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Ultimo aggiornamento il 13/12/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Il boss Antonio Pignataro, dopo due anni di carcere, torna in libertà. Era stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta su politica e camorra a Nocera. Per essere precisi, ha l'obbligo di dimora e non può uscire di casa delle ventidue alle otto. 

E' una doppia vergogna. In primo luogo è indecente un sistema che abusa della carcerazione preventiva violando, oltretutto, un principio costituzionale. Questo discorso vale per tutti, anche per Pignataro. Poi c'è un secondo aspetto della vicenda non meno inquietante.

Pignataro, ritenuto dagli inquirenti esponente di spicco della criminalità nell'Agro, ha confessato di avere partecipato a uno dei più odiosi crimini di camorra: l'assassinio della figlia del giudice Lamberti, la piccola Simonetta. Aveva la sola colpa di essere nella vettura insieme al padre che si salvò per miracolo. Pignataro ha fatto i nomi degli altri presunti partecipanti all'agguato. Sarà un caso, certamente, ma, nel frattempo, sono tutti morti e non si possono difendere.

Era uscito una prima volta dalla galera per motivi di salute e, sempre stando a quello che ritengono gli investigatori, era così malato da avere la forza di organizzare un clan. Allora, sarà anche tutto legittimo da un punto di visto legale, ma come è possibile che una persona del genere sia a piede libero con minime restrizioni?