info@saleincorpo.it
Testata registrata presso il tribunale di Nocera Inferiore n.86 del 13/02/2017.
Direttore responsabile Alfonso Tramontano Guerritore / Editore Carlo Meoli. Questo sito non riceve contributi da enti pubblici. Sostieni Saleincorpo, sito indipendente. Puoi farlo versando un contributo a piacere e su base annua sul c/c bancario IT96G0538776270000000001187 intestato a Carlo Meoli. Causale Sostengo Saleincorpo. Grazie.
Code & Graphic by iLab Solutions
Ultimo aggiornamento il 24/01/2020

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Alcuni giorni fa Enrico Fierro ha ricordato la figura di Franco Nisticò, calabrese onesto e coraggioso. Sempre in prima fila nella difesa della sua terra negli ultimi anni era stato uno dei maggiori contestatori del progetto del ponte sullo Stretto. Nisticò rappresenta quel Sud che ci piace: orgoglioso, autentico, pulito e non piagnucolante. La sua figura è tra quelle che aiutano il Mezzogiorno a crescere. Il pezzo di Fierro è apparso sul "Fatto".

 

Caro Coen, sono reduce da un soggiorno di due settimane in Calabria. Conosco quella realtà. So decifrare il chiaro e lo scuro di quella terra sfortunata e martoriata dall’indifferenza dei governi, da una mafia che è la più potente al mondo, e da una classe politica locale che, salvo rarissime eccezioni, è la causa principale dei mali che affliggono i calabresi.

Ma la Calabria che amo è quella fatta di uomini e donne forti, gente che ogni giorno cerca di vivere con onestà, di resistere e di cambiare lo stato delle cose. Ho incontrato i figli di Franco Nisticò, e ancora una volta abbiamo parlato del padre. Franco, un combattente, un “capopopolo”. Parola che nel Sud non suona offensiva, ma è pronunciata con rispetto e affetto. Il “capopopolo” è un uomo che lotta, che si mette in prima fila, che si fa carico dei problemi della sua comunità anche sacrificando se stesso. Franco Nisticò era tutto questo.

Alto, imponente, la voce da tenore che gli consentiva di tenere un comizio senza il fastidio di microfoni. Morì, ancora giovane e con i figli ragazzi, dieci anni fa, il 19 dicembre del 2009. Parlando a migliaia di persone calate in Calabria per dire il loro No al Ponte sullo Stretto. Franco si stava battendo contro quell’opera inutile e per il rinnovamento della Statale 106, la lunga arteria che congiunge la Calabria Jonica con la Puglia. La strada della ‘ndrangheta e della morte. Salì sul palco e parlò di unità. “Tutti noi, vecchi e giovani, siamo la speranza di questa Calabria abbandonata da tutti”, questo disse usando tutto il fiato che aveva nei polmoni. Scese dal palco e morì, stroncato da un infarto e dai colpevoli ritardi dei soccorsi. Dieci anni dopo, Franco sarà ricordato con dibattiti e cerimonie e con uno spettacolo teatrale, “Spartaco strit viù”, di Francesco Gallelli, Luca Michienzi e Annamaria De Luca. Perché Franco Nisticò per tutta la vita questo è stato, un moderno Spartaco, un uomo che aveva “fame e sete di giustizia”. Come la gente migliore della sua Calabria.