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Ultimo aggiornamento il 16/07/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Pubblichiamo questo intervento del sindaco di Nocera Inferiore Manlio Torquato.

Parlare di nomi, di piazze e strade, di storia, non è compito estraneo ad una Amministrazione comunale. Non si vive di solo pane, fognature, strade e contravvenzioni. Esprimiamo anche una visione culturale e politica, quando votiamo, quando governiamo. E Nocera non è la periferia del mondo. Né ripiegata solo sull' ombelico della sua storia cittadina. Dei suoi protagonisti, delle sue memorie. Ecco perché ho voluto cogliere il momento del dibattito nazionale sulle divisioni della politica e generate dalla politica negli ultimi 25 anni, e negli ultimi mesi, per fare una proposta che porterò avanti nella Commissione Toponomastica comunale.

La suggestione viene dal libro, non ancora letto, di Antonio Padellaro, fondatore e primo direttore de Il Fatto Quotidiano, e richiamata da un bell'articolo di Marcello Veneziani sul "Gesto di Almirante e Berlinguer". Le recensioni bastano a comprendere il senso di quel titolo. E, per richiamo, della mia proposta. Almirante e Berlinguer furono protagonisti, all'opposto, di due forze politiche di massa antisistema negli anni della cosiddetta Prima Repubblica. Post fascista il primo. Comunista il secondo. Due forze politiche della storia italiana ed europea. Hanno però simboleggiato anche uno stile, personale e politico, che ha raccolto credibilità e stima diffusa. 

La gente non rinfaccera' mai, all'uno o all'altro -se non per la pigra faziosità di alcuni, che ancora si abbarbicano alle divisioni della storia di 70 anni fa, per alibi alla propria incapacità di guardare oltre o per rendita di posizione politica- di esser stati fascista l'uno comunista l'altro. Sarebbe come inchiodare Craxi e i socialisti alla corruzione politica dell'Italia repubblicana o Andreotti e i democristiani a quella mafiosa. Una "bestialità" in entrambi i casi. Una non verità. La storia ha molte facce e molti punti di vista, ma quando passa il tempo si sedimenta (o meglio, si dovrebbe) una coscienza comune, un denominatore comune del Paese che si riconosce in uomini e simboli che non a caso raccolgono stima postuma e trasversale.  Ma bisogna saperla riconoscere. E i simboli, gli uomini (ad Almirante e Berlinguer sono riconosciuti nel Parlamento italiano per il loro ruolo nell'italia democratica con tanto di busto celebrativo lungo i corridoi di Montecitorio), servono a questo.

Qui non è in discussione la democrazia (che è un metodo, non un valore) o la libertà (che è un valore e non un metodo) come elementi fondanti della nostra storia recente, e che fu, nelle loro storie personali e parlamentari,  luogo praticato e riconosciuto, da entrambi, nonostante le loro etichette. Non è questione di fascismo e comunismo. Quanto è questione di riconoscere finalmente una riconciliazione oggi grazie a chi in un passato recente a pieno titolo ha rappresentato con la propria vita politica, due delle storie più significative del Paese. Se vogliamo continuare a credere nell'Italia quale patria comune. e nella democrazia non solo quale metodo ma anche come valore.