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Ultimo aggiornamento il 25/02/2024

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Un'idea di Carlo Meoli

La sorpresa è stata tanta quando i candidati al concorso di magistratura mercoledì si sono presentati alla Fiera di Roma per sostenere la prima prova scritta.

Non per le tracce d’esame, più o meno difficili e inaspettate, ma per l’accoglienza ricevuta. A consegnare i fogli e le penne con cui hanno poi sostenuto la prova e a controllare che tutto procedesse regolarmente sono stati infatti dei soldati dell’esercito italiano.

All’8° reggimento bersaglieri è stato affidato il compito di vigilare sul normale svolgimento della prova del concorso per supporto logistico insieme a finanzieri e polizia penitenziaria. In pratica sono stati schierati dei militari per impedire alle centinaia di ragazzi e ragazze presenti di copiare, oppure di portare dentro l’aula alimenti non permessi o bottiglie non trasparenti o regolare l’accesso all’aula.

Perché in fondo la deterrenza è importante. E al ministero devono aver pensato che trovarsi nei paraggi un militare, pronto a fulminarti con lo sguardo perché stavi sbirciando il foglio del vicino di banco, avrebbe prodotto risultati migliori rispetto a quelli di un semplice professore o di un membro di commissione.

Così, con uniforme mimetica, i soldati hanno svolto il proprio dovere nonostante girare tra i banchi e sorvegliare i candidati non rientri esattamente nelle loro mansioni. Il reparto utilizzato è, come sottolinea il ministero della Difesa, uno dei reggimenti con maggior esperienza fuori area, con la bandiera di guerra decorata con medaglie d’oro, argento e bronzo al valor militare. «Mi hanno fatto un po’ pena», racconta un ragazzo che ha partecipato al concorso, mettendo in luce tutta la stranezza della situazione.

L’OPERAZIONE STRADE SICURE

Insomma, quelli schierati alla Fiera di Roma sono soldati preparati per operare in contesti difficili. Anche se è vero che oggi, su tutto il territorio nazionale, militari sono già attivi nell’operazione Strade sicure, lanciata nel 2008 e prorogata nel 2020 «in relazione alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo».

L’idea di utilizzare i soldati come «agenti di pubblica sicurezza», però, viene pesantemente criticata negli ambienti militari. In Francia, l’operazione analoga, Sentinelle, è stata bocciata dalla Corte dei conti nel 2022, mentre in Italia nel 2013 è stata giudicata positivamente perché Strade sicure ha fatto risparmiare qualche milione. Anche se il suo impatto reale sul crimine è difficile da valutare. Nel 2024 saranno ben 6.800 gli uomini e le donne dell’esercito impegnati in tutta Italia, numeri che tornano a crescere dopo la parziale riduzione decisa dal governo guidato da Mario Draghi. Solo a Roma, quest’anno, saranno 1.394, spiega il Viminale. Eppure il ministro della Difesa Guido Crosetto era stato chiaro. Pochi mesi fa, nel Documento programmatico pluriennale per la Difesa, aveva spiegato quali fossero le sue priorità per rimodellare l’intero settore.

«Negli ultimi 30 anni, grazie ai benefici derivanti dall'appartenenza alla Nato, l’Italia ha potuto impiegare il suo strumento militare prioritariamente nella conduzione di operazioni e missioni per il mantenimento della pace e della stabilità internazionale nonché in operazioni di concorso, con le altre amministrazioni dello stato, in particolari casi di straordinaria necessità e urgenza», aveva premesso Crosetto, che poi aveva avvertito: «È un lusso che oggi, soprattutto alla luce dell’attuale contesto internazionale, l’Italia non può più permettersi». Il ministro sembrava pronto a cambiare tutto e a ridare all’esercito il ruolo di «principale baluardo in termini di difesa e deterrenza da tutti i tipi di minacce, presenti e future, che la nostra Nazione si potrebbe trovare ad affrontare e che possono mettere a rischio i nostri interessi nazionali».

I COMPITI DEI SOLDATI

Anche alla luce di quanto scritto nel Documento programmatico, a meno che non si voglia ritenere lo svolgimento di un concorso una minaccia all’interesse nazionale dell’Italia, l’uso dei bersaglieri per vigilare sulla sicurezza di un esame appare quantomeno inappropriato.

Soprattutto in un periodo di instabilità mondiale con il conflitto in Ucraina, la guerra a Gaza e la crisi nel mar Rosso, l’impressione è che le priorità dovrebbero essere altre. Peraltro un incarico come quello svolto dai bersaglieri in questi giorni non è neanche previsto nel Codice dell’Ordinamento militare dove, all’articolo 89, si elencano i compiti delle Forze armate italiane: oltre a «operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza», i soldati italiani «concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza».

In realtà, spiegano fonti della Difesa, la richiesta è arrivata dal ministero della Giustizia che, evidentemente, ha reputato “necessario e urgente” l’utilizzo dei militari durante la prova del concorso di magistratura. Forse, anche alla luce delle presunte irregolarità registrate negli anni passati, si è voluto mandare un segnale che stavolta tutto si è svolto in modo corretto. In casi come questi la Difesa non ha molto spazio di manovra. Certo, pensare che per controllare gli esami dei futuri magistrati serva l’esercito non è comunque un bel segnale. Nel frattempo rimane la forzatura che ha portato a un uso particolare dei nostri soldati.