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Ultimo aggiornamento il 17/09/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Alberico Gambino è tornato anche se, forse, non se n'era mai andato. Ha sfiorato l'elezione a sindaco di Pagani già al primo turno. Un fenomeno. E' passato attraverso tutto: sindaco più votato d'Italia, un arresto per camorra, l'assoluzione definitiva, la Regione ma, alla fine, è tornato nella sua Pagani.

E la città non ha "tradito". E' difficile pensare che Gambino possa esistere senza Pagani. Ne rappresenta il ventre molle. Lui è la Madonna delle Galline, quel mix di sacro e profano dove la contaminazioni, e anche le collusioni, sono accettate come un fatto normale. Il suo modo di fare politica è quanto di più lontano dalla nostra concezione di una sana amministrazione della cosa pubblica. Alberico, però, resiste a tutto. In occasione del suo matrimonio va in strada a distribuire confetti ai cittadini. Quando, come qualcuno racconta, vive una situazione di difficoltà economica, dovuta anche alla gravi grane giudiziarie, diventa testimonial di un noto negozio di ottica della città.

Dicono che rappresenta il vecchio, ed è vero. Ma, guardando le altre liste, se si esclude il candidato del M5S Santino Desiderio, non c'erano tanti volti freschi e giovani. E nonostante la rottura con il potentissimo Edmondo Cirielli, lui è sempre lì. Addirittura c'è chi ritiene che sia uno dei perni per la costruzione di un nuovo polo moderato. Gambino, però, non è un "moderato". Lui è pancia. Riesce a parlare ore senza dire assolutamente nulla. Pagani è una città strana. Qualcuna direbbe contraddittoria. I paganesi sono leali e per questo non tollerano il tradimento. Ecco perché l'aplomb bottoniano non poteva fare presa a lungo.

Il ballottaggio di domenica dovrà dare una risposta: se è vero che Gambino non può esistere senza Pagani, potrà mai Pagani esistere senza un Gambino?