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Ultimo aggiornamento il 24/01/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

Giuseppe Canfora, Peppe per amici e nemici, è il sindaco di Sarno. E' del Pd. Le cronache raccontano che appena iniziò a parlare, subito dopo mamma e papà, pronunciò un altro nome: Vincenzo. Dopo capiremo perché. Medico stimato, ha guidato la città per anni ed è stato presidente della Provincia. I primi segnali di qualche scompenso si sono avuti pochi mesi fa.

Appena rieletto si becca, in primo grado, una condanna a due anni per tentata concussione. Grazie a un cavillo evita la sospensione prevista dalla legge Severino. Così Peppe, invece di andare a Pompei a piedi, grida alla "strumentalizzazione", al "complotto" e invoca, naturalmente, la presunzione di innocenza fino al passaggio in giudicato della sentenza.

Ma ormai siamo al delirio, politico naturalmente. Il video che lo ritrae sul palco alla fine dei festeggiamenti del Natale sarnese mentre urla, indemoniato, "io sono Peppe Canfora, io sono il migliore", in puro dialetto locale, è un esempio classico di amministrazione etilica. Il concetto è questo: io sono il capo, io comando, io decido e voi fate quello che io dico.

Un sincero democratico. L'altra sera, in Consiglio comunale, ha concesso il bis. Maggioranza e opposizione ragionavano civilmente sui lavori di rifacimento di una strada quando Peppe è arrivato, ha sparigliato il tavolo, mettendo in evidente imbarazzo un suo assessore. 

Per capire quello che sta succedendo dobbiamo ricordarci la terza parola che Peppe disse appena iniziò a parlare: Vincenzo. Ma non ha nulla di De Luca, nemmeno del peggior De Luca.