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Ultimo aggiornamento il 13/12/2019

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/257

Il Saretto in fiamme

Speriamo che stavolta non spunti il solito esperto a spiegarci i motivi del disagio giovanile. La banda, in gran parte composta da minorenni, che ha dato fuoco al monte Saretto a Sarno è formata solo da delinquenti. E come tali vanno trattati.

Non erano nemmeno nati quando la città fu devastata dalla frana nel 1998. Non hanno conosciuto il sangue, il dolore, l'angoscia e la rabbia. Volevano solo passare il tempo, divertirsi. Hanno, invece, gettato Sarno nel panico. Senza contare i rischi futuri connessi ai delicati equilibri idrogeologici del territorio. 

Non hanno imparato niente, non sanno niente. Per questo la punizione, nel rispetto della legge, deve essere esemplare. Non fosse altro per evitare che altri ci provino ancora. Infine, solo una piccola cortesia: nessuno osi parlare di "bravata", di "ragazzata". Farlo significherebbe dimenticare i morti e offendere i superstiti salvati dal fango. 

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Vincenzo De Luca

Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio, a toglierlo ci ha pensato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che, in un'intervista rilasciata oggi al "Fatto", lo ha detto senza mezzi termini: "Se per il voto regionale nasce una coalizione civica che non prevede De Luca si può dialogare con Pd e M5S".

Insomma, la poltrona del presidente della Regione Campania non è più così blindata. E' vero che la situazione politica è estremamente fluida, ma se Pd e M5S si accordassero sul nome di un candidato civico l'ex sindaco di Salerno rimarrebbe tagliato fuori. Secondo i maligni un segnale è già arrivato: la mancata nomina a sottosegretario del figlio di De Luca, quel Piero trombato al fotofinish.

Ognuno è libero di fare le sue valutazioni su come De Luca ha gestito la Regione negli ultimi cinque anni. E, nello stesso modo, può piacere o meno il suo modo di fare (noi, fra...

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Una manifestazione di CasaPound

Facebook ha chiuso la pagina di CasaPound. Contro questa decisione pubblichiamo un intervento di Massimo Fini apparso oggi sul "Fatto". Molte sue considerazioni non le condividiamo, ma riteniamo che rappresentino un contributo importante per discutere del nostro "passato che non passa". A seguire il testo.

"Giovedì scorso, per presentare il mio libro Storia reazionaria del calcio. I cambiamenti della società vissuti attraverso il mondo del pallone, ho partecipato alla Festa nazionale di CasaPound che si teneva in un bell’agriturismo (il meglio della dolcezza delle colline venete) ma parecchio fuori mano e lontano da Verona dove i militanti di questo gruppo hanno una certa consistenza. Evidentemente si era ritenuto opportuno tenerli il più possibile alla larga. C’era moltissima pula. L’ambiente era misto, insieme a giovani che si tatuano da capo a piedi c’erano famigliole con bambini".

"Il mio intervento si è svolto nella massima tranquillità e alla fine mi sono salutato molto cordialmente col presidente di CasaPound Gianluca Iannone. Non è la prima volta che accetto gli inviti di CasaPound, sono stato tre volte a Roma dove hanno la sede nazionale e ho potuto notare che fanno un buon lavoro sociale in aiuto alle famiglie disagiate. Naturalmente le teste di cazzo non mancano nemmeno qui, ma quando esorbitano dalla loro ideologia e compiono atti violenti vengono giustamente messi al gabbio come ha deciso anche di recente una sentenza della Cassazione. Ma questo non vale solo per CasaPound ma per chiunque compia atti di violenza".

"La targa della mia automobile è stata fotografata da agenti in borghese. Ora la mia domanda è questa. Se decidessi di aprire un profilo Facebook per i fatti miei – non ci penso neanche – incorrerei nelle sanzioni che la...

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Il Comune di Pagani (Foto di Luigi Pepe)

Una volta ogni tanto possiamo dirlo: meno male che c'è Facebook. In questo modo tutti potranno godersi, si fa per dire, lo spettacolo penoso andato in scena nell'ultimo consiglio comunale a Pagani. Durante il suo intervento il consigliere di opposizione, Santino Desiderio del M5S, fa un discorso pacato, equilibrato. Essendo contrario alla dichiarazione di dissesto che, invece, la maggioranza si appresta a votare, chiede di approfondire la situazione: cercare nuove risorse, ridiscutere i contratti, far pagare le tasse ai tantissimi evasori.

Non entriamo nel merito della questione. Il problema è l'atteggiamento di sindaco e consiglieri mentre lui parla: risatine, gomitate, sfottò che sembrano avere un'unica motivazione di fondo: "Ma questo novellino vuole spiegare a noi come si fa politica?". In un paese normale si sarebbe fatta un'altra cosa. Una giunta seria avrebbe discusso l...

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Il ministro Provenzano

La questione meridionale rimane un nervo scoperto. E la credibilità del nuovo governo si misurerà anche nella capacità di fermare una deriva disastrosa. Sull'argomento pubblichiamo un articolo di Enrico Fierro apparso sul "Fatto" di oggi.

"Caro Coen, oggi non ti scrivo perché ho da inviare una lettera a Giuseppe Provenzano, 37 anni, ministro per il Sud del nuovo governo Conte. E allora caro ministro Provenzano, so che le interesserà poco, ma non le nascondo che la sua nomina mi fa ben sperare. Lei è giovane, competente, appassionato studioso dei problemi del Mezzogiorno, ma avrà una montagna da scalare. Senza corde e rampini e con molti nemici pronti a renderle difficile l’impresa. Lei si troverà di fronte agli sciagurati progetti di autonomia differenziata, la secessione dei ricchi, l’arma che ucciderà ogni speranza di rinascita del Sud. E dovrà battersi, ma la avvisiamo che ...

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La neo ministra Lamorgese

Riteniamo che i danni causati da Salvini come ministro degli Interni siano stati enormi. Speriamo che l'arrivo della neo ministra Lamorgese contribuisca a correggere una serie di vergognose storture. Sulla questione pubblichiamo un intervento di Enrico Fierro apparso ieri sul sito del "Fatto".

Non invidiamo affatto il prefetto Luciana Lamorgese, la nuova ministra dell’Interno del governo Conte bis. Stiamo parlando di una funzionaria pubblica che ha svolto nella sua carriera compiti di altissimo livello e di grande responsabilità, che ora si appresta a raccogliere una eredità difficile.

 

 

I tredici mesi di Matteo Salvini ai vertici del Viminale hanno lasciato macerie. Il ministero dell’Interno è stato trasformato in uno strumento di propaganda, un diffusore di paure e insicurezza, odio e rancore sociale. La complessa e delicata macchina della sicurezza...

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