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Ultimo aggiornamento il 14/04/2024

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/820

Giorgia Meloni

L'ultimo episodio risale, di fatto, a poche ore fa. Oliviero Toscani ha definito Giorgia Meloni "brutta, ritardata e volgare". Ma il campionario della cafonaggine istituzionale e non è da brividi. Il ministro Salvini consiglia a uno dei migliori magistrati italiani, Armando Spataro, di andare in pensione. Il capo della procura torinese ha la colpa di avere fatto notare al ministro che non si può parlare di un blitz antimafia quando è ancora in corso. E a proposito del leghista sempre il nostro Toscani lo ha definito un "imbecille totale".

Non c'è rispetto per le persone, non c'è rispetto per i ruoli pubblici. E così il governatore De Luca pensa che Salvini, dopo la rottura con la Isoardi, possa fidanzarsi con Rosy Bindi, una donna "narcotizzante". A tutti capita di perdere le staffe e i social amplificano questa ondata di maleducazione. E' accaduto anche a me e ne faccio ammenda. Stiamo perdendo il senso della misura confondendo gli sfottò con le offese.

Inoltre, e la cosa diventa ancora più odiosa, spesso si incontra una volgarità sessista. Non è bello sentire Di Battista chiamare "verginella" Massimo Giannini durante un dibattito televisivo. Gli esempi sono tanti. Credo che tutto ciò accada perché il paese è in piena decadenza culturale e civile. Non sapendo argomentare offendiamo e, quando ci rispondono urlando, alziamo ancora di più la voce. Una cosa penosa. E non mi conforta il fatto che all'estero non stanno messi tanto meglio di noi.

 

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Fateci caso, tranne qualche rarissima eccezione, di droga non parla più nessuno. Eppure il narcotraffico non è un problema, è il problema. Dovrebbe avere tutti i requisiti per essere sempre al centro dell'attenzione. Poche industrie al mondo fatturano come il mercato delle droghe. Poche industrie al mondo, in tutto il mondo, danno lavoro come il mercato delle droghe. Poche questioni nell'universo sono talmente trasversali come la droga.

Il problema è di tutti. I ricchi lo nascondono in casa o in qualche costosissima clinica all'estero. I disgraziati si sbattono una giornata intera e, alla fine, crepano nell'indifferenza generale. C'è un pensiero dominante: chi si droga fa una scelta, conosce i rischi e, in fondo, se ci resta sono cazzi suoi.

Non è vero, sono cazzi di tutti. Quando scopri, magari casualmente, che tuo figlio sniffa sei entrato nel sistema, c'è poco da fa...

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Faccio il giornalista e amo il mio lavoro. Sono su piazza da oltre un trentennio e il mio primo stipendio vero (articolo 2 alla Città di Salerno, un milione e cento al mese) l'ho visto alla veneranda età di 35 anni. Prima i soldi erano solo un optional. Faccio il cronista in un giornale locale. I "giornaloni" non so nemmeno come sono fatti. Sono un deschista che da oltre vent'anni ha il privilegio di formare giornalisti. Almeno ci provo.

Alcuni di questi ragazzi, bravissimi, hanno dovuto cambiare mestiere. Altri hanno scelto, o sono stati costretti a scegliere, altre strade. Qualcuno si è sistemato, meritatamente e senza raccomandazioni. Sono fiero di questo. Non mi infilo nei dibattiti infidi e inutili sulla libertà di stampa e altri cazzeggi. Francamente me ne frego.

Continuo a pensare che un giornalista debba essere onesto e riconoscere i suoi errori. Mi riguarda anche poco la polemica con il M5S. Sono abituato, per un fatto culturale, a interloquire con persone competenti e tolleranti. Non accetto lezioni da ragazzini arroganti. Un ordine professionale che avesse un senso che da tempo non ha, purtroppo, dovrebbe sanzionare chi, in modo proditorio, infanga l'onorabilità di un essere umano. Una legge seria sul conflitto di interessi eviterebbe concentrazioni pericolose e avvilenti visto che, alla fine, i giornali sembrano tutti uguali.

Noi cronisti di periferia siamo da lontani da Roma, fortunatamente direi. Dobbiamo affondare le mani nella merda tutti i santi giorni e ho sempre pensato che qualche schizzo ti resta per forza addosso. Siamo in tantissimi, però: puliti, corretti, seri. E, aggiungo io, anche felici. Facciamo il mestiere che abbiamo scelto. Insomma, puttane ma contenti.

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Da sinistra Toninelli e Di Maio

Non scherzo: una volta ho votato il M5S. Nella fase iniziale fui colpito da questo movimento che nasceva dal basso, parlava con la gente per strada, alzava gazebo dove c'era un po' di spazio libero. Di fronte a una sinistra già in fase di avanzata imbalsamazione i grillini erano un elemento di oggettiva novità.

Certo, dovevi sorbirti le idiozie di Grillo e un rigido regolamento interno che, con il passare del tempo, ha incancrenito sempre di più i rapporti con gli organi di informazione. Inoltre, almeno a me, certe battaglie mi sembravano oggettivamente patrimonio anche della sinistra: garantire un reddito dignitoso a chi non ha lavoro, l'acqua pubblica, una considerazione sempre critica rispetto alle grandi opere, quel vincolo di mandato che significava non fare i politici a vita e tanto altro.

Poi qualcosa si è rotto. Avevo sempre avuto forti perplessità sui meccanis...

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Matteo Renzi

Mafia e camorra? La colpa è di Renzi. Cadono i ponti e i fiumi straripano? La colpa è di Renzi, anche se si continuano a varare condoni e Salvini, sì proprio lui, votò il Salva Benetton. La corruzione? Colpa di Renzi, anche se la Lega ha rubato quasi 50 milioni di euro di rimborsi elettorali. Pagherà a rate. Gli stupri fatti da stranieri? La colpa è di Renzi.

L'elenco potrebbe continuare all'infinito. Non ho alcuna nostalgia dell'Italia renziana, ma, da un punto di vista anche statistico, non può essere sempre colpa di chi c'era prima. E' impossibile, scientificamente impossibile. Ma veniamo ai nostri giovani eroi. E' colpa di Renzi se non si leggono le carte e alla fine scopri che non puoi bloccare il gasdotto perché ti costerebbe una barca di soldi? E' colpa di Renzi se prometti parchi e verde, ma poi firmi con gli indiani l'accordo sull'Ilva? E' colpa di Renzi se hai un min...

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Paolo Borrometi

Devo confessare che per me Paolo Borrometi era, fino a qualche settimana fa, poco più di un nome. Sapevo che era un giornalista minacciato dalla mafia, da anni sotto scorta. Poi il Corsera ha fatto una operazione meritoria. Per le edizioni Solferino ha pubblicato un suo libro, "Un morto ogni tanto". E' un po' il sunto della sua vita, sotto tanti aspetti incredibile.

Borrometi ha iniziato denunciando la mafia dove non sparava, in quella Sicilia orientale da sempre considerata una sorta di isola felice. Ed è questo il problema. Quando ti occupi di Palermo, come di Napoli d'altronde, devi raccontare guerre e morti. Prendi atto di una situazione e la descrivi. Quando hai un capo intelligente, poi, cerchi anche di interpretarla.

I problemi iniziano quando, come ha fatto Paolo, parli di Ragusa, della sua ricchezza mafiosa e inizi a fare nomi e cognomi, senza sconti. Una sfid...

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