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Ultimo aggiornamento il 24/01/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

In queste terre disgraziate si diventa eroi solo da morti, morti ammazzati dalla camorra. Marcello Torre, però, voleva solo essere un sindaco "normale". Non glielo hanno permesso. Lo uccisero l'undici di dicembre del 1980, pochi giorni dopo il terremoto. Poi le solite inchieste italiane che durano decenni e arrivano a mezze verità.

E così Marcello Torre, avvocato di Pagani, è diventato, suo malgrado, un simbolo. A volte, però, si dimentica che dietro queste icone involontarie ci sono persone, familiari, affetti, amici. E l'unica cosa che si può fare per mantenere vivo un ricordo è preservarne la memoria, far sì che una storia drammatica rappresenti, comunque, un insegnamento. Sembra che a Pagani questa cosa, almeno alcune persone, non l'hanno capita.

Ne sono un esempio le polemiche miserabili sull'intitolazione di una strada o una piazza al penalista trucidato quasi quarant'anni fa. Ogni volta che se ne parla è come se venisse premuto di nuovo il grilletto. Sul suo profilo Facebook la figlia di Marcello Torre, Annamaria, ha scritto, anche a nome della madre, Lucia de Palma, una nota amara. 

Leggiamo: "In questi ultimi dieci anni la memoria, l’esempio nonché l’integrità morale di Marcello Torre è stata offesa, e con lei tutta la famiglia. Fummo definiti “vivi che generano polemiche”. Anni fa, dopo la "tarantella" della intitolazione a mio padre, scrivemmo che non gradivamo nulla, né piazze, né strade, né altro dal Comune di Pagani. Ho appreso di nuovo le notizia solo da fonti giornalistiche o da spot elettorali".

Quindi la scelta di campo, netta e chiara: "La mia, la nostra risposta è no, ieri come oggi. Piuttosto si ricordasse mio padre nelle buone pratiche della Pubblica Amministrazione, nonché nel rispetto e osservanza delle leggi. Siate sempre degni del mio esempio e del mio impegno civile (Marcello Torre dalla lettera testamento del 30/05/1980)".

Di fronte a queste parole, di fronte al dolore, possiamo solo dire una cosa: in questa vicenda abbiamo perso tutti e il sacrificio del sindaco avvocato rischia di rimanere invano condannando le nostre terre a un oblìo che, certe volte, è peggiore anche della morte.