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Ultimo aggiornamento il 06/07/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

I lavori di completamento della S.S. 268 rischiano di bloccarsi nuovamente. Il sindaco di Angri, Cosimo Ferraioli, a poche settimane dalla prevista ultimazione, ha ordinato alla società Autostrade Meridionali s.p.a. di non procedere il 22 giugno alla chiusura in entrata del casello Angri Nord - su via Dei Goti - come era stato programmato ed annunciato dalla stessa società. 

Autostrade Meridionali, dal canto suo, ha seccamente replicato sostenendo che l’ordinanza del sindaco impedisce di proseguire i lavori di completamento, aggiungendo che la stessa appare eccedere le competenze dell’amministrazione comunale di Angri e sarebbe in contrasto addirittura con le indicazioni impartite dal ministero delle Infrastrutture e trasporti. Per concludere ha declinato anche ogni responsabilità circa gli eventuali danni economici che si dovessero verificare. Effetto immediato, quindi, blocco dei lavori. Ennesima puntata di una storia ultratrentennale. 

La S.S. 268, nota anche come Strada del Vesuvio, parte dalla periferia est di Napoli, e da lì attraversando diversi comuni alle pendici del vulcano giunge fino ad Angri. Il progetto della S.S. 268 viene concepito nel famoso periodo post-terremoto del 1980. Progetti che venivano alla luce in maniera un po', come dire, improvvisata. Tipo il rifacimento del Canale Conte Sarno per il quale si partì da 20 miliardi di lire per arrivare quasi a 200 miliardi senza completare alcunché, atteso che la fantascientifica idea di passare con un mega scatolare in cemento armato al disotto degli Scavi di Pompei si arenò miseramente, dopo aver speso decine di miliardi.

Oltre al periodo post terremoto, la S.S. 268 ed il Canale Conte Sarno, avevano in comune un’altra cosa importante, la ditta appaltatrice: il Consorzio Cooperative Costruzioni, che diventò ben noto a chi seguiva le vicende di giudiziaria dell’Agro. Episodi particolari quelli che costellarono la realizzazione della S.S. 268, come la vicenda di una industria che venne letteralmente divisa in due negli anni ‘90, in quanto il progetto prevedeva di passare al centro della fabbrica. Rispetto alle critiche ed alle domande anche di un giovane tecnico (n.d.r. chi scrive) la risposta dei progettisti fu banale ma anche disarmante “dalla cartografia avevamo visto due capannoni e non avevamo capito si trattasse della stessa attività, per cui siamo passati in mezzo”. Candidamente ammisero di non essere stati sui luoghi, ma così andò, la strada passò di lì. 

Intono al 2000 si arenò completamente l’opera, che era stata ultimata fino a Scafati, in quanto nella zona terminale erano stati sotterrati rifiuti asportando e rivendendo il prezioso “lapillo”. Doppio guadagno per i trafficanti, ovviamente decine di camion operarono, ma nessuno si accorse di niente. Solo nel 2008 comincia a sbloccarsi nuovamente la situazione, con l’Anas che avvia le procedure per riappaltare i lavori di completamento e la realizzazione del nuovo casello di Angri, per una spesa di circa 60 milioni di euro.

Non mancano le vicende surreali, anche negli anni successivi. In particolare quando sono oramai delineati e completi i tratti stradali, fino all’autostrada A3, nasce il problema dell’innesto sulla Napoli-Salerno. Si scopre che nel progetto dell’Anas, non era prevista la costruzione della stazione con caselli ed impianti, e la società Autostrade Meridionali s.p.a. declina “cortesemente” ogni coinvolgimento ritenendo che anche tale spesa dovesse essere a carico dell’Anas. Non si erano capiti. Conseguenze? Ulteriore progetto, ulteriori fondi da reperire, ulteriore appalto dell’Anas, che sembrava dovesse arrivare alla conclusione in queste settimane. 

Ora ci si accorge, che la chiusura del casello di Angri Nord, senza la preventiva apertura del nuovo casello della S.S. 268 creerebbe caos e difficoltà ai trasporti in tutta la zona. Ma vi è di più. Secondo alcuni, anche l’apertura del nuovo casello della S.S. 268 richiederebbe interventi di miglioramento ed adeguamento sulla viabilità locale, da realizzare prima della chiusura dell’altro casello di Angri Nord. Pare che tali interventi, tuttavia, non siano tutti in programma. 

La domanda nasce spontanea: dopo circa trenta anni, alcune decine di conferenze di servizi, infiniti incontri tra Ministeri, Regione, Provincia, Comuni, innumerevoli comunicati politici di autocelebrazione, migliaia di foto a beneficio dei social, siamo ancora al punto di dover comprendere quale sia il cronoprogramma, cosa si debba fare prime e cosa dopo, quali siano le opere indispensabili al contorno del nuovo casello? Prossimo rimpallo di responsabilità: chi deve realizzare, come e quando le ulteriori opere.Appuntamento alla prossima puntata, ma purtroppo non è Netflix.