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Ultimo aggiornamento il 22/10/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Con un provvedimento che appare sempre più immotivato la magistratura impedisce all'ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, di tornare nella sua città dopo un esilio durato quasi un anno e una inchiesta piena di falle. E non può nemmeno assistere il padre, un anziano maestro gravemente malato. Sulla questione pubblichiamo un pezzo di Enrico Fierro apparso sul "Fatto" di oggi.

"Caro Signor Roberto, poche parole per augurarle tutto il bene del mondo. So bene che per Lei questi sono giorni tristissimi, il suo fragile corpo di novantenne sta combattendo una dura battaglia per strappare altri giorni alla vita. Lei è stato maestro elementare, ha aiutato intere generazioni a crescere. Bambini diventati adulti che si sono affermati, altri che hanno lasciato gli aspri monti della Calabria per cercare pane, lavoro e dignità in mille altrove. Molti si sono ricordati di Lei e dei suoi insegnamenti, tutti la chiamavano “professore” quando la incontravano per le strade di Riace, come si faceva con i maestri di scuola e di vita di un tempo. Col suo lavoro Lei ha onorato l’Italia, l’ha aiutata a crescere e a diventare un Paese moderno, per tutto questo, nessuno Le ha mai conferito riconoscimenti o medaglie. Anzi, con Lei, lo Stato si è mostrato patrigno, un nemico crudele e ingiusto. Dei suoi tre figli, solo due hanno la libertà di starle accanto in questi giorni di dolore. Uno, Mimmo, il figlio più fragile, non può farlo. Mimmo, o Mimì, battezzato Domenico, è stato il sindaco di Riace, il combattente che aprì un paesino morente al resto del mondo parlando e praticando umanità e solidarietà tra i popoli. È sotto processo, schiacciato da 15 capi di imputazione gravissimi. Da 300 giorni vive da esiliato perché norme e cavilli lo incatenano e gli impediscono di entrare a Riace, bussare alla porta di casa e darLe, finalmente, un abbraccio. Per Suo figlio lo Stato non ha alcuna comprensione, per lui e per tutti i poveri “la legalità e la giustizia” sono “un mostruoso meccanismo ostile”, come disse anni fa Piero Calamandrei. Suo figlio, il testardo Mimmo, non chiede pietà, ma giustizia. Caro Roberto Lucano, non sono nessuno, ma credo fermamente che lo Stato debba chiederLe umilmente scusa. L’Italia buona è con suo figlio Mimmo e con la Sua famiglia, l’Italia del potere e della malvagità no. Tanti auguri caro Maestro".