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Ultimo aggiornamento il 24/01/2020

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Un'idea di Carlo Meoli

E’ un uomo generoso e altruista, Alberico Gambino. Non può negarlo nessuno. I paganesi lo hanno capito e gli donano voto e cuore, riconoscendone la magnanimità. 

 

Se il tono apparentemente insolito di questa breve introduzione sembra scherzoso, tale non è. Perché per comprendere i fenomeni, in questo caso l’eccezionale consenso del personaggio politico, basta guardare alle cose. La generosità del sindaco e consigliere regionale è un aspetto evidente in tutta la sua parabola, con sprezzo delle conseguenze. Capace di metterci la faccia e di farsi da parte, per cause di forza maggiore, lasciando altri a comandare in suo nome.  

 

Nel 2009 Gambino lascia la guida della città al suo vice, Salvatore Bottone. Lui viene sospeso dai pubblici uffici perché condannato per peculato, e Bottone diventa sindaco facente funzioni. Passano due anni, e la storia si ripete. Nel marzo 2011 Gambino torna in sella dopo la sospensione, ma a luglio viene arrestato nel blitz Linea d’ombra. Stavolta il ruolo di primo cittadino tocca all’avvocato Fabio Petrelli, nominato vicesindaco nel primo rimpasto. Durerà fino allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche disposto dal ministero dell’interno nel 2012. Ancora, ed è storia recentissima, per la terza volta Gambino perde la carica di Sindaco. Stavolta scatta la legge Severino, e lui decade. Di nuovo il vento contrario lo caccia da palazzo San Carlo, e il suo posto passa alla vice, Annarosa Sessa. Si tratta del terzo “Sindaco di nessuno”, nominato e gradito a Gambino.  

 

A distanza di anni, Petrelli resta nella costellazione dei gambiniani. Come la Sessa, erede designata, sempre vicina al suo mentore. Massimo D’Onofrio, eterno secondo di scuola missina, non ha mai avuto l’onore della massima carica: lui fu vicensindaco nel 2002, ai tempi del primo mandato di Gambino, quando il reame non aveva ombre. Bottone, democristiano, ha rotto i ponti durante il suo ruolo di facente funzioni, per poi essere rieletto, da solo, sotto il tiro dei fedelissimi del più amato dai paganesi.

 

Alberico Gambino ha passato gran parte dei suoi mandati altrove, lasciando il paese impelagato con sostituti più o meno casuali, mai voluti né eletti. La vacatio provocata, volente o nolente, porta la sua firma. Le assoluzioni incassate nei vari processi non alleviano la pena di chi lo aveva scelto, salvo ritrovarsi alle prese con un sindaco sospeso, incandidabile, impossibilitato ad esercitare le sue funzioni, per una ragione o per un'altra.  Un primo cittadino fantasma, che quando c’è, firma decreti, nomine e decisioni d’autorità, da esasperato cultore del berlusconismo, prima, e poi di un sovranismo di senso popolare. Come un sempiterno re di Pagani. Capace di prestare il suo potere ai fedeli.  

 

 

 

Lunga vita al sindaco invisibile e ai suoi vice, sovente meri prestanome, mai eletti ma sempre fedeli al re, pronti a prenderne il posto. Più o meno per caso. 

 

 

 

 

 

Alfonso Tramontano Guerritore