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Ultimo aggiornamento il 17/09/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Il sindaco Marcello Torre voleva una Pagani libera e civile. Lo scrisse nella sua lettera testamento. Parlava di un sogno. Lo uccisero poco dopo. 

 

Le parole sono sempre rivelatrici, anche in questa campagna elettorale per le amministrative. Gli slogan, le frasi, riportano sproloqui e abusi. Tutti hanno visioni, sogni, desideri. Molti puntano al cielo e alla luna. Onestà, libertà e fratellanza si sprecano. Senza contare la parola “nuovo”, del tutto fuori luogo per chi ha contribuito alla irreversibile distruzione del tessuto sociale della città. Per chi l’ha condotta sull’orlo del dissesto e nel baratro dello scioglimento per infiltrazioni. 

 

A tal proposito senza sprecare chiacchiere, ho cercato disperatamente la parola “camorra” nei programmi e nei discorsi elettorali. Ho cercato la parola “droga” e “malavita”. Le ho cercate perché rappresentano realtà sociali ed economiche dure, violente e dolorose per la nostra città, reduce da un recente scioglimento, con un processo in corso per infiltrazioni criminali organizzate nell’amministrazione che tutti sembrano aver dimenticato, con una infinita sequenza di procedimenti per traffico e spaccio di stupefacenti a testimoniare una delle poche voci in attivo dell’economia locale, assieme all'edilizia e al cemento. Lo stesso cemento, quello della ricostruzione post-terremoto, contro cui Marcello Torre si schierò, pagando con la vita.   

 

Nella città di Antonio Esposito Ferraioli, cuoco ucciso dalla camorra, del carabiniere Marco Pittoni, morto durante una rapina, l’importante è partecipare. E contare le preferenze, offrire, promettere. Pagare qualche bolletta, qualche spesa. Dispensare. Elargire. E poi scriviamo “legalità” a lettere cubitali nei programmi, se va bene, e poi promuoviamo le iniziative. Facciamo memoria. Magari antimafia. Che Guevara. Mussolini. Salvini. Con un bel po’ di canzoni a fare da colonna sonora, con le immancabili tammurriate, le promesse di lavoro, e tutto bene, di male in peggio, si salvi chi può. 

 

Ma per favore certi argomenti no. Certe parole no. Non ora. Non sotto elezioni. Parliamo di lavoro, vivibilità, commercio, ambiente, cani, gatti e biciclette. Anche di onestà e trasparenza. Mi raccomando. Che nessuno getti fango sulla città. 

Sulla nostra città libera e civile.

 

Su un sogno. 

 

 

 

 

 

 

 

Alfonso Tramontano Guerritore