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Ultimo aggiornamento il 24/01/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

La questione è in parte nota. Alcuni consiglieri di opposizione a Sarno (Agovino, Aliberti, Montoro, Crescenzo, Cocca, Giordano, Odierna e Rega) hanno scritto al segretario del Comune, all'Anac e alla procura di Nocera. In sostanza, nel mirino sono finiti affidamenti alla coop Agenzia Selezioni e Concorsi di Salerno, guidata da Alessandro Montuori, arrestato perché coinvolto in un'inchiesta della procura di Nola.

In questa storia bisogna fare molta attenzione alle date. L'arresto di Montuori risale al mese di dicembre del 2019. E la sua coop ha avuto almeno due incarichi dal municipio sarnese il 16 di dicembre, dieci giorni dopo l'esplosione dello scandalo. Sulla base di ciò i firmatari hanno chiesto un controllo su tutti gli affidamenti concessi a Montuori. Intuitivamente abbiamo l'impressione che, da un punto di vista formale, poco si possa imputare all'esecutivo del sindaco Canfora.

Affrontiamo la questione perché ci sembra emblematica rispetto a un problema più lacerante. In politica esistono questioni di legalità e questioni di opportunità. Spesso gli amministratori si difendono dicendo di avere semplicemente seguito le procedure. Nel caso di Sarno, però, una maggiore prudenza nell'esaminare tutta la pratica sarebbe stata, come dicevamo, opportuna, senza esporre, naturalmente, l'Ente a vertenze che avrebbero potuto vederlo soccombente.

Capiamo che non è semplice, ma bisogna tirare una linea. E come si può farlo in Comune dove il sindaco, condannato in primo grado a due anni per tentata concussione, ha sfruttato una lacuna delle legge Severino per restare in carica, evitando la sospensione, invece di dimettersi? La nostra classe politica, di solito, non conosce la lealtà. E la cosa più grave è l'uso di codici e pandette per nascondere una pochezza morale da miserabili.