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Ultimo aggiornamento il 13/05/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/524

Dove finisce la carne che importiamo? Con l’inchiesta “Troppa carne a buon mercato” di Alessandro Macina, PresaDiretta è andata ad indagare proprio sulla filiera europea di importazione delle carni. Tra i paesi europei, l’Italia, con oltre 1 milione di tonnellate, è il primo importatore europeo di carne bovina dal Brasile. La maggior parte di questa finisce nei prodotti trasformati che alimentano ristoranti, mense, hotel e catering. Eppure nel sistema di allarme rapido per alimenti dell’Unione europea, secondo i dati dell’ultimo anno, è possibile risalire a 30 segnalazioni di allarme su carni non conformi alle normative provenienti dal Sud America, e altrettante segnalazioni per pratiche commerciali scorrette.

Il “problema” viene soprattutto dalla legge sull’etichettatura che dà ampi margini di manovra ai produttori. Per questo il mercato è poco trasparente nonostante la carne bovina sia stata la prima ad avere una normativa europea, nel 2000, dopo lo scandalo mucca pazza. Il legislatore all’epoca aveva obbligato a dichiarare l’origine sulla carne fresca, per questo nelle etichette oggi troviamo il Paese dove l’animale è nato, allevato e macellato. Ma il legislatore non aveva normato il mondo dei preparati a base di carne, un mondo enorme: la pasta ripiena, i sughi pronti al ragù e i brodi di carne, i surgelati, gli insaccati di vario tipo, ma anche i prodotti per l’infanzia. Sono centinaia di prodotti diversi che ancora oggi non hanno l’obbligo di legge di indicare al consumatore l’origine della carne.

Il problema è che tutto può diventare un “preparato a base di carne”, anche la carne fresca. Un’indagine sul campo condotta con Altroconsumo nelle 8 principali catene di grande distribuzione presenti in Italia ha dimostrato che basta davvero poco per f...

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Davvero commovente l’assembramento in mascherina per entrare nel governo Draghi (salvo Giorgia Meloni e Alessandro Di Battista) con gente che ancora qualche ora fa si ficcava con voluttà le dita negli occhi e che al momento non vede l’ora di condividere, tutti insieme appassionatamente, qualche sopraffina giocata del presidente incaricato (il “nostro Ronaldo”, secondo l’estasiato leghista, Giancarlo Giorgetti). O che, magari, spera di allungare le mani sulla gestione dei 209 miliardi del Recovery Plan? Non invidiamo naturalmente l’ex presidente Bce che causa l’affettuosa ressa presto si vedrà costretto a transennare il suo ufficio di Montecitorio. Con la stampa al seguito in un brodo di giuggiole, mentre c’è chi sommessamente s’interroga sull’avvento del bipolarismo lingua in bocca. Si dà il caso, infatti, che in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno dovrebbe svolgersi una...

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La strage a Torre Annunziata

Incredibile, ma purtroppo vero. Moglie e suocera di un affiliato al clan Gionta hanno percepito indebitamente per 15 anni il vitalizio previsto per i familiari delle vittime della criminalità organizzata. Un caso sul quale ha fatto luce la procura di Torre Annunziata, che ha emesso d’urgenza un decreto di sequestro preventivo di beni del valore di oltre 166mila euro, nei confronti delle due donne, eseguito dalla Guardia di finanza.

La vicenda trae origine dalla strage di Sant’Alessandro, quando, il 26 agosto 1984, un gruppo di fuoco della criminalità organizzata, a bordo di un autobus turistico, davanti al circolo dei pescatori a Torre Annunziata, nel Quadrilatero delle carceri, aprì il fuoco, uccidendo otto persone e ferendone sette. Diciotto anni dopo, nel febbraio 2002, la moglie e la figlia di una delle vittime della strage sono riuscite ad ottenere dal ministero dell’Interno un assegno vitalizio in qualità di familiari delle vittime della camorra, ai sensi della legge 407/1998. Tale beneficio economico era però incompatibile con il fatto che la figlia della vittima dell’agguato, nel 1999, fosse sposata con un esponente del clan Gionta, detenuto dal 18 gennaio 2017, nel carcere di Secondigliano per diversi reati e condannato con sentenza definitiva dal 18 giugno 2018. La donna non ha mai denunciato il matrimonio, per poter continuare a beneficiare del vitalizio. Fino a quando nel 2009, la prefettura ha richiesto reiteratamente alle due donne di aggiornare le informazioni sulla loro situazione familiare, al fine di poter verificare la loro estraneità ad ambienti criminali, requisito previsto dalla legge per poter beneficiare del vitalizio.

Le due beneficiarie hanno invece omesso di rispondere ed hanno simulato una separazione consensuale tra i coni...

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Il mostro orribile della pedofilia nasce e si alimenta anche nei piccoli centri, come a Colliano, comune dell’entroterra a sud di Salerno. Ma quando il tessuto sociale è sano, esiste la forza di ribellarsi e denunciare. Nessuno può dirsi fuori da certi pericoli, pulsioni perverse e comportamenti devianti non sono prerogativa dei grandi centri, il lupo è in agguato sempre ed ovunque, da nord a sud, dalle metropoli ai paesini. La cronaca e le risultanze giudiziarie di questi giorni ci dicono che l’orco è un insegnante di musica, figlio unico di genitori benestanti, occhi azzurri e stazza poderosa. Ha un eloquio tranquillizzante, leggermente interrotto da un disturbo del linguaggio che lo rende ancora più empatico. In più, un sorriso allegro e sempre pronto è la chiave della sua simpatia sorniona. Ma dentro di sé nasconde un mostro: la passione morbosa per gli adolescenti, non importa se...

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La piccola Ella

Complice il clima pre natalizio la notizia è passata sotto traccia e si rischia di dimenticare una fondamentale sentenza in tema di ambiente della fine del dicembre scorso. Questa è la storia di Ella, uccisa dall'inquinamento.

 

La sentenza è storica. Ella, nove anni, è stata uccisa dall’inquinamento. Così una corte di Londra ha deciso sul caso di Ella Kissi-Debrah, morta nel 2013 per attacchi d’asma sempre più forti. Secondo la sentenza questi attacchi sono stati provocati dalla lunga esposizione allo smog. La bambina viveva nel Sud Est di Londra, a 25 metri dalla South Circular Road a Lewisham, una delle strade con maggiore traffico della capitale britannica. Era dunque stata esposta a lungo a livelli altissimi di biossido d’azoto e polveri sottili.

Aveva una forma d’asma particolarmente rara e grave. Secondo il medico legale «l’inquinamento dell’aria ha forn...

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Raffaele Imperiale

Può il ricercato numero uno della Direzione distrettuale antimafia di Napoli rilasciare interviste dalla sua latitanza dorata di Dubai usando parole e toni che suonano beffardi per i magistrati che ne ottennero l’arresto e per il ministero di Giustizia che sta provando a estradarlo? Certo che può, lo ha fatto: l’intervista a Raffaele Imperiale è apparsa venerdì scorso su Il Mattino, a firma di un tenace cronista di giudiziaria, Leandro Del Gaudio. E per capire l’importanza dello scoop e il rumore che ha provocato nel Palazzo di Giustizia di Napoli, è necessario fare un passo indietro e spiegare ai non addetti ai lavori di chi stiamo parlando.

Imperiale ha 47 anni e una fama mondiale: è l’uomo che ha ricettato due Van Gogh rubati nel 2002 dal museo di Amsterdam e ritrovati nel 2016 dietro l’intercapedine di un muro della villa dei suoi genitori a Castellammare di Stabia. Da qua...

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