora punta a scoprire i mandanti dell’omicidio. Le sue recenti dichiarazioni hanno portato all’arresto di tre persone incriminate di aver fornito l’esplosivo ai kil...

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La morte dell'ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovazzi ci fanno riscoprire drammaticamente come il problema africano sia anche il nostro problema. Ecco un punto della situazione in un reportage di Stefano Citati apparso sul Fatto.

 

A Goma c’è il lago, ci sono le milizie, c’è il coltan che ognuno di noi porta con sé nei propri cellulari, ci sono i gorilla silverback del parco Virunga, ci sono i vulcani, ci sono i signori della guerra e c’è, quotidiana, la morte. La morte portata dai guerriglieri che combattono da decenni senza quartiere e senza timori nemmeno per la più grande, costosa e fallimentare missione della storia dell’Onu. Qui, il catalogo delle piaghe a uso mediatico dell’Africa è completo: ci sono le razzie di cibo, ci sono gli stupri come arma di guerra, l’arruolamento di bambini come soldati (si chiamano kadoga) e il premio Nobel per la Pace nel ...

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Mohammad Mirahmadi aveva un sogno, portare la famiglia a Glasgow, regalare a sua moglie e ai figli la libertà, costruire con loro un pezzo di futuro degno di essere vissuto. Mahammad Zana non ne poteva più delle violenze dei pasdaran che in Iran sono padroni della vita e della morte di tutti. Studiava psicologia all’Università. Anche Kamaran Brwa sognava l’Europa, insieme a Zrar Sarda, a Omar Fatah Nazwad, e ad altri 35 profughi sbarcati la sera del 20 settembre di due anni fa a Brancaleone, sulle coste della Calabria. 

Tutti erano finiti nelle mani di una organizzazione di trafficanti di uomini potentissima. Una piovra che estende i suoi tentacoli dall’Ucraina alla Georgia, che ha riferimenti, agenzie di viaggio e banche clandestine per lo spostamento di capitali in Iraq e Iran, punti di addestramento per gli scafisti, e una centrale in Turchia, nel cuore di Istanbul. Nomi, cognomi, riferimenti, scoperti da un accurato lavoro di indagine della Squadra mobile di Reggio Calabria coordinata dal pm Sara Amerio che illuminano in modo preciso la rete del traffico della disperazione. Tutto inizia la sera del 20 settembre di due anni fa, quando viene avvistato un veliero nelle acque di Brancaleone. Il mare è agitato, la barca è alla deriva. A bordo 34 uomini, 3 donne e altrettanti bambini. Al timone non c’è nessuno, perché i due scafisti sono fuggiti su un gommone. Con loro hanno trascinato Mohammad Mirahmadi e gli hanno dato un ordine preciso: «Torna al veliero e porta gli altri a terra». Mohammad ha paura, il mare è agitato e lui non ha mai visto barche e gommoni. Disperato si lancia sulla strada, vede un distributore, non sa una parola di italiano ma si fa capire. 

IL SALVATAGGIO

Chiede soccorso e i soccorsi arrivano. I suoi compagni di sventura v...

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Raffaele Cutolo

Raffaele Cutolo e l'Agro nocerino. Il boss è morto, ma non bisogna smarrire i ricordi della sua influenza e delle sua azioni sul territorio. Subito dopo il sisma del 1980 il Comune di Nocera Inferiore deve assegnare i lavori per la costruzione dei prefabbricati pesanti al Vescovado destinati ai terremotati. Vince una ditta veneta e per le strade della città si vede spesso, in quei giorni, girare l'auto blindata di Alfonso Rosanova, abatese, banchiere di Cutolo, ammazzato qualche anno dopo all'ospedale "Da Procida" di Salerno. Quei casermoni sono ancora lì e testimoniano l'incapacità delle classe dirigenti che negli anni a seguire hanno guidato la città.

Prima ancora c'era stato l'omicidio di Marcello Torre, all'epoca sindaco di Pagani. Cutolo ha avuto l'ergastolo come uno degli esecutori materiali, Francesco Petrosino. Da pentito quest'ultimo racconta che con lui c'erano anche...

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Gino Strada, Alex Zanotelli, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Luciana Castellina, Nando Dalla Chiesa, Vauro, Mimmo Lucano. Sono le firme più autorevoli a sostegno della petizione del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua contro la quotazione in borsa dell’acqua. I sostenitori hanno superato quota 11mila. Tra gli altri firmatari ci sono Lella Costa, don Virginio Colmegna, Eugenio Finardi, Michele Serra, Bruno Gambarotta, Lidia Ravera, Vittorio Agnoletto, Carlo Freccero, il saggista teorico della decrescita Maurizio Pallante, l’ambientalista Emilio Molinari, l’economista ecologista Guido Viale, il presidente di Medicina Democratica Marco Caldiroli, il docente dell’università di Padova Gianni Tamino, Piero Basso di Costituzione Beni Comuni e Daniela Padoan dell’Associazione Laudato si’.

L’appello è partito dopo che a dicembre l’acqua è stata quotata in Borsa dalla Cme Group, una so...

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Antonio Bassolino

L’annuncio arriva con un post in tarda mattinata: Antonio Bassolino si candida a sindaco di Napoli. “Fare il Sindaco è stata l’esperienza più importante della mia vita e sento il dovere di mettermi al servizio della città: con la passione di sempre e con la testa rivolta in avanti. Napoli prima di tutto, prima di ogni interesse di parte”, scrive l’ex primo cittadino ed ex governatore della Campania. “Siamo dentro una crisi senza precedenti. Si apre una fase nuova per il Paese e a Napoli serve una svolta, in primo luogo sul piano economico-sociale e civile. È difficile ma è possibile, con l’impegno di tutti: quando vogliamo e si crea il giusto clima di collaborazione sappiamo fare come e meglio di altri”. “È dunque fondamentale – conclude Bassolino – chiamare a raccolta le forze migliori e valorizzare le energie giovani: è nelle loro mani il nostro futuro”.

Sindaco dal 1993 al ...

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