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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/681

Sabrina Quaresima

Una nota dell’Ufficio scolastico regionale diffusa ieri informa che l’ispezione da esso avviata “a tutela di tutta la comunità scolastica e per verificare le segnalazioni alle quali la stampa nazionale ha dato ampio risalto […] non ha accertato violazioni del codice disciplinare, per cui questo Ufficio non avvierà procedimenti né adotterà provvedimenti disciplinari”. Insomma, non solo la vicenda della Preside del Liceo Montale Sabrina Quaresima e della sua presunta love story con uno studente maggiorenne non aveva alcuna rilevanza penale ma, si apprende ora, non aveva neppure alcuna rilevanza disciplinare.

Non solo, dunque, la Preside, anche ammesso che la relazione con lo studente che le è stata imputata sia mai esistita, non ha violato – e questo già lo sapevamo – alcuna norma di legge; ma non ha commesso neppure alcuna violazione disciplinare. Eppure la sua vita è stata massacrata, la sua privacy travolta, il suo privato – vero o presunto che fosse – reso pubblico. E niente e nessuno, purtroppo, domani potrà restituirle ciò che ha perso, ciò che le è stato sottratto, ciò che le è stato violentemente rubato con l’alibi del diritto di cronaca e del diritto di fare informazione.

Davvero era indispensabile sbattere in prima pagina le trascrizioni di messaggi audio che forse – perché nessuno sa e forse nessuno saprà mai quale sia la verità – una signora si è scambiata con un ragazzo maggiorenne in un contesto privo di qualsiasi rilevanza penale e disciplinare? Davvero è stato giusto così? Davvero si può continuare a promuovere la celebrazione nella dimensione mediatica di processi basati su dati e informazioni nati per restare privati, segreti, confidenziali tra persone adulte e maggiorenni?

Forse la vicenda del Liceo Montale e il dramma dei dir...

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Storicamente ogni guerra comporta un esodo e le categorie più penalizzate sono donne e bambini. La conoscenza di tali "fughe" negli scorsi secoli spesso è sommaria, ma nell’era dei social pare di essere coinvolti anche a chilometri di distanza. Sfollati e profughi fanno le valigie e noi guardiamo, condividiamo , ci permettiamo di  commentare, accusiamo. Poi c’è chi decide di accogliere , anche se non tutti procedono secondo le più corrette modalità etiche. 

L’Unhcr stima che, al momento, siano oltre 4,5 milioni i rifugiati ucraini fuggiti dal paese di cui circa 100.000 sono arrivati in Italia. Nel 1951 i 144 stati contraenti la convenzione di Ginevra definiscono lo status di rifugiato ponendo come principio fondamentale quello del non-refoulement : nessun rifugiato può essere respinto verso un Paese in cui la propria vita o libertà potrebbero essere seriamente minacciate. Lo S...

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Marilena Natale

La giornalista anticamorra Marilena Natale, da anni sotto scorta, si è vista rifiutare la richiesta di affitto di una casa per le vacanze a Formia, in provincia di Latina: “La scorta potrebbe destabilizzare i vicini” è stata la motivazione addotta.

A dirlo è la stessa giornalista con un post su Facebook: “Sentirsi mortificati per aver fatto il proprio dovere: questo mi è accaduto oggi” scrive Marilena Natale, minacciata dal clan dei Casalesi e per questo sotto tutela dal 2017. E commenta amareggiata: “Morale della favola a Formia sono ben accetti i Bardellino, Giuliano, gli Esposito, i Bidognetti, i Mallardo ma non Marilena Natale: tirate voi le somme!”.

Hanno espresso solidarietà alla giornalista la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato dei giornalisti, Articolo 21, decine di colleghi, cittadini di Formia. Sulla vicenda è intervenuto Nicola Morra (M5s), presidente della commissione parlamentare antimafia, che ha twittato: “Grave quanto avvenuto a Marilena Natale. Spero che gli abitanti di Formia dimostrino che fra di loro non c’è solo meschinità, ma anche altruismo e generosità, invitando la giornalista e mostrando ben altro atteggiamento”.

“Come se rischiare la vita ogni giorno per denunciare il malaffare fosse una colpa” ha scritto il presidente del sindacato unitario dei giornalisti della Campania, Claudio Silvestri. “Siamo certi” ha commentato il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti “che la Formia della società civile vorrà reagire a questa denuncia. Le case vanno rifiutate ai camorristi, non a chi è costretto a vivere sotto scorta. Diamo voce a questo appello di Marilena Natale e poniamo fine a questa vergogna”.

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Duecento euro al mese nei call center. Supermercati che offrono “stage” con nessuna prospettiva di trasformarsi in assunzioni. Poco più di 500 per fare il “consulente finanziario” offrendo prestiti via telefono. Contratti che cambiano di anno in anno – e magari diventano part-time – con l’unico obiettivo di alleggerire gli stipendi. Turni da 10 ore al volante dei bus privati, anche se la paga è solo per 6 ore e mezza. Rimborsi che arrivano solo se il capo è “di buon umore”. E chi fa il vigilante in azienda è fortunato se prende 5,2 euro all’ora per 8 ore al giorno, che vuol dire meno di 1000 euro in busta paga: c’è chi ha un contratto peggiore, quello di portineria, che di euro ne prevede poco più di 2. Ecco alcune storie.

 

Sono autista di autobus per aziende private. L’impegno è di 50/60 ore alla settimana, pagate ovviamente 39. Le ore di fermo in divisa nei piazzali...

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Nel riquadro Adalgisa Gamba

Il gesto di Adalgisa Gamba, una mamma di Torre del Greco che ha ucciso il figlio Francesco di due anni, mi ha lasciata in uno stato di confusione e con molte domande senza risposta immediata. Con la consapevolezza di dover scrivere proprio sulla risposta al male mi sono chiesta che tipo di giustizia bisognerebbe applicare in questo caso, se si può parlare davvero di male o se come scrive Giancarlo Tamanza , docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore  a proposito della “psicodinamica della colpa, della punizione e della riparazione”, si è trattato di “ un effetto di un cedimento del Sé… pensare che il reato è soggettivamente determinato da aspetti che non sono del tutto confinabili nell’intenzionalità razionale e neppure, primariamente, da un deficit di consapevolezza circa la necessità e l’utilità di rispettare la norma, bensì da assetti psichici profondi e in parte inconsapevo...

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Vincenzo De Luca

A Napoli sono scoppiate due “bombe” che devono far riflettere il Pd e la politica tutta. La prima è scoppiata il 9 marzo, quando decine di uomini e donne impegnati socialmente hanno pubblicato una lettera aperta rivolta al segretario del Pd, Enrico Letta, con la quale senza mezzi termini si accusa il presidente Vincenzo De Luca di adottare metodi clientelari e con altrettanta chiarezza si invita il segretario a intervenire. La seconda è scoppiata nella notte tra lunedì e martedì quando la sede della FILcams, in piazza Garibaldi, è stata devastata da un raid di sconcertante violenza: quelle stanze avevano appena finito di ospitare lo staff di Libera, promotrice della XXVII Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Di questo raid ha detto Federico Cafiero de Raho, intervistato da Il Mattino: “Dietro il raid compiuto l’altra n...

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