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Ultimo aggiornamento il 08/08/2020

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/390

Questa è la storia di un corpo scomparso. La storia della morte di un trentenne tossicodipendente diventato un fantasma dal momento dell’arresto fino al giorno della sua morte, la settimana dal 15 al 22 ottobre 2009, raccontata dal film "Sulla mia pelle".  È la storia di una fine, di un dolore, e di una lunga guerra fatta per ricostruirla. Per tornare ad una nuova vita. Attraverso i processi, la memoria, e la pellicola diretta da Alessio Cremonini.

Il geometra romano Stefano Cucchi viene arrestato con venti grammi di hashish e della cocaina. Subisce un pestaggio che gli causa ferite evidenti e la rottura di due vertebre. Passa dalla stazione carabinieri Casilina al carcere Regina Coeli, poi all’ospedale Fatebenefratelli e infine al Pertini, nel reparto detenuti. Ma dal momento delle botte subite, che lo trasformano in un enorme ematoma, la sua faccia e le sue ferite, il suo intero corpo, scompaiono. Nessuno degli agenti della penitenziaria, né il giudice o il magistrato, i medici o gli infermieri, si accorge della gravità della situazione. Solo un compagno di cella e un carabiniere diranno che non avevano mai visto nulla del genere in vita loro. Secondo un calcolo, il suo caso viene sfiorato, trattato o verificato da 140 persone complessivamente

Stefano in queste ore è un fantasma. E’ incorporeo al punto da annullare qualunque responsabilità da parte di ogni medico, infermiere o agente che lo incrocia. In questi giorni infiniti raccontati tra bisbigli, digiuni, lamenti e monologhi resi vivi dall’interpretazione cuore e carne di  Alessandro Borghi, il suo male fisico peggiora fino alla morte. Fino alla biografia, anch’essa dissolta, trasformata in un un’autopsia. 

 

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Una vecchia immagine di piazza Municipio

Il sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato, è stato chiaro: senza una svolta vera a dicembre può anche dimettersi e far tornare la città al voto. Il motivo principale, riassumendo, sarebbe legato alle fratture interne alla sua maggioranza numericamente, peraltro, granitica.

Cosa partorirà tutto ciò si capirà nei prossimi giorni. C'è una cosa, però, singolare. Si tratta di una curiosa analogia con la situazione politica nazionale. Grillo sosteneva, riteniamo non a torto, che mancando una vera opposizione il M5S in molte circostanze è costretto a stare nel governo e, contemporaneamente, criticarne alcune scelte. Erano i giorni dei continui strappi del gruppo di Fico.

Crediamo che a Nocera stia accadendo una cosa simile. L'azione di governo è certamente insufficiente, ma le minoranze non hanno né i numeri e, a volte, nemmeno le idee per stringere in un angolo un esec...

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In questo paese, per anni, ha regnato il consociativismo (quello cattocomunista ne è un esempio classico). In sostanza, sulla base di accordi non scritti, si tirava a campare facendo solo finta di scegliere e schierarsi. Un sistema dove ognuno traeva benefici.

E' una cosa molta diversa dal confronto dialettico, dallo scambio duro di idee, anche diverse, che produce crescita culturale. La fragilità di questo meccanismo è sempre emersa nei momenti di crisi, quando bisognava veramente scendere in campo e giocare a carte scoperte.

E' successo, e sono solo alcuni esempi, con i terremoti, le stragi di mafia, gli omicidi politici. Una cosa che, in fondo, sembra fare parte del dna nazionale. E' arrivato il momento di dire basta.

Alcune componenti dell'attuale governo, non tutte per fortuna, sono delinquenziali e di una incapacità abissale. Il caso "Diciotti" è solo la punta dell'iceberg. Era chiaro a tutti che si stavano violando una marea di leggi impedendo ai migranti di scendere dalla nave. Sono andati avanti lo stesso.

Di fronte a tutto ciò tacere sarebbe un delitto. Bisogna parlare, contestare, anche scendere in piazza se necessario. Bisogna fare propri gli insegnamenti della disobbedienza civile che tanti anni fa ci insegnò Marco Pannella. Di fronte a questa barbarie chi resta a casa diventa complice di uno dei peggiori esecutivi della nostra disastrata storia.

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Claudio Lolli

Claudio Lolli è morto. A molti ragazzi questo nome dice poco o nulla, eppure è stato uno dei più grandi poeti della canzone d'autore italiana. Dischi come "Ho visto anche degli zingari felici" e "Il grande freddo", che gli valse il premio Tenco, sono capolavori.

Lolli ha sempre vissuto a Bologna, quella delle osterie e delle bevute, insieme all'amico Francesco Guccini. E' stato uno dei protagonisti degli anni Settanta, del Movimento che non ha mai rinnegato. Ha condannato senza appello, in un celebre pezzo, la borghesia intesa non tanto come classe sociale, ma come insieme di comportamenti.

Due sono le cose sconvolgenti della sua esistenza: la grande eleganza con la quale riusciva a dire le cose anche più dure e, soprattutto, una coerenza granitica che lo ha accompagnato per tutta la vita. Pensate che resta l'unico artista che abbia mai fatto un disco in difesa dei rom...

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Crescent, agosto 2018

Lo chiamano il mostro. O la mezzaluna, a seconda del gradimento. Lui, il semicerchio più famoso d’Italia, disegnato dall’architetto Ricardo Bofill, non se ne cura. Sta lì, a dispetto di inchieste, stop ai lavori, riprese, crolli e modifiche. Pronto al suo abbraccio, tra le due coste del Cilento e di Amalfi, splende di luce a lato del porto, dove c’è l’ostrica, la stazione marittima dal disegno irregolare, progettata da Zaha Hadid, disegnando il progetto di Piazza della Libertà e dell’area di Santa Teresa. Il panorama è cambiato, negli anni, con le inchieste che imputano all’ex sindaco e ora governatore Vincenzo De Luca una serie di illeciti penali, fino all’ultima richiesta risarcitoria di 200mila euro avanzata dal Ministero dei beni culturali. «L’opera non è di nessun interesse pubblico- ha scritto il Mibact- ma rappresenta uno degli affari immobiliari più imponenti...

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Servillo, Neiwiller e Martone nella foto di Cesare Accetta

«Tutto ricordare, tutto dimenticare». E’ il teatro secondo Antonio Neiwiller, uno dei fondatori di Teatri Uniti, regista e promotore della fortunata fusione con Mario Martone e Toni Servillo. Il primo, morto nel 93, ha lasciato un pensiero costruito di esperienze, lavorato nella dimensione totale dei laboratori. Martone, che firmò “Morte di un matematico napoletano”, dirigendo un cast irripetibile, con il ruolo principale affidato a Carlo Cecchi, è diventato uno dei maggiori registi contemporanei, mentre Servillo, feticcio cinematografico di Paolo Sorrentino, continua a segnare un profondo percorso teatrale, con l’ultimo “Elvira” a riprendere le lezioni del maestro francese Louis Jouvet. I tre si misero insieme, fondendo le rispettive esperienze dei gruppi “Falso movimento”, “Teatro dei mutamenti” e “Teatro studio” di Caserta, lavorando alla rappresentazione di un te...

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