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Ultimo aggiornamento il 26/05/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

La notizia è questa: in tutta Italia devono essere effettuati lavori di manutenzione in 124 gallerie. In sostanza, non sono a norma. E rappresentano un rischio per l'incolumità degli automobilisti. La cosa ci riguarda molto più da vicino di quello che possa sembrare. Nel mirino l'A30, il raccordo Caserta/Salerno. Ebbene, sono necessari interventi nelle gallerie di Santa Maria a Castello, Piazza del Galdo e Sant'Aniello. I comuni interessati dai lavori sono Mercato San Severino, Castel San Giorgio e Nocera Inferiore. Il bando complessivo emanato da Austostrade per l'Italia parla di opere per circa tre milioni di euro. Significa, in soldoni, che da anni centinaia di migliaia di automobilisti attraversano tunnel in condizioni di precarietà.

La vicenda è stata spiegata molto bene da Vincenzo Iurillo e Ferruccio Sansa in una inchiesta apparsa ieri sul Fatto. Un'inchiesta che permette di capire come nasce questo ennesimo pasticcio all'italiana. Spiegano gli autori del pezzo: "Una diffida ad Autostrade a mettere in sicurezza 124 gallerie che non sono a norma. È un atto depositato il 6 novembre scorso dalla Commissione per le gallerie del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici. "La Commissione, tenuto conto della non conformità ai requisiti indicati nei decreti e delle necessità di disporre la mitigazione dei rischi… diffida Autostrade a mettere in sicurezza le gallerie comprese nell’elenco con il completamento di tutti i requisiti minimi previsti per legge”. Come si legge nel documento di 7 pagine tutto parte dall’obbligo di adeguare almeno un centinaio di tunnel alle norme europee del 2006 che “hanno lo scopo di garantire un livello minimo sufficiente di sicurezza degli utenti nelle gallerie autostradali della rete transeuropea”. Purtroppo molte gallerie della nostra rete non sono ancora a norma. “Autostrade – come ha spiegato al cronista una fonte interna – aveva presentato un piano di interventi provvisori, in attesa che fossero eseguiti quelli definitivi”. Un metodo al risparmio già seguito, e bocciato, quando si è trattato di mettere mano agli adeguamenti delle barriere di sicurezza sui viadotti, sottoposte ai sequestri della procura di Avellino in mezza Italia".

Gli autori proseguono: "Per le gallerie, ecco invece il parere della Commissione che diffida Autostrade e indica le soluzioni da adottare nei tunnel. A cominciare dalle “opportune misure di limitazione della circolazione… limitazioni della velocità, distanze minime tra veicoli, divieto di sorpasso per autobus e camion oltre le 3,5 tonnellate”. Dovranno poi essere individuati percorsi alternativi per i mezzi che trasportano sostanze pericolose, vietandone il passaggio dove non ci sono sistemi per drenare liquidi infiammabili e tossici. La Commissione si sofferma anche sull’illuminazione: la mancata presenza di un sistema adeguato deve essere segnalata prima della galleria e devono essere presenti nel tunnel delle lampade portatili in corrispondenza delle postazioni di emergenza (dove queste sono presenti, un altro problema da risolvere). Si richiede che le gallerie siano messe in connessione con un centro di controllo. Si richiede di “incrementare la sorveglianza anti-incendio” con squadre “munite di mezzi idonei”, che possano garantire tempi di intervento non superiori ai 5 minuti dall’allarme. Le gallerie senza collegamento idrico dovranno avere provviste di almeno 10 metri cubi d’acqua". Rilievi anche per il sistema di semafori che andranno installati all’ingresso del tunnel e anche all’interno di quelli lunghi oltre un chilometro. Nelle gallerie sprovviste di stazioni di emergenza dovranno poi, ogni 250 metri, essere posizionati estintori portatili. C’è infine la necessità di garantire le comunicazioni nelle gallerie dove non siano presenti stazioni di emergenza: occorre “garantire la copertura Gsm (i telefonini, ndr)… e utilizzare ponti radio”.

Infine: "Autostrade in una nota ha dato la sua versione dei fatti: “L’adeguamento degli impianti nella gallerie gestite da Aspi e citate nel rapporto è in corso nel 90% dei casi (alcuni interventi sono già conclusi), per il restante 10% sono in corso le gare d’appalto… gli interventi previsti non riguardano la sicurezza strutturale”. Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha aggiunto: “Non c’è un rischio, ma un’attività di adeguamento a norme obbligatorie. È un’attività comunque in ritardo”. Insomma, non si tratta di rischi strutturali come quelli rivelati dal crollo di due tonnellate di cemento nella galleria Berté sulla A26. Ma si tratta pur sempre di sicurezza per gli automobilisti e, come ha confermato il ministro, di “attività svolta in ritardo”.