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Ultimo aggiornamento il 13/12/2019

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/257

L'ex sindaco Gambino

Oggi il sindaco Gambino è decaduto. Secondo i giudici, il votatissimo primo cittadino di Pagani non poteva candidarsi. Certo, resta l'Appello, ma l'impressione è che il Comune vada verso l'ennesimo commissariamento. Noi di Salenincorpo abbiamo sempre detto una cosa e la ribadiamo. Gambino non poteva non sapere che correva questo rischio. Allora, perché si è presentato all'elettorato come il salvatore della patria? Perché non ha spiegato ai paganesi quello che rischiavano eleggendolo? Ha sbagliato, ed è giusto che paghi per i suoi errori.

Ad Angri il commissario c'è già dopo una ingarbugliata vicenda politico-giudiziaria-amministrativa. L'ex sindaco Cosimo Ferraioli aveva una maggioranza. Peccato che gran parte dei consiglieri, con nitida coerenza in verità, non appartengono più al partito o alla lista civica in cui erano stati eletti. C'è stata, infatti, una conversione commovente agli ideali leghisti. Fulminati sulla via di Salvini. Insomma, la poltrona è sempre la poltrona.

Ma, a nostro avviso, il caso più grave resta quello di Sarno. Il sindaco Giuseppe Canfora rischia una sospensione fino a diciotto mesi per la legge Severino. Doveva arrivare una sentenza su una brutta storia di tentata concussione quando era presidente della Provincia e anche lui non poteva non saperlo. Canfora è stato condannato e dovrà fare le valigie, almeno per un anno e mezzo.

Tutto questo avviene a pochi mesi dal voto regionale. Tre comuni acefali, e non parliamo di paeselli sperduti nel Cilento, non hanno una guida. Un consiglio? Gambino, Canfora e Ferraioli sono sicuramente ottime persone, ma facciano un favore ai loro concittadini: spariscano per sempre dalla scena politica.

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Non ricordo la sostanza della felicità. Forse non ho mai saputo di cosa è fatta. Per questo ho smesso di farmi domande su di lei. Sulla gioia. Guardo i volti per strada, li sbircio con cura in una platea, nelle file o nelle piazze deserte, fumo da un balcone affacciato su niente. Se provo a cercarla mi succede il dolore. Di lui, al contrario, sento le fitte, linee invisibili che spezzano il respiro. La differenza tra i due opposti è solo apparente. Non è antinomia, ma bianco e nero nella somma dei colori, con lo scarto di una luce. Una differenza di peso specifico.  

Guardo la parabola di un personaggio tra i più inquietanti mai apparsi nell’immaginario, uscito con grazia maligna da un mazzo di carte, disegno a mia volta un sorriso con la bocca. Sono tra le file di un cinema, il buio mi circonda. Seguo la paranoia e la dolcezza di Joaquin Phoenix, la sua necessità di essere am...

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Fabo

La recente sentenza della Corte di Cassazione ha rimesso al centro del dibattito le scelte sul fine vita e, più in generale, le questioni legate alla morte. Un tema di grande complessità rispetto al quale ognuno si misura con la propria coscienza. Sull'argomento pubblichiamo un pezzo di Massimo Fini apparso sul "Fatto". A seguire il testo.

"Ha suscitato scalpore e addirittura scandalo la decisione di un’anziana donna di Caserta, testimone di Geova, di rifiutare le trasfusioni di sangue per cui nel giro di pochi giorni è andata consapevolmente a morire. Qui la religione di lei non c’entra. C’entra il diritto individuale a disporre della propria vita. Il diritto al suicidio. E posso suicidarmi anche se sono sanissimo, non ho dolori, non ho sofferenze. In campo laico questo è ormai pacifico, è scomparsa la concezione che noi non possiamo disporre della nostra vita perché è un bene sociale. Le resistenze vengono dal mondo cattolico secondo il quale la vita è un dono, dono assai bifido a mio parere, di Dio e solo Dio ne è il padrone. In passato, diciamo in era preilluminista dominata dalla visione cattolica del mondo, il suicidio e il tentato suicidio, come ci informa l’Antolisei, “erano puniti, con le sanzioni ordinarie in caso di sopravvivenza dell’individuo o con misure persecutive contro il cadavere e contro il patrimonio in caso di morte”.

"Ma il fatto di Caserta schiude la porta a problemi assai più ampi affrontati in una bella e profonda intervista al cardinale Edoardo Menichelli realizzata da Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera. Da questa complessa intervista, che si allarga a molti temi, vogliamo estrapolare il rifiuto, molto moderno, di quelli che i filosofi chiamano “i nuclei tragici dell’esistenza”: il dolore, la vecchiaia, la morte. Al d...

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La basilica di Sant'Alfonso

Stupidi, siamo stati veramente stupidi: speravamo che, trascorso un agosto torrido, con un clima decisamente più fresco, eravamo ormai al riparo dai colpi di sole. Invece no. Da Pagani è arrivata una secca smentita. L'assessore Gerardo Torre vuole far costruire sulla Torretta una statua di Sant'Alfonso, patrono della città, alta oltre quaranta metri. Per rendere l'idea, il Cristo Redentore sulla montagna del Corcovado a Rio misura 38 metri.

Dubitiamo che il sommo dottore, uomo di grandi talenti, apprezzerebbe. Poi c'è la questione, non secondaria, dei soldi. Il Comune è sull'orlo del dissesto finanziario. Ma Torre, anche di fronte alla chiara contrarietà della Curia, va dritto per la sua strada: ci sono privati disposti a contribuire con donazioni, almeno lui dice così. Non sappiamo se questa follia avrà un seguito concreto. Ne dubitiamo fortemente. E lanciamo una nostra idea....

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Il sindaco Canfora

Una premessa è necessaria: non abbiamo mai risparmiato critiche al sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, quando pensavamo che le meritasse. Su una cosa, però, non abbiamo dubbi: è una persona onesta con limiti politici, a nostro avviso, giganteschi. Detto ciò, poi ci sono i fatti. Canfora si è beccato una condanna a due anni per tentata concussione quando era presidente della Provincia. I legali hanno già preannunciato il ricorso in Appello. E' una brutta storia legata a presunte nomine "pilotate".

Ora potrebbe scattare la legge Severino e il primo cittadino, eletto appena pochi mesi fa, rischia una sospensione dall'incarico fino a diciotto mesi. Al suo posto subentrerebbe il vicesindaco Robustelli. Una situazione, sotto certi aspetti, simile a quella di Pagani. Laddove, infatti, fosse acclarata l'incandidabilità del sindaco Gambino il Consiglio verrebbe sciolto e si tornerebbe ...

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Nello spaccato dell’antica Napoli per sette anni il prodigio si ripeteva ogni domenica. In ogni strada c’erano segni e passi. In ogni luogo di allenamento, per ogni esercizio del gioco. Il gaucho venuto dall'Argentina attirava a sé la gente, come il ritorno della luce di Dio. Come il credo nel corpo e nel sangue dei santi. Il rito attraeva lazzari e ricchi, lestofanti e padroni e mercanti, facendo a questi felicità, e ai nemici odio e vendetta. Di giorno la gente assediava il re nel suo castello. La domenica celebrava le sfide e le vittorie. Così la povera Napoli, la maledetta Napoli risaliva al cielo, fino ai mondi dei padroni, delle squadre a strisce, delle fabbriche e dell’oppio del popolo. Di notte i camorristi chiedevano conto, esibivano Diego alle feste e lo circuivano d’onori. Lo proteggevano blandendolo come un dono. Le sue foto nelle dimore, negli abbracci di famiglie e clan,...

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