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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/681

De Luca e Savastano

Colpo mortale al primo processo per il “sistema De Luca” di Salerno, sintesi giornalistica di una prassi di trent’anni di appalti affidati solo alle coop salernitane che assicuravano sostegno elettorale al sindaco di Salerno e poi governatore della Campania Vincenzo De Luca (anche lui indagato per corruzione) e ai suoi fedelissimi, secondo la ricostruzione di in una maxi ordinanza cautelare eseguita l’anno scorso.

Il Tribunale di Salerno ha dichiarato inutilizzabili molte intercettazioni depositate nel dibattimento per due dei pilastri del sistema, il re delle coop Fiorenzo Zoccola (che dopo l’arresto ha collaborato) e l’ex assessore comunale alle politiche sociali Nino Savastano, ora consigliere campano.

I due a gennaio sono stati stralciati dal maxi fascicolo e rinviati a giudizio con rito immediato, hanno 11 capi di imputazione sul groppone. Nove per Zoccola, accusato di corruzione e turbata libertà degli incanti, e due per Savastano, accusato di corruzione in concorso con il ras delle cooperative.

I giudici hanno sostanzialmente accolto il ricorso degli avvocati di Savastano e Zoccola (Giovanni Annunziata e Giuseppe Della Monica), con un’ordinanza che ha dichiarato inutilizzabili gli esiti di 17 decreti di intercettazione (tutti quelli riguardanti Savastano), disposti su una ipotesi di 353 bis (turbata libertà di scelta del contraente), e poi utilizzati per contestare alcune corruzioni. Di fatto, almeno per Savastano, il processo rischia di finire qui.

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Suo figlio Mirko aveva ucciso Andrea, il figlio del boss. E poche ore fa a morire è stato Gerardo Tammaro, il papà del presunto omicida. Era il 3 settembre quando Mirko Tammaro fu accusato di aver annegato nel sangue la vita di Andrea Gaeta per via di una ragazza – evidentemente equiparata a un vaso di ceramica – il cui possesso, diciamo così, era stato oggetto della fatal contesa. La sfortuna di papà Gerardo ha voluto che il competitor del giovane Mirko fosse il giovane Andrea, figlio del boss di Orta Nova, Francesco Gaeta detto anche Spaccapallini.

Un nome in alto nella gerarchia della feroce quarta mafia del foggiano, la corda criminale che tiene legati cittadini e istituzioni, e che invero li sta oramai annettendo al ruolo di ascari che – inebetiti dal frastuono delle pistole e dei fucili – sono consegnati alla paura e al silenzio. I sicari che oggi hanno stampigliato la v...

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Anche nella legislatura che sta per partire, entrerà alla Camera e in Senato una nutrita pattuglia di indagati, imputati e condannati. In totale, i neo parlamentari che hanno – o hanno avuto – guai con la giustizia sono 41 sui 600 eletti totali, il 6,8%. Alla elezioni del 2018 se ne contavano invece 45, ma su ben 945 seggi assegnati, dunque il 4,7%. Ecco chi sono, senza tener conto dei reati colposi o di contestazioni della Corte dei Conti.

Fratelli d’Italia

Tommaso Foti (Camera)

Indagato a Piacenza per corruzione e traffico di influenze illecite.

Francesco Zaffini (Senato)

Ex consigliere regionale in Umbria, è imputato a Perugia per peculato nell’inchiesta sulle presunte ‘spese pazze’ relative agli anni 2011 e 2012.

Augusta Montaruli (Camera)

Condannata nel 2021 a Torino per peculato a 1 anno e 7 mesi nel processo d’appello bis per la rimborsopoli piemontese (per spese non inerenti tra il 2010 e il 2014). La sentenza era diventata definitiva, ma la Cassazione ha rinviato in Appello per ricalcolare alcune pene.

Guerino Testa (Camera)

Commercialista, ha chiesto di patteggiare a 1 anno e 6 mesi per bancarotta (pena sospesa), nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento delle società riconducibili all’imprenditore Di Nicola. È indagato in un’altra inchiesta per bancarotta.

Stefano Maullu (Camera)

È indagato a Bergamo per false comunicazioni ai pm. L’inchiesta riguarda 12 mila euro che avrebbe incassato l’ex senatore Paolo Romani (indagato per corruzione). Il fascicolo nasce da un’indagine per bancarotta della società Maxwork. Per l’accusa “la dazione (…) della somma in contanti di 12 mila euro indirizzata a Romani” sarebbe stata “consegnata in un plico” e “ritirata” negli uffici della M...

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Annarita Patriarca

Annarita Patriarca ha ereditato la passione per la politica in famiglia. Il padre, Francesco, è stato senatore democristiano, sottosegretario alla Marina mercantile, una gloriosa carriera finita con un processo per concorso esterno in associazione camorristica, dal quale è uscito con una condanna definitiva a nove di anni carcere, nel 2007. La camorra era quella degli Alfieri, paccottiglia criminale che ha devastato la Campania e lasciato un migliaio di morti ammazzati a terra nella guerra di camorra contro i cutoliani.

IL NOME DEL PADRE

La figlia dell’ex sottosegretario è totalmente estranea a quelle vicende e ha fatto la gavetta iniziando dal consiglio comunale di Gragnano, prima presidente del consiglio comunale e poi sindaca. Un'esperienza conclusa con lo scioglimento dell'ente per infiltrazioni della camorra, nel 2012. Annarita Patriarca è consigliera regionale fo...

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“730mila euro di bolletta del gas in agosto per la Comunità di San Patrignano, 11,5 milioni per pagare la bolletta della luce per l’Ospedale Cardarelli. Migliaia di imprese rischiano la chiusura e troppe famiglie non riescono ad arrivare a metà mese”. Su Facebook il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli lancia l’allarme. Con lui anche il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte che chiede al governo “di stanziare immediatamente per il terzo settore dei ristori a fondo perduto e prevedere anche degli specifici crediti di imposta che ne allevino la sofferenza economica”.

Sui social la stessa comunità di San Patrignano pubblica le cifre dell’ultima bolletta del gas: 730.148,93 euro. Dieci volte in più di quella di agosto 2021 (che era di 70.000 euro). “Costi insostenibili che mettono a rischio le attività della comunità”, denunciano lanciando un appello a istituzioni e...

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Il sindaco Canfora

«Difformità che possono compromettere la salute delle persone e l’ambiente». Il sindaco Giuseppe Canfora emana un’ordinanza contro l’impianto di rifiuti di via Ingegno. Il caso arriva anche in Procura.

La scia puzzolente che sta inondando la città di Sarno, specie nella parte nord-ovest del territorio, è diventata insopportabile. L’odore nauseabondo che fuoriesce oltre il perimetro aziendale di una nota ditta dell’area Pip, giungendo fino all’ospedale “Martiri di Villa Malta” e al centro di Sarno, ha scatenato la rabbia di gran parte della popolazione.

Il fenomeno è stato oggetto di verifiche anche dell’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale, l’Arpac. In ripetute ispezioni in loco i tecnici dell’Arpac, già dallo scorso maggio, avevano evidenziato dei possibili illeciti di natura penale e illeciti di natura amministrativa legati alla violazioni delle prescrizion...

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