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Ultimo aggiornamento il 13/05/2021

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/524

Era stato derubato da due rapinatori a bordo di uno scooter di grossa cilindrata, ma Giuseppe Greco, 26enne napoletano, ha deciso di inseguire i suoi aggressori, e dopo averli speronati li ha investiti uccidendoli. Gli investigatori sono impegnati nel chiarire la posizione dell’uomo, così da inquadrare i fatti e capire se si è trattato di un atto volontario o colposo, se non di omicidio stradale.

Le vittime sono Ciro Chirollo di 30 anni e Domenico Romano di 40, due pregiudicati di Sant’Antimo che avevano affiancato il 26enne a bordo di un T-Max e lo avevano minacciato armati di pistola. I due dopo aver strappato il Rolex che Giuseppe Greco aveva al polso sono fuggiti, convinti di lasciarsi alle spalle il ragazzo che a sua volta viaggiava a bordo di una Smart. Il giovane ha però reagito all’aggressione, e dopo la tragica conclusione dell’inseguimento ha abbandonato entrambi i veicoli e i corpi delle vittime sul ciglio della strada per costituirsi alla stazione dei carabinieri di Marano. Sul luogo dell’incidente sono stati trovati i due mezzi, affiancati ai corpi delle vittime e ai detriti dei veicoli. Alcuni testimoni hanno confermato la dinamica raccontata da Greco che ora dovrà essere valutata dalle forze dell’ordine.

Questo il fatto di cronaca che pone, indipendentemente dagli sviluppi giudiziari che ne seguiranno, interrogativi inquietanti. Nessuno ha il diritto di privarti con la violenza di un tuo oggetto. In questo caso, però, non potendo oggettivamente parlare di legittima difesa abbiamo assistito a qualcosa di diverso. Una persona, per quanto sotto choc, si è messa a caccia dei banditi rischiando, in primis, la sua vita e li ha investiti. Poi è fuggito. Sembra, francamente, una logica da giustiziere che va combattuta perché pericolosissima. E ...

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A fine giugno, quando scadranno le moratorie su quasi 300 miliardi di euro di prestiti bancari, c’è il rischio che 2,7 milioni di imprese e famiglie italiane si trovino sull’orlo di un “sostanziale dissesto finanziario” e in base alle nuove norme Eba vengano classificati in posizione di default. L’avvertimento arriva dal sindacato dei bancari Fabi. Intanto Bankitalia annota che le 350mila famiglie che hanno ottenuto un rinvio del pagamento delle rate dei mutui potrebbero, alla fine del periodo di sospensione, avere difficoltà a riprendere il regolare pagamento, poiché “la loro capacità di sostenere gli oneri del debito dipenderà dalle condizioni dell’economia e dal recupero del reddito individuale”. “È pertanto cruciale definire il termine delle moratorie e distribuirne gli effetti nel tempo”, si legge nella pubblicazione di via Nazionale.

La Fabi allarga lo sguardo anche alle...

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Sergio Cofferati

Quarantasei ex sindaci hanno scritto una lettera a Mario Draghi per esprimere la loro preoccupazione in vista della stesura del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da consegnare alla Commissione Ue entro aprile. Gli ex primi cittadini – tra cui Sergio Cofferati (Bologna), Giuliano Pisapia (Milano), Enzo Bianco (Catania) e Massimo Zedda (Cagliari) – manifestano il “timore” che “la filiera della Governance istituzionale italiana non sia all’altezza della condivisione e coesione richieste per una scrittura e un’applicazione coerente ed efficace del Piano”.

“Troppe volte – si legge nella lettera inviata a Draghi – abbiamo visto comuni che non si confrontano fra loro, le Regioni che non dialogano con le Città Metropolitane e che ad ogni occasione si distinguono dalle indicazioni del governo”. Per questo gli ex sindaci hanno coinvolto alcuni giuristi, Roberto Bin e Alessandro Morelli, per chiedere che “i territori siano i veri protagonisti di una ripresa sostenibile del Paese”: “È necessario – continuano – che i loro rappresentanti partecipino da subito alla elaborazione e definizione del Piano, altrimenti si produrrà̀ una distonia dannosa alla sua efficace applicazione” oltre ad istituire una cabina di regia nazionale. Gli amministratori chiedono anche che per i progetti sia replicato il cosiddetto “modello Genova” in cui ogni sindaco è il “responsabile dei progetti da realizzare”. I due giuristi propongono di “limitare l’applicabilità̀ del reato di abuso d’ufficio” ai funzionari coinvolti nel Piano e aggravare le sanzioni per i reati di corruzione, concussione e criminalità̀ organizzata. 

 

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Nicola Gratteri

La trasmissione Presa Diretta, condotta da Riccardo Iacona, con al centro la ‘ndrangheta e il processo Rinascita Scott, non è piaciuta agli avvocati italiani. «Facciamo trasmissioni e parliamo di indagini come fossero già l'accertamento della verità. Questo è un Paese affetto da un analfabetismo costituzionale devastante, che confonde il pm con il giudice e l'arresto preventivo con la sentenza definitiva di condanna». 

Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, è il primo a puntare il dito contro Iacona. «È stato usato a piacimento il materiale investigativo, i filmati, le intercettazioni, senza contraddittorio, in relazione a un processo penale che non è ancora nemmeno cominciato e a un'indagine nella quale sono state già annullate 140 delle 300 misure cautelari irrogate. È una vergogna, è uno scandalo ed è la cifra del giornalismo italiano». L...

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Anni fa, quando lavoravo alle cotoniere di Fosso Imperatore (MCM) ed ero iscritto e militante della CGIL (in seguito diventai anche delegato del consiglio di fabbrica), notai che durante le varie attività, come le assemblee e gli scioperi, vi era una divisione interna insita nei lavoratori che inizialmente era molto mimetizzata ma che con il tempo cresceva sempre più. L’unica fonte di reddito dei lavoratori più attivi era rappresentata dalle cotoniere, poi vi erano gli operai-contadini e, infine, vi erano coloro che svolgevano altre attività e che erano i meno partecipativi, se non addirittura in contrasto con gli altri. La situazione diventò ancora più evidente quando la fabbrica fu chiusa e coloro che usufruirono per primi degli incentivi furono le persone con un secondo lavoro, compresi gli operai-contadini, mentre gli altri rimasero per anni nel limbo della cassa integrazione.

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Il commissario Figliuolo

Morte, caos, povertà, paura, incertezza. Sono le cinque parole su cui da oltre un anno è impostata la nostra vita. Rispetto alla scorsa primavera non è cambiato niente o quasi. Sono arrivati i vaccini, ma tra sperequazioni nella distribuzione, polemiche legate alle categorie prioritarie e l’ultima tegola, ovvero la sospensione cautelativa di uno di essi, anche la speranza di un prossimo ritorno alla vita normale sembra essere più lontana. L’assoluta confusione ha portato all’elaborazione di un nuovo piano vaccinale che sembra aver attenuato palesi ingiustizie sociali. Ma in questo Paese schiacciato dalla burocrazia e dalla bramosia delle lobby di interesse gli spazi per gli “invisibili” si comprimono sempre di più; nel vecchio piano vaccinale erano arrivate le lobby di avvocati, giornalisti e commercialisti a garantirsi la priorità come “categorie essenziali”, anche rispetto alle cate...

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