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Ultimo aggiornamento il 08/08/2020

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Questo articolo di Gianmaria Roberti è stato pubblicato oggi sul Quotidiano del Sud.

 

Ospedali Covid in Campania, si denuncia l'assenza del visto di conformità: arriva la diffida della ditta appaltatrice, la veneta Manufacturing Engineering & Devolopment. Un'altra bufera investe i blocchi modulari, realizzati a Napoli, Salerno e Caserta. Un'impresa promossa in tempi record dalla Regione, abile a diffonderne i lavori sprint, con una serie di video. Ma dubbi e complicazioni non sono mancati, fin da principio. Il prefabbricato del Ruggi d'Aragona, costato  2,2 milioni di euro, risulta mai entrato in funzione. E oltre alla diffida, ora sul San Leonardo piovono pure proteste. Le segnalazioni, al Tribunale per i diritti del malato, concernono le liste d'attesa per gli interventi e disagi dei pazienti oncologici, in attesa del day hospital.

L'affaire blocchi modulari. Una doccia gelata è l'iniziativa legale della Med, assistita dagli avvocati Massimo Scalfati e Andrea Ragone. Come riporta l'edizione napoletana di Repubblica, la diffida è stata inviata alla Soresa, centrale per gli acquisti della Regione, e alle tre aziende sanitarie interessate: l'Asl Napoli 1 per l'Ospedale del Mare, il Ruggi d'Aragona, e il Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. La Med sostiene manchi ancora la verifica di conformità per le opere. Un atto previsto per legge. In assenza, l'uso dei reparti «deve essere considerato interdetto». La diffida ha l'obiettivo di separare la responsabilità della ditta, fornitrice dei blocchi, da quella delle aziende sanitarie. Per la Med, infatti, il collaudo è un obbligo del committente. Senza tale passaggio, il quadro non vedrebbe molte alternative. L'utilizzo delle strutture sarebbe inibito, oppure ricadrebbe sotto esclusiva responsabilità dei diffidati.

I legali della Med annunciano ulteriori solleciti, per compiere le verifiche, e chiudere la vicenda in tempi rapidi. Una richiesta, sinora, misteriosamente inevasa dalle aziende sanitarie. In ogni caso, con la diffida, si ritiene sollevata da eventuali grane. Una convinzione dettata dal codice dei contratti, secondo cui al responsabile unico del procedimento spetta controllare l'esecuzione del contratto. Un obbligo da condividere con il direttore dei lavori, per i lavori, e al direttore dell’esecuzione del contratto, per i servizi e le forniture. I contratti pubblici, infatti, sono sottoposti a collaudo dei lavori e a verifica di conformità per i servizi e le forniture. Lo scopo è certificare il rispetto  dei patti contrattuali, in termini di prestazioni, obiettivi e caratteristiche del suo oggetto. Il collaudo finale, o la verifica di conformità, vanno effettuati entro sei mesi dalla fine dei lavori. Al Ruggi, il Covid center è stato ultimato a fine aprile.

Le proteste per liste d’attesa e pazienti oncologici. Ma l’ultima tegola non giunge isolata. Anzi, al San Leonardo, sembra rovente il clima post Coronavirus. E non è solo questione di temperature. Ci sono almeno due proteste degli utenti, raccolte dal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. Una riguarda la richiesta di riduzione del disagio dei pazienti oncologici, nelle fasi di pre-triage per l'accesso al day-hospital. Sono ammalati in attesa di chemioterapia.«Abbiamo ricevuto segnalazioni e rimostranze - i volontari scrivono ai vertici dell’azienda ospedaliera - da parte dei pazienti oncologici che lamentano malori per il caldo e l'eccessivo protrarsi delle operazioni di pre-triage e triage pre-accesso. Chiediamo percorsi di controllo nelle vicinanze dei locali di terapia, fornendo comode sedute ed ombra». 

Il tribunale per i diritti del malato suggerisce di destinare ai pazienti alcuni locali, attigui al reparto, ora in uso a tecnici della ditta di manutenzione. Un’altra missiva affronta il nodo delle liste d’attesa per interventi chirurgici. «Abbiamo ricevuto molte segnalazioni e reclami - sottolineano in i volontari di Cittadinanzattiva - per i notevoli ritardi e la mancanza di prospettiva per effettuare interventi chirurgici. In particolare molte segnalazioni sono arrivate per l'intervento sulle cataratte e altre patologie dell'occhio per i quali si registra una prospettiva di attesa di un anno per gli interventi pre e durante il Covid, senza calcolare le richieste che si stanno sommando nel dopo Covid. Stesse segnalazioni abbiamo ricevuto per la chirurgia generale e pediatrica, oculistica pediatrica, urologia e breast-unit». 

Secondo il Tribunale, «la nostra piccola indagine ci ha fatto appurare che la causa prioritaria di questa situazione è la mancanza di infermieri; pare che manchino nove infermieri: tre unità trasferite e non sostituite in epoca pre Covid e non rientrate, tre unità in lunga malattia, una prescritta e una in 104».Di fronte ai presunti disservizi del Ruggi, l’accusa è precisa. «Non è possibile - afferma la lettera - avere liste d'attesa così smodatamente lunghe in difformità da tutte le normative nazionali, regionali e aziendali. Il personale infermieristico deve essere utilizzato per le priorità della collettività o, in carenza, reclutato». In un mondo perfetto accadrebbe.