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Ultimo aggiornamento il 25/02/2024

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/816

La vicenda della Gori a Roccapiemonte viene sempre commentata, anche dalla stampa, con molta approssimazione. Il servizio idrico non è mai stato privato. Di conseguenza l'acqua rimane un bene pubblico e i Comuni detengono per legge la maggioranza in una società che affida al partner privato solo la gestione. Questo significa che i Comuni, attraverso i sindaci o loro delegati, determinano le tariffe, gli investimenti quando in Assemblea approvano i bilanci ecc.ecc.  

Se si fanno dirigere dal partner privato non svolgono bene il loro ruolo. La legge Galli del 1994, contro la quale mi espressi in tutte le sedi,perdendo una battaglia politica che comunque rifarei, regola su direttive europee la questione idrica e del resto tutte le reti sono oggi sottoposte, per una scelta a mio avviso discutibile, al regime della concorrenza. Per questo la battaglia di Roccapiemonte era persa in partenza, e per colpa del populismo demagogico ha fatto e farà pagare a tutti i cittadini un prezzo elevatissimo che gravera' sui bilanci dei prossimi anni, oltre ad aver provocato enormi danni per i disservizi evidenti. Purtroppo il sindaco Pagano, cui va la mia solidarietà,  si è trovato ultimo col cerino acceso fra le mani per una vicenda che dura da quasi 30 anni. La solidarietà mia e di tutta l'associazione FUTUR 🌻AMA, che si sta battendo sin dalla sua costituzione su questo fronte, ai cittadini di Roccapiemonte.

FUTUR 🌻AMA continuerà a battersi sul fronte modifica o abolizione legge Galli. Unica vera possibilità di modifica della attuale situazione. I sindaci intanto usino le loro prerogative all'interno della Gori

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Sul conflitto mediorientale siamo stanchi di leggere commenti da curva sud e le castronerie sui social. Per questo Saleincorpo ha deciso di pubblicare l'editoriale di Marco Travaglio apparso oggi sul Fatto. Un'analisi intelligente ed equilibrata che dovrebbe far riflettere.

 

Chi ama Israele perché è l’unica democrazia del Medio Oriente, per quanto sfigurata da 16 anni di governi Netanyahu (salvo brevi intervalli), dovrebbe leggere i suoi principali quotidiani e prendere esempio. Da quelli conservatori a quelli progressisti, dal Jerusalem Post ad Haaretz al Time of Israel, sono unanimi nel puntare il dito sull’unico vero responsabile politico della débâcle che ha regalato ad Hamas una vittoria insperata quanto inedita: “Bibi”, il premier più corrotto e più incapace, ma anche più longevo della storia dello Stato ebraico. Il “Mister Security” che non ha saputo garantire ...

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Se Giorgia Meloni si vanta di essere “underdog” e popolare, colui che l’ha lanciata verso la formazione di un nuovo partito (“perché dovevamo saltare una generazione”), e cioè Ignazio La Russa, ha invece una storia che s’intreccia con i grandi giri della finanza e del potere tra gli anni Cinquanta e Settanta in Italia. La ricostruisce per la tv un’inchiesta di Report che andrà in onda stasera su Raitre. La saga inizia a Paternò, in Sicilia, dove lo zio, Rosario La Russa, fu nominato dal regime fascista podestà e il padre, Antonino La Russa, fu segretario del partito fascista. Era di Paternò anche Michelangelo Virgillito, il discusso finanziere che fu protagonista a Milano delle prime scorrerie finanziarie in Borsa. Secondo la ricostruzione di Report, Virgillito, arrivato a Milano da Paternò negli anni Venti con le scarpe bucate e senza una lira, passa dal commercio di ferro vecchio alla finanza facendo da prestanome a un ricco ebreo che dopo le leggi razziali del 1938 non può intestarsi aziende e immobili e poi scompare in un campo di sterminio.

Così Virgillito si trova a essere il padrone di un impero, dopo aver scalato il gruppo Liquigas, con metodi spregiudicati e con l’aiuto di un altro siciliano, Michele Sindona, piduista e banchiere di Cosa nostra, che gestiva le operazioni finanziarie, organizzava le scalate e gestiva i meccanismi di raccolta dei fondi.

Nel 1956, Virgillito chiede aiuto al compaesano Antonino La Russa, che si trasferisce a Milano insieme ai figli Ignazio, Vincenzo e Romano, per gestire le società. Diventa vicepresidente della Liquigas, la cassaforte dell’impero. A metà degli anni Sessanta, Virgillito è costretto a ritirarsi travolto dai debiti. Comincia una complicata partita di cui Antonino La Russa è una sorta di informale no...

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Sempre peggio. Da tempo le famiglie italiane comprano meno e spendono di più. I prezzi salgono, i salari no. L’ultimo dato a confermare questa discesa del potere d’acquisto è quello sulle vendite al dettaglio di agosto, diffuso oggi dall’Istat. La spesa è salita del 2,4% rispetto all’anno prima ma la quantità di prodotti acquistati è scesa del 4,1%. Il confronto è sconfortante anche rispetto al precedente meso di luglio: – 0,4% in valore e – 0,5% in quantità. L’aumento della spesa su base annua è dovuto solo agli acquisti alimentari che crescono del 5,6% in valore e diminuiscono del 4,1% in volume, mentre quelle dei beni non alimentari registrano una variazione negativa sia in valore (-0,3%) sia in volume (-4,2%).

Diversi studi hanno messo in luce come mentre le aziende hanno pienamente recuperato l’effetto dell’inflazione alzando i listini, i consumatori non lo hanno fatto qu...

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Avevano chiesto al governo 4 miliardi in più. Si ritrovano con due miliardi in meno. Taglio che – se la prossima manovra di bilancio confermerà la Nadef, nota di aggiornamento al Def – potrebbe essere il colpo di grazia per la disastrata sanità pubblica. E su questo i governatori sono tutti d’accordo, anche se con sfumature diverse. Dal leghista Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia, presidente della Conferenza delle Regioni) a Stefano Bonaccini, Pd, ai vertici dell’Emilia-Romagna.

“È il momento di fare scelte coraggiose, le risorse sono limitate, né Regioni e Comuni possono fare una lista della spesa infinita – dice Fedriga -. Anche noi dobbiamo fare proposte serie, in particolare per la sanità, io penso che non saranno sufficienti le risorse per risolvere i problemi che oggi ha”. Fedriga ha parlato ieri ai microfoni di In Mezz’ora, su Rai 3. Proprio come Bonaccini. “Su...

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Vittorio Agnoletto

Il tempo a nostra disposizione non è molto. Il Servizio Sanitario sta per crollare definitivamente ed in alcune zone d’Italia è già praticamente scomparso. Difendere la Costituzione in questo momento vuol dire soprattutto rivendicare il diritto alla salute come valore universale, oltre che ovviamente il reddito e il lavoro; per questa ragione molte delle associazioni che si occupano di sanità hanno aderito alla manifestazione “La via maestra. Insieme per la Costituzione” il prossimo 7 ottobre a Roma. La punta avanzata del business sulla sanità è la Lombardia dove dal 1996, con l’insediamento di Formigoni, si è sviluppata una selvaggia occupazione di spazi da parte della sanità privata che ha invaso completamente il SSN fino ad arrivare alla più recente legge, approvata durante la pandemia, che ha inserito l’ “equivalenza”, nel Servizio Sanitario Regionale tra strutture pubbliche e pri...

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