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Ultimo aggiornamento il 21/03/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Un patto tra servizi segreti, camorra e terroristi liberò l’assessore regionale all’urbanistica Ciro Cirillo, sequestrato il ventisette aprile 1981, uomo chiave della ricostruzione per il terremoto del novembre 1980 in Campania, esponente della Democrazia Cristiana. La trattativa avvenne con la mediazione di Raffaele Cutolo, il boss della Nuova camorra organizzata, ponte tra Sismi, Sisde e le Brigate rosse. I soldi del riscatto, oltre un miliardo, arrivarono dai costruttori napoletani, quelli che avrebbero messo le mani sugli appalti. Il boss avrebbe dovuto ottenere agevolazioni: una perizia psichiatrica favorevole per uscire dal carcere, e altri utili per la sua organizzazione. Ma qualcosa andò storto, e mentre i giornali diffondevano documenti falsi, la Dc fece fronte comune, nonostante chiari elementi avvalorassero il patto criminale.  

Gli incontri tra faccendieri dei servizi segreti, generali, politici, boss e brigatisi avvennero nel carcere di Ascoli Piceno, dove regnava indisturbato il capocamorra Cutolo: «avrei potuto intervenire anche per Moro», riferì tra mezze verità e allusioni, «ma me lo impedirono»

 

 

 

Nel corso del sequestro Cirillo venne accertato l’intervento attivo del boss, sollecitato espressamente dai servizi segreti, politici della Dc e funzionari ministeriali: i brigatisti ottennero armi e denaro, raccolto su input della Dc tra gli imprenditori. A capo della colonna napoletana delle Br c’era il criminologo Giovanni Senzani. Sul versante politico, il potentissimo Antonio Gava, poi ministro dell’interno, assolto per insufficienza di prove al processo ma ritenuto certamente consapevole dei rapporti tra politici e camorristi, e Francesco Patriarca. La sinergia Br-Nco eseguì attentati e accordi, scambiandosi favori e appoggi: non appena liberato, l’assessore fu “prelevato” dai servizi segreti e sottratto ai magistrati per essere portato a colloquio altrove. Dai politici Dc. Cominciarono le sparizioni di documenti, le mancate verbalizzazioni e le ritrattazioni. Un anno dopo il rilascio di Cirillo fu ucciso il poliziotto Antonio Ammaturo, brillante vicequestore impegnato in indagini decisive sulla trattativa, l’uomo dello stato che aveva combattuto br e Nco definendo Cutolo «un cialtrone» prima di puntare agli aspetti politici della vicenda. Poi cominciò un lungo elenco di morti, molti dei quali testimoni, attori principali o secondari della vicenda, tra esecuzioni, bombe, la decapitazione del criminologo Aldo Semerari, perito della Nco, e diversi infarti in giovane età. In quella fase, l’egemonia camorristica passò dalla Nco alla Nuova famiglia di Carmine Alfieri, che ereditò gli appoggi istituzionali di Cutolo dando il via ad una campagna di sangue che colpì i Cutoliani sgominandoli di fatto. E il boss fu tradotto in isolamento al carcere dell’Asinara. Cutolo aveva perso, ma la camorra no. 

Quando l’istruttoria sul caso Cirillo fu conclusa, il presidente del consiglio Ciriaco De Mita si scagliò in parlamento contro il giudice Carlo Alemi, l’uomo che aveva da solo condotto le indagini sul patto, parlando di scacco alla democrazia sulla base di sospetti. La mole dell’indagine fu di molto ridimensionata dalla procura stessa, lasciando fuori coinvolgimenti eccellenti. All’appello, tra le altre cose, mancava un plico investigativo del vicequestore Ammaturo, consegnato al fratello, anche lui morto in circostanze strane, le annotazioni sui registri del carcere di Ascoli e una lunga serie di fogli e missive. In particolare, sparirono dei biglietti originariamente rinvenuti a casa di Cutolo, firmati dai politici, alcune cartoline inviate dal ministero della difesa dalla Camera dei deputati, oltre ad un’agenda col numero del sottosegretario agli interni. Per alcuni, si trattava di «amicizie, simpatie». Nel 1994 Cutolo avviò la collaborazione con lo stato, parlando di esponenti dc impegnati nella trattativa, prima di un clamoroso dietrofront.  

 

 

 

 

 

 

 

Fu il primo esempio di trattativa stato-mafia. Il primo patto occulto. Un accordo tra poteri, come avvenuto tra Cosa nostra e pezzi di istituzioni nella stagione delle stragi di mafia. Con il terrorismo politico e lo stato ad interloquire mediante la malavita organizzata napoletana. Per meglio comprendere la vicenda, è fondamentale la lettura del testo del giudice Alemi, titolare dell'inchiesta: "Il caso Cirillo: la trattativa stato-br-camorra"

 

 

 

 

 

 

Alfonso Tramontano Guerritore