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Ultimo aggiornamento il 26/02/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

In questi giorni di difficoltà per il Governo si sono sentite alte e forti le voci di notissimi “nominati” come Boccia, Franceschini, ecc. dichiararsi pronti ad andare subito alle urne e di non aver paura del voto popolare (sic!). Insieme alla (normale) richiesta dell’opposizione di far ritorno al voto con le dovute eccezioni, vedi il morbido consenso della Lega pronta a “sacrificarsi” in un governo sostenuto dai transfughi dei 5S e di un Berlusconi sempre pronto ad essere responsabile! Potenza unificante dei 209 miliardi di euro che qualcuno dovrà “maneggiare”. 

È la seconda parte della commedia, mentre fuori infuria la tragedia della pandemia e avanza velocemente la trasformazione epocale dell’economia mondiale con la decadenza sempre più marcata dei vecchi imperialismi e l’affermarsi prepotente di nuove potenze economiche, commerciali e militari. La Ue per chi scrive resta l’unica speranza di resistere a questi veri e propri terremoti planetari. Può e deve costituire se non un’alternativa almeno un argine al tripolarismo Usa, Cina, Russia. Tornando alle cose nostre, le minacce non tengono conto di un piccolo particolare: a settembre oltre al voto per le regionali si è votato anche per il referendum che sanciva il taglio dei parlamentari e hanno vinto i sì. Le attuali forze governative hanno invitato in modo compatto (per modo di dire) a votare per la riduzione. I 5S, promotori di questa pseudoriforma, e che sono stati i veri vincitori, insieme agli altri partner di governo si sono impegnati ad adottare immediatamente una nuova legge elettorale con la contestuale rideterminazione dei collegi elettorali indispensabili a coprire il territorio nazionale in modo omogeneo ed evitare che molte comunità restino senza eletti nel nuovo parlamento.

Operazione, com’è intuibile, complessa e che investe la vita democratica del nostro sistema. Verrebbe fatta a tambur battente senza coinvolgere i territori e senza valutare l’omogeneità delle soluzioni? Per esemplificare, il nostro collegio sarebbe allargato a quali città? Di quali province? E chi lo deciderà? Quindi la minaccia del ricorso al voto come lo dobbiamo intendere? Simile alle promesse elettorali? Un diversivo delle forze politiche, l’ennesimo, per evitare di discutere delle questioni drammaticamente attuali e delle conseguenti necessarie trasformazioni e riforme in tutti i campi da quello economico a quello sociale, a quello istituzionale. Un passaggio necessario che coinvolgerà modi e qualità della vita di milioni di persone che dovrebbero essere le protagoniste di questi cambiamenti ed invece sono semplici spettatori. Oppure si pensa di andare a votare con la vecchia legge elettorale e di conseguenza non applicare la riduzione dei parlamentari, soluzione gradita persino ai rappresentanti dei promotori 5S che con la riduzione e la perdita di consenso, registrata come dato costante dai sondaggi, vedrebbero messa seriamente in discussione la rielezione di molti di loro. Lo stesso vale per i tanti nominati degli altri partiti.

Ecco allora profilarsi il più classico dei machiavellismi italiani che con un bel giro di poltrone porterebbe alla quadratura del cerchio. Il ministro Franceschini lascerebbe il suo incarico per ricoprire quello molto più ambito di Presidente della Camera, terza carica dello Stato, e, in questo modo, primo piazzato per il prossimo settennato da Presidente della Repubblica. Il posto glielo lascerebbe Fico che sarebbe garantito dal patto PD/5S quale prossimo sindaco di Napoli garantendo contemporaneamente i voti del suo partito - che, non dimentichiamolo, resta nonostante tutto il gruppo più numeroso in Parlamento - al candidato Presidente. Il sospirato e temuto rimpasto si farebbe con più tranquillità, utilizzando la poltrona lasciata vacante da Franceschini per una rotazione con relative sostituzioni dei più esposti nella compagine governativa. Tutti contenti, compreso il Presidente della Campania, che avrebbe un ruolo determinante, senza o contro di lui a Napoli non si vince, scenario come vediamo possibile e soddisfacente per molti personaggi di primo piano ed anche per molti esponenti dell’opposizione che avrebbero tempo per un riequilibrio al loro interno dei rapporti di forza oggi troppo sbilanciati a favore di una Lega estremista e a parole partito nazionale ma nei fatti sempre e comunque alfiere degli interessi del nord. Comincerebbe cosi la lunga partita per la elezione del capo dello Stato, carica quasi simbolica per decenni ed oggi snodo indispensabile per qualunque cambiamento. 209 miliardi di ragioni più una per continuare… Buon anno!