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Ultimo aggiornamento il 16/07/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Non si può dire che a Scafati siano partiti proprio con il piede giusto dopo le ultime elezioni. Il più votato tra i consiglieri comunali, Alfonso Di Massa, è indagato. Di Massa (Fdi) è anche presidente dell'assise. In soldoni, avrebbe pagato un faccendiere per fare assumere sua nipote nei carabinieri. Un giochetto da diecimila euro, come si evince dalla intercettazioni.

In questa storia ci sono fatti di una gravità inaudita. In primis il neo sindaco, Cristoforo Salvati, non era stato messo a conoscenza dell'inchiesta da parte del diretto interessato. Inoltre la città tornava alle urne dopo il secondo scioglimento del consesso per camorra. Come se non bastasse, infine, c'era stata una campagna elettorale al veleno dopo gli anni delle inchieste che avevano portato agli arresti dell'ex sindaco Aliberti e di alcuni componenti della sua cricca.

Ecco perché, al di là della gravità delle accuse mosse a Di Massa, per la città è stato un trauma. L'indagato, almeno fino al momento in cui scriviamo, non ha rilasciato dichiarazioni, ma chi lo conosce bene sostiene che difficilmente mollerà. Se è vero sarebbe un clamoroso errore.

Scafati ha bisogno di legalità e normalità. Qui non ci sono margini di discussione: Di Massa deve lasciare la presidenza e dimettersi da consigliere comunale. Subito.