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Ultimo aggiornamento il 17/09/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Ero un giornalista precario e lavoravo alla redazione dell'Indipendente a Roma. Parliamo della metà degli anni Novanta. Mi chiamò il capo. Di solito, quando lo faceva, era per commissionarmi qualche intervista. Stavolta no. "Guarda che oggi pomeriggio, a piazza Navona, succederà un casino. Pannella ha detto che fumerà una canna in pubblico. Vai e vedi che succede. Torni e ne parliamo".

In quel periodo il Partito Radicale, che tutta l'Italia laica dovrebbe ringraziare per le grandi battaglie civili portate avanti per anni, conduceva una campagna per la legalizzazione delle droghe leggere. L'intenzione di Marco, così diceva ai giornalisti di chiamarlo, era chiara: farsi arrestare in pubblico per sollevare un problema reale e avviare una discussione su un tema drammatico come la tossicodipendenza. E così fu.

Arrivò a piedi con alcuni compagni di partito e andò a sedersi dietro a una scrivania improvvisata, accerchiato da poliziotti e carabinieri. Parlò, spiegò il senso di quella protesta civile e non violenta. Poi il gesto: tirò fuori dalla tasca della giacca un canna e l'accese. Immediatamente fu arrestato, caricato a forza su un'auto della polizia e portato via.

Come succedeva sempre in casi del genere, tutto fu trasmesso in diretta da Radio Radicale. Tornai in redazione con il taccuino zeppo di appunti e parlai con il capo. Andava imbastito, anche in tempi brevi, un pezzo. Mi misi di fronte al terminale e, di getto, mi venne in mente l'attacco. Suonava, più o meno, così: "Ieri pomeriggio è stata commessa un'ingiustizia. Un attivista per la difesa dei diritti civili, Marco Pannella, è stato arrestato in piazza Navona solo perché ha difeso un'idea con una provocazione. E' finito in manette perché ha fumato un canna in pubblico". 

Ero convintissimo che il capo avrebbe cambiato l'attacco. Consegnai il pezzo, lo lesse e non disse una parola. Il giorno dopo, leggendo il mio articolo, vidi che non era stata spostata una virgola. Quel gesto, quello canna fumata in pubblico, ci aveva reso un Paese migliore. E mi ha reso un uomo migliore.