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Ultimo aggiornamento il 06/07/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

Giovanni Maria Cuofano è il sindaco di Nocera Superiore.

 

A scadenze alterne si parla in maniera suggestiva della rinascita dell'Agro. Se oggi la riflessione appare forzata, artificiosa e dettata da motivazioni di tipo economico, le concause sono da ricercare in ragioni storiche più complesse: il recupero di un'identità storico culturale, se vogliamo anche turistica, che nel corso del Novecento è andata dispersa. Solo l'indagine archeologica degli ultimi cinquant’anni ha cercato di evidenziare in maniera forte, ridisegnando la mappa urbanistica antica del sostrato geografico che vede nel territorio dell'attuale Nocera Superiore, il cuore pulsante ed il centro cittadino di Nuceria. Quella piccola urbe (molto più estesa di Pompei ed Ercolano) che batteva le proprie monete e che gli storici greci e latini ricordano tra le più note e floride della Campania antica.Nuceria ha subito, nel corso del Medioevo, la sorte di tante città dell’Italia intera, fagocitate da centri sorti a posteriori, con un fenomeno di urbanizzazione altra che talvolta ne ha obliterato la memoria.

La questione più ampia ed il dibattilo riguardano un processo più esteso rispetto alla riappropriazione di un'identità urbanistica arcadica e da Grand Tour; ha piuttosto la valenza e la lungimiranza di porre al centro della Valle del Sarno quel nucleo propulsore che possa muovere economie diffuse. La discussione richiederebbe per la sua complessità maggiori approfondimenti che sicuramente è difficile ridurre alla pagina di un articolo. Ciò non ci esime dal poter dare un contributo al dibattito.

L’Agro-sarnese-nocerino è per la sua conformazione geografica “un'area vasta naturale” che, però, ha sempre avuto difficoltà nell'organizzare le sue politiche di sviluppo. Già tempo fa segnalavamo come fosse necessario promuovere una azione di trasformazione urbana comprensoriale ragionando sulla definizione di una pianificazione urbanistica che andasse oltre gli attuali confini delle rispettive entità amministrative. Ragionare di infrastrutture comuni, di aree industriali collegate, di valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico, artistico e culturale richiede da parte di ciascuno di noi una “cessione di sovranità’’ a beneficio della più grande Valle del Sarno.

Questo non crei equivoci nei lettori su un elemento che non può essere oggetto di interpretazioni o di fraintendimenti. Costruire la Valle dei Sarno non significa rinunciare all'identità di ciascuna realtà locale con le sue tradizioni, le sue corti, i suoi quartieri che devono essere un patrimonio da preservare e difendere sottratto ad ipotesi di annessione che poco avrebbero a che fare con la necessità di rendere più forte il nostro territorio. 

Quando nel 2016, con la delibera di Giunta n.135, abbiamo avviato l’idea del cambio del nome in Nuceria molti sono rimasti perplessi, l’hanno vista come una sfida lanciata a qualcuno. Abbiamo immaginato, invece, che il cambio del nome fosse un percorso di rafforzamento della nostra identità, con l’intenzione di non sostituirci agli storici ed a chi fa egregiamente questo mestiere, quanto piuttosto richiamare l’attenzione sul patrimonio archeologico di Nocera Superiore da parte degli enti sovraordinati e del flusso turistico che ben conosce le realtà di Pompei e Paestum.

Il Comune, come lo definì Galeotti, "unità naturale e primitiva base fondamentale del politico organismo", è un presidio da difendere per le sfide future. Abbiamo avuto nel corso degli anni molte discussioni su come ragionare insieme e, se in un primo momento, strumenti di concertazione come la Patto dell'Agro sembravano ben adempiere alla loro funzione strategica nel corso del tempo hanno deluso le aspettative anche perché poco spazio è stato dato alle professionalità che in queste società operavano cedendo il passo ad una applicazione puntuale del Manuale Cencelli. Oggi potrebbe essere il momento di sperimentare come strumento risolutivo l'Unione dei Comuni (art 32 del TUEL) che "finalizzato all’esercizio associato di funzioni e servizi" non calpesta la storia di ciascuna comunità locale.

Al di là delle valutazioni sul "contenitore da adottare” impellente appare da recuperare l'esercizio di una rappresentanza politica che non affidi a terzi funzioni "messianiche", ma che assuma su di sé la responsabilità di guidare una "Comunità di destino” quale quella dell'Agro. Un tempo uomini come i Colella, gli Scarlato, i D'Arezzo, gli Angrisani, i Sellitti, i Curci ed i Pucci seppero raccontare e rappresentare la nostra terra. A noi il compito di saper guardare ad un nuovo orizzonte all'altezza della storia politica che ci hanno consegnato.