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Ultimo aggiornamento il 14/04/2024

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/820

Per chi pensasse ancora di vivere in un paese moderno: permettetemi di darvi un modesto contributo tratto dalla mia vita quotidiana. Alcuni giorni fa torno a casa e trovo il portiere allarmato. Mi guarda con preoccupazione. C'è una raccomandata dell'Agenzia delle Entrate, bella pesante. Panico.

Salgo a casa e avviso la nostra collaboratrice domestica di non dire nulla a mia madre. Ha 85 anni e potrebbe avere uno choc. Tengo la raccomandata tra due dita, manco contenesse antrace, e decido di non aprirla. Chiamo mio fratello che fa l'avvocato, lo avviso e gli chiedo di venire a casa. Morto mio padre, d'altronde, la missiva è indirizzata a lui. Per telefono inizia a fare le ipotesi più drammatiche. Insomma, potremmo ritrovarci sotto un ponte per il resto della vita.

Comunque arriva e apriamo il plico. Una decina di pagine, sottolineo dieci, per dirci che mio padre, in relazione alla dichiarazione dei redditi del 2014, aveva diritto a un rimborso. A quanto ammonta? Diciassette euro. Dopo aver tirato un sospiro di sollievo provo a fare due conti. Questi signori hanno speso soldi per raccomandata, carta e ricerche informatiche per ridarci qualche euro. Senza contare i danni collaterali legati a eventuali contraccolpi psicologici personali e familiari. Che volete farci, è l'Italia ragazzi.

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A volte ci fermiamo chiedendoci cosa siamo diventati. Siamo sempre stati così o, improvvisamente, questo paese ha perso la bussola? Cacciamo lo straniero, discriminiamo i suoi figli, abbattiamo il nemico di turno a colpi di ordinanze di custodia cautelare, difendiamo gli evasori, ignoriamo una grande criminalità che ci strangola e non la percepiamo in tutta la sua pericolosità solo perché non spara più.

Affidiamo il governo a un ragazzino presuntuoso e a un fascista dichiarato. Sputiamo in faccia all'Europa pur avendo un sistema economico disastrato e disastroso. Varano un condono, come hanno fatto tutti, e hanno anche la faccia tosta di chiamarlo "pace fiscale". Minacciano di togliere le scorte a persone minacciate dalle mafie e vogliono imporre una legge sulla legittima difesa che è solo una vergogna. Si affacciano ai balconi senza pudore. Vanno nelle piazze per rivendicare ...

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Luigi Di Maio

Luigi Di Maio non è mai riuscito a laurearsi. Non ha mai lavorato un giorno in vita sua, ma fa il ministro del Lavoro. In più spara minchiate e minaccia. Ha iniziato con l'Unione Europea dicendo che, alle prossime elezioni, le attuali maggioranze saranno spazzate via. Fino a ora, in realtà, lui e la parte peggiore del M5S sono solo riusciti a far quasi raddoppiare i consensi della Lega rispetto alle ultime elezioni. Inoltre i grillini sono in flessione.

Se, poi, qualche parlamentare del M5S esprime perplessità sul pacchetto sicurezza di Salvini ricorda a tutti che va votato e basta. Sui giornali, però, ieri ha superato se stesso. La tesi è questa: i giornali non vendono più perché scrivono fesserie. E' un ciuccio al quadrato. In realtà la crisi della carta stampata parte da lontano ed è legata, principalmente, alla diffusione del digitale. Senza contare che è un problema del mondo intero. Anche i più autorevoli quotidiani americani ne hanno sofferto e ne soffrono.

Poi se l'è presa con il "gruppo l'Espresso" che, da due anni, si chiama Gedi anche se lui lo ignora. E parla della crisi dell'Espresso. Ciuccio ancora di più. I settimanali sono in crisi da anni tanto che oggi la testata esce in abbinata con Repubblica la domenica. In realtà quello che spaventa Di Maio e i suoi sodali sono i tre milioni di visitatori, chiamiamoli così solo per comodità, che vanno sulle piattaforme digitali, sui siti. Sono loro il bersaglio insieme, naturalmente, alle televisioni di Berlusconi.

Il somaro, qualche giorno fa, si è anche tradito. Ha detto che Salvini non dovrà mai chiedergli trattamenti di favore per Berlusconi. Deve aver capito che quel via libera di Forza Italia a Foa per la presidenza della Rai non deve essere stato un regalo di Natale anticipato.

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Marco Travaglio

Rispondendo a un mio post ironico sul reddito di cittadinanza un attivista grillino ha sostenuto che l'unico giornalista che dice la verità è Marco Travaglio. Il problema è serio e, naturalmente, in questa storia Travaglio non c'entra. E' bravissimo, promuove con intelligenza i suoi prodotti, fa un giornale oggettivamente molto interessante e diverso dagli altri.

Permettetemi, però, di ricordare i tanti colleghi bravi che non vanno e mai andranno in televisione. Sono cronisti, umili, fanno il loro lavoro con coscienza e sacrificio. Non faranno grandi scoop, ma garantiscono quell'informazione quotidiana, dal taccuino al pezzo di giudiziaria, di cui si nutre una comunità. Sono obbiettivi e giudicano una classe amministrativa per quello che fa.

Sono persone perbene, che, detto per inciso, sanno quanto guadagnano (Travaglio, una volta, incalzato da Gasparri, disse di non r...

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Il caso di Mimmo Lucano, il sindaco di Riace arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, pone un problema serissimo che prescinde anche dal caso specifico: è giusto disobbedire a una legge che si ritiene ingiusta? Istintivamente la risposta è no, non si può, altrimenti ognuno potrebbe fare quello che vuole.

La protesta non violenta, però, la disobbedienza civile di fronte a normative liberticide è una cosa diversa. Certo, il confine è assai labile, di difficile individuazione. Nel nostro Paese, e questa è storia, tante battaglie sono state vinte, tante questioni sono state poste da chi è partito dalla considerazione che alcune leggi andavano cambiate.

Il pensiero va subito, naturalmente, ai radicali. Grazie a loro abbiamo il divorzio, una normativa corretta sull'aborto e, sempre grazie a loro, oggi è possibile parlare di abolizione del finanziamento pu...

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Sono un editore. Quando ci penso sorrido, ma è così. Alcuni anni fa fondai Saleincorpo e, successivamente, ne affidai la direzione ad Alfonso Tramontano Guerritore. Questo sito nasceva con dei principi che ha sempre rispettato: 1) Non accettare pubblicità istituzionale; 2) Controllare in modo rigido l'eventuale provenienza della pubblicità commerciale; 3) Garantire spazio a chiunque volesse esprimere le sue opinioni; 3) Retribuire chi dava un contributo (ed è sempre successo): 4) Trovare forme di finanziamento puntando su una sorta di "azionariato diffuso" per evitare condizionamenti.

In sede di bilancio possiamo dirci soddisfatti. La cosa che ci inorgoglisce di più è la totale differenza con gli altri prodotti presenti sul mercato. Inoltre ci sono decine di migliaia di visualizzazioni che sono la misura di un successo. L'apparente "disordine" degli argomenti trattati, passand...

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