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Ultimo aggiornamento il 13/12/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Inchieste/257

Franco Nisticò

Alcuni giorni fa Enrico Fierro ha ricordato la figura di Franco Nisticò, calabrese onesto e coraggioso. Sempre in prima fila nella difesa della sua terra negli ultimi anni era stato uno dei maggiori contestatori del progetto del ponte sullo Stretto. Nisticò rappresenta quel Sud che ci piace: orgoglioso, autentico, pulito e non piagnucolante. La sua figura è tra quelle che aiutano il Mezzogiorno a crescere. Il pezzo di Fierro è apparso sul "Fatto".

 

Caro Coen, sono reduce da un soggiorno di due settimane in Calabria. Conosco quella realtà. So decifrare il chiaro e lo scuro di quella terra sfortunata e martoriata dall’indifferenza dei governi, da una mafia che è la più potente al mondo, e da una classe politica locale che, salvo rarissime eccezioni, è la causa principale dei mali che affliggono i calabresi.

Ma la Calabria che amo è quella fatta di uomini e donne forti, gente che ogni giorno cerca di vivere con onestà, di resistere e di cambiare lo stato delle cose. Ho incontrato i figli di Franco Nisticò, e ancora una volta abbiamo parlato del padre. Franco, un combattente, un “capopopolo”. Parola che nel Sud non suona offensiva, ma è pronunciata con rispetto e affetto. Il “capopopolo” è un uomo che lotta, che si mette in prima fila, che si fa carico dei problemi della sua comunità anche sacrificando se stesso. Franco Nisticò era tutto questo.

Alto, imponente, la voce da tenore che gli consentiva di tenere un comizio senza il fastidio di microfoni. Morì, ancora giovane e con i figli ragazzi, dieci anni fa, il 19 dicembre del 2009. Parlando a migliaia di persone calate in Calabria per dire il loro No al Ponte sullo Stretto. Franco si stava battendo contro quell’opera inutile e per il rinnovamento della Statale 106, la lunga arteria che c...

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Il negozio di Buonora

L’incendio che ha mandato in fumo circa 300mila euro di prodotti di “Buonora Elettrodomestici” nella notte tra domenica 3 e lunedì 4 novembre, ha di nuovo evidenziato un problema atavico dei nostro territori: il racket e la presenza della criminalità organizzata. Tra le ipotesi ancora in campo, questa è la più accreditata. Le fiamme della scorsa settimana alla storica rivendita di elettrodomestici di via Verdi a Pagani hanno messo la città, la sua popolazione, la classe dirigente e politica di fronte alla realtà. 

 

Tutti coloro che affermano a più riprese di “amare la città” non hanno più motivo di ribadire che “va tutto bene”. La città non può più nascondere il problema della criminalità organizzata. Massimo Buonora, il titolare della rivendita di elettrodomestici che dal 1948 è presenta nella zona tra la “Cappell...

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Michele Russo

Da una cronaca puntuale della "Città" di oggi apprendiamo che l'ingegnere Michele Russo, candidato sindaco alle ultime elezioni, sostenuto da Pd e civiche, è indagato per falso ideologico in atto pubblico. In sostanza non si sarebbe potuto presentare perché aveva in atto un contenzioso con il Comune. Cadde in un cantiere, nel 2011, e citò l'Ente per danni, citazione poi ritirata. Lo stesso problema ha Marco Cucurachi, che poi si è dimesso, che aveva una causa con il municipio per una questione riguardante il pagamento dei tributi.

Chiariamo subito un punto: Michele Russo è una persona perbene. Poteva tranquillamente starsene a casa sereno con moglie e figli ma, all'epoca, accettò la candidatura per servire la sua città. Una cosa che le cosiddette borghesie "produttive" nell'Agro non fanno quasi mai. Bravi solo a pontificare davanti al bar o al ristorante, ma quando si chiede un impegno diretto scappano tutti, o quasi.

Russo, invece, si è messo in discussione e lo ha fatto in una città molto difficile come Scafati, reduce dall'ennesimo commissariamento per camorra. Ha limiti politici? Probabilmente sì, anche se non lo si può giudicare visto che è un consigliere dell'opposizione. Ma il Michele Russo che noi abbiamo conosciuto è persona colta, seria, sensibile e attenta ai problemi del territorio. Non abbiamo sempre condiviso le sue posizioni, soprattutto quando rivestiva incarichi apicali ad Agro Invest. 

Anche negli scontri, però, la discussione è sempre stata dura ma pacata, costruttiva. Crediamo che persone come Michele Russo siano risorse per una città dove gente politicamente discutibile ha fatto il bello e il cattivo tempo per anni, complice anche un centrosinistra fragorosamente assente. Ecco perché non deve dimettersi, non deve mollare. ...

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E’ un uomo generoso e altruista, Alberico Gambino. Non può negarlo nessuno. I paganesi lo hanno capito e gli donano voto e cuore, riconoscendone la magnanimità. 

 

Se il tono apparentemente insolito di questa breve introduzione sembra scherzoso, tale non è. Perché per comprendere i fenomeni, in questo caso l’eccezionale consenso del personaggio politico, basta guardare alle cose. La generosità del sindaco e consigliere regionale è un aspetto evidente in tutta la sua parabola, con sprezzo delle conseguenze. Capace di metterci la faccia e di farsi da parte, per cause di forza maggiore, lasciando altri a comandare in suo nome.  

 

Nel 2009 Gambino lascia la guida della città al suo vice, Salvatore Bottone. Lui viene sospeso dai pubblici uffici perché condannato per pe...

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A sinistra Pignataro

Il boss Antonio Pignataro, dopo due anni di carcere, torna in libertà. Era stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta su politica e camorra a Nocera. Per essere precisi, ha l'obbligo di dimora e non può uscire di casa delle ventidue alle otto. 

E' una doppia vergogna. In primo luogo è indecente un sistema che abusa della carcerazione preventiva violando, oltretutto, un principio costituzionale. Questo discorso vale per tutti, anche per Pignataro. Poi c'è un secondo aspetto della vicenda non meno inquietante.

Pignataro, ritenuto dagli inquirenti esponente di spicco della criminalità nell'Agro, ha confessato di avere partecipato a uno dei più odiosi crimini di camorra: l'assassinio della figlia del giudice Lamberti, la piccola Simonetta. Aveva la sola colpa di essere nella vettura insieme al padre che si salvò per miracolo. Pignataro ha fatto i nomi degli altri presunti ...

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A sinistra Allende

C'è un filo che lega il Cile, l'Italia e Nocera Inferiore. Partiamo proprio da Nocera. Alcune delle più famose foto di Salvador Allende furono scattate dal nostro reporter, il mai dimenticato Ciccio Jovane. Il legame con l'Italia è figlio naturale della brutale repressione del 1973 che portò al "suicidio" di Allende e all'omicidio di migliaia di dissidenti. Tra questi c'era il musicista e poeta Victor Jara.

Un paese profondamente democratico e ricco conobbe la brutale dittatura di Pinochet, appoggiato vergognosamente dagli Stati Uniti di Nixon interessati al rame cileno più che alla libertà del popolo sovrano. L'Europa democratica e antifascista percepì subito la gravità di quello che stava accadendo nello splendido paese andino. E in migliaia si riversarono nelle piazze per manifestare, protestare.

Quella terribile esperienza, però, è servita. Oggi il Cile è, forse, l...

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