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Ultimo aggiornamento il 25/02/2024

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/816

L’Università e la medicina del territorio

Oggi in qualunque branca della Medicina, occorre prima conseguire la specializzazione. L’unico che può svolgere attività medica senza specialità è il medico di base che può sostituirla con un corso regionale di tre anni. Da tempo dico che la medicina di base potrebbe avere una facoltà autonoma, Medicina del Territorio, come da qualche anno avviene per l’Odontoiatria, completamente scissa da Medicina. Cinque anni secchi. Non medici di serie B ma medici di primo approccio con la salute e la malattia del cittadino, a stretto contatto con gli specialisti per indirizzarli e coadiuvarli nel loro lavoro in modo tale da diventare un tutt’uno per il bene comune. Medici del territorio che operino 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in modo turnistico in reparti di strutture pubbliche e private accreditate. Abbiamo sperimentato le carenze della medicina di base proprio negli ultimi anni: da un lato eroi e dall’altro spesso barricati dietro a segreterie invalicabili. La medicina di base non deve essere più utilizzata dallo Stato per controllare le prestazioni sanitarie magari prescritte dagli specialisti: la medicina di base non può più essere privata accreditata ma deve essere pubblica. Credo inoltre che occorra rivedere i test di ingresso alla facoltà di Medicina, forse inutili – visto che la selezione è naturale – e a volte superflui, quest’anno esisteva un gruppo Telegram sul quale venivano “vendute” le risposte per 20 euro! Un po’ come i test dell’Educazione Continua in Medicina (ECM) che vengono copiati a fine congresso.

La sanità pubblica e privata accreditata

Nel 1992 la politica decise che era giunto il tempo di utilizzare il privato per ampliare la possibilità di cura per il cittadino. Così il SSN, che era anco...

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Non se ne parla, ma lui c’è ancora. Pochi lo cercano, ma lui continua a circolare. È invecchiato, quest’anno sono quarant’anni che è stato scoperto, ma continua a colpire. Secondo i dati di UNAIDS, il Programma delle Nazioni Unite contro l’Aids, sono oltre 40 milioni le persone che vivono con l’HIV in tutto il mondo, di queste 1,3 milioni sono state infettate nel 2022 e nel medesimo anno ne sono morte 630.000. Dall’inizio della pandemia sono state infettate 85,6 milioni di esseri umani e quasi la metà, 40,4 milioni, sono decedute.

Ma c’è un altro dato che dovrebbe farci riflettere: sono 30 milioni coloro che hanno accesso alla terapia antiretrovirale; considerato che le attuali linee guida indicano la necessità di iniziare in fase estremamente precoce la cura, questo significa che una persona su quattro, quasi tutte concentrate in Africa o comunque nel sud del mondo, non può c...

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Entro il 2042 gli over 65 in Italia saranno 19 milioni. Di questi, quasi sei milioni (gli abitanti attuali del Lazio, per dare un ordine di grandezza) vivranno da soli. Eppure, a fronte di una delle popolazioni più anziane del mondo, e quindi sempre più bisognosa di assistenza, la spesa sanitaria italiana è una delle più basse a livello internazionale: il 6,7% del Pil nel 2022, contro il 10-11% di Francia, Germania e Regno Unito. Dato che nei prossimi anni è destinato a calare, stando a quanto previsto nella legge di Bilancio, fino a raggiungere il 6,1% del Pil nel 2026. Una scarsità di risorse che già oggi costringe circa due milioni e mezzo di persone non autosufficienti a fare a meno del servizio pubblico assistenziale, trasformando implicitamente la natura del Sistema sanitario nazionale da universalistica a selettiva. È quanto emerge dal Rapporto Oasi 2023 (Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario Italiano), presentato all’Università Bocconi di Milano.

Il report, curato dal Centro di ricerche sulla gestione sanitaria e sociale (Cergas), dipinge un quadro preoccupante. Il Ssn, già in affanno prima dell’emergenza Covid, non riesce ora a recuperare i livelli erogativi pre pandemici. Lo dimostrano le lunghe liste d’attesa che ancora tardano a esaurirsi. In particolare nel Mezzogiorno, dove la percentuale di recupero delle prestazioni arretrate si ferma al 30% (contro il 60% del Nord e il 70% del Centro). Ed è così che, per velocizzare le tempistiche, chi se lo può permettere decide di affidarsi alla sanità privata. Secondo il rapporto, il 50% delle visite ambulatoriali e il 33% degli accertamenti diagnostici ambulatoriali sono pagati privatamente. A dimostrazione di come il Ssn già non sia in grado di garantire tutto a tutti, gratuitamente e in qua...

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Sono stati appena consegnati ai cittadini di Acerra, solo dopo imponenti manifestazioni di piazza, dati epidemiologici aggiornati al 2018 da parte del locale Registro Tumori Asl Napoli 2 nord. I numeri sono semplicemente tragici: in estrema sintesi, la Provincia di Napoli, ormai da molti decenni, risulta la Provincia i cui cittadini (i più giovani di Italia) registrano la più bassa aspettativa di vita alla nascita (Istat) ma anche, e direi soprattutto, la maggiore “mortalità evitabile” (non evitata) di Italia.

Nell’ambito della Provincia di Napoli, la Asl 2 nord da tempo certifica dati pessimi insieme alla Asl Napoli 1 centro (ferma però ancora al 2013) e alla Asl Na 3 sud (nolano). In totale quindi, circa 3 milioni di cittadini campani su 6 totali sono alla base dei pessimi dati sanitari da decenni denunciati da Ista. Questo appare in perfetta linea con quanto da molti anni c...

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Non donne, solo pezzi di carne. In Italia ci sono stati tanti, troppi femminicidi eppure quello di Giulia ha avuto una ricaduta incredibile. Perché? Prima di tutto bisogna fare attenzione alle parole. La vicenda si consuma in una situazione "normale". Nessuno se la può prendere con l'extracomunitario di turno, il contesto sociale degradato o realtà familiari  difficili. Tutto "normale", insomma. Scoprire che questa "normalità" non è una difesa, anzi, a volte favorisce la violenza dell'uomo sulla donna è stato per molti devastante.

Diciamolo con franchezza: siamo tutti più o meno sessisti. Se entriamo in una banca o in un'azienda e scopriamo che a gestire queste realtà sono donne spesso ci meravigliamo. E qui scappa la seconda parola, la seconda espressione: "Accidenti, questa ditta è un orologio. L'ad deve essere una donna in gamba". Non una "persona in gamba", una "donna in g...

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La povertà è tra noi ed è qui per restarci. Non più un fenomeno “residuale”, dice l’ultimo rapporto Caritas, ma qualcosa di strutturale che dilaga ed interessa ormai un italiano ogni dieci, ossia 5,6 milioni di persone, il triplo rispetto a solo 15 anni fa. Tante sono le persone che versano in una condizioni che tecnicamente si definisce di povertà assoluta, ovvero che non sono in grado di sostenere le spese necessarie per una vita dignitosa. Non è più qualcosa che interessa solo disoccupati o categorie marginali ma che, sempre di più, coinvolge e minaccia soggetti che hanno un lavoro ma che ricevono uno stipendio talmente misero da restare intrappolati in una severa indigenza. I contratti collettivi non si rinnovano, i prezzi corrono e colpiscono con particolare ferocia i redditi più bassi.

Il governo Meloni ha smantellato il Reddito di cittadinanza che finché in vigore aveva...

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