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Ultimo aggiornamento il 06/07/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

Il divieto di accesso che separa le località di Grotti e di Portaromana rischia di diventare molto più che un semplice cartello stradale: potrebbe essere scelto come la linea di demarcazione che segna più che un confine amministrativo tra due municipi contigui, la barriera invalicabile del sogno della riunificazione delle due Nocera. Nonostante gli encomiabili sforzi di cittadini e associazioni, il dibattito sulla fusione delle due Nocera – brutto termine giuridico dietro al quale fa capolino il sogno della Grande Nocera – puntualmente si arresta alle porte del Municipio di Corso Matteotti, nella parte soprana della città. Finora un “NIET” di stampo sovietico ha bloccato qualsiasi tentativo di far decollare il dibattito sulla prospettiva di creare una Nocera unica e nuova (nomen omen); una Nocera che non sia la semplice somma delle realtà esistenti, ma piuttosto una realtà del tutto diversa, a cominciare da un nuovo Statuto che potrebbe essere redatto chiamando alla partecipazione i cittadini, immaginando un nuovo piano di sviluppo urbanistico che nei decenni successivi sposti l’asse della città verso sud, rivitalizzando proprio la realtà di Nocera Superiore oramai ridotta a una grande periferia.

Le due Nocera hanno più che mai bisogno l’una dell’altra: per decongestionare la zona satura di scuole e servizi, e per ridare vita, movimento, commercio, scuole, servizi ad una zona che attualmente è ridotta a un triste dormitorio. Sembrerebbe l’uovo di Colombo: eppure le resistenze dell’amministrazione cittadina di Nocera Superiore sono risultate, finora, insuperabili e hanno prodotto un effetto paradossale in una democrazia. In sostanza, si è evitato di far decollare il dibattito, tarpandolo persino con inutili deliberati di Consigli comunali e di giunte, per impedire ai cittadini di essere informati sui vantaggi che deriverebbero, soprattutto per il Comune più piccolo, dalla realizzazione della Grande Nocera. Si preferisce coltivare i luoghi comuni e incoraggiare convinzioni senza fondamento.

Il risultato plastico è che rappresentanti eletti dal popolo impediscono al popolo di esprimersi sul tema della riunificazione, così come invece vuole la Costituzione (art. 133). Il problema incrocia inevitabilmente il tema cruciale del nostro territorio: la qualità della sua classe politica e la differenza tra un amministratore e un politico. L’amministratore, anche il buon amministratore, affronta i problemi contingenti e cerca di risolverli man mano che si presentano avendo come unità di misura temporale il mandato elettorale: è in definitiva un burocrate della politica , tanto che abbiamo avuto città amministrate per anni da commissari prefettizi. Il Politico, invece, immagina, disegna e poi realizza il futuro, anche lontano, della sua comunità. A Nocera non c’è sfida più grande che dare una nuova casa alle generazioni di Nocerini che abiteranno il territorio nei secoli a venire.

Purtroppo l’arroccamento a difesa di piccole posizioni di potere rischia di vanificare l’ultima possibilità di sviluppo di due città che, continuando a rimanere divise, non hanno alcuna rosea prospettiva. Chi ancora crede in questo sogno non si arrende e spera in uno scatto di orgoglio di cittadini e classe dirigente: la proposta concreta, indirizzata ai Consigli comunali delle due città è quella di dar vita immediatamente ad una commissione mista che cominci ad affrontare seriamente la tematica della riunificazione, coinvolgendo le energie migliori , e sono tante, di cui dispongono nella cittadinanza attiva. Basta con i "No" senza ragioni. Un "No" senza ragioni è la dimostrazione più evidente che non ci sia alcuna ragione per dire "No".