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Ultimo aggiornamento il 07/07/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Quello che pubblichiamo è il take dell'Ansa sulle ruberie di monsignor Scarano. Una vergogna che è stata tollerata per anni. Ecco il testo: "Per anni ha presentato dichiarazioni dei redditi che non avrebbero potuto giustificare l'immenso patrimonio personale. La sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio riconducibile a monsignor Nunzio Scarano è apparsa evidente alla Guardia di Finanza di Salerno dopo il sequestro del 21 gennaio scorso, quando le fiamme gialle hanno apposto i sigilli giudiziari a due lussuosi appartamenti,a un box e a conti bancari per circa tre milioni di euro.
Approfondendo le indagini i militari hanno scovato un altro appartamento di otto vani a Salerno, parte di un'altra abitazione di cinque vani, due auto e il 99% delle quote societarie della «Nuen srl» intestato al prelato. Il gip del tribunale di Salerno Dolores Zarone ne ha disposto il sequestro.
L'ex responsabile dell'Apsa, l'ente che amministra il patrimonio della Santa Sede, è ancora agli arresti domiciliari e i suoi legali insistono per un'attenuazione della misura cautelare per gravi motivi di salute. A dicembre scorso a Roma è cominciato il processo per corruzione e calunnia per quei 20 milioni di euro che dalla Svizzera avrebbero dovuto rientrare in Italia attraverso la banca del Vaticano.
È dal giugno dello scorso anno che monsignor Scarano si trova al centro di indagini da parte delle procure di Roma e Salerno. Il filone sul patrimonio personale parte proprio da una denuncia dello stesso prelato. Si era accorto che dalla sua abitazione erano scomparsi oggetti di valore. Da lì le verifiche della Guardia di Finanza e la scoperta di un «tesoro» impensabile per il contabile responsabile dell'amministrazione dei beni del Vaticano.
Quadri d'autore, immobili di pregio e conti bancari presso lo Ior e presso altri istituti di credito
erano nella piena disponibilità di un prelato arrivato a indossare l'abito talare in età matura, con un passato da funzionario di banca. Scarano ha rifiutato anche la nomina a vescovo per continuare a ricoprire lo stesso incarico ricevuto una ventina di anni fa e che gli ha permesso di intrecciare
rapporti con armatori, imprenditori, banchieri. Sono 58 le persone indagate assieme a Scarano dalla Procura di Salerno per un sistema di riciclaggio di denaro realizzato attraverso false certificazioni di donazioni. I benefattori si sarebbero prestati per effettuare i depositi in banca del denaro contante consegnati dal prelato, ricevendo in cambio assegni circolari.
Sui conti di Scarano i finanzieri hanno trovato una disponibilità di oltre cinque milioni di euro, versati presumibilmente dalla famiglia di armatori D'Amico. Sotto la voce «donazioni» si sarebbero nascosti i fondi che Scarano avrebbe poi utilizzato per acquistare proprietà immobiliari, tra le quali un appartamento di 17 vani".