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Ultimo aggiornamento il 26/02/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

Quattro anni e passa di indagini per un saccheggio infinito, ancora lontano da un punto fermo giudiziario, con le prime sentenze arrivate solo dai riti alternativi, in attesa di processi che attenderanno tempi lunghi, probabilmente biblici per le pronunce definitive. Intanto, l’ente previdenziale, l’Inps, è stato sottoposto “al di là di ogni ragionevole dubbio” ad un’operazione illecita costante, continua e organizzata, per numeri da capogiro divenuti una voragine.

 

La maxi inchiesta Mastro Lindo nasce nel 2012  con le prime perquisizioni a Pagani nei riguardi di studi commerciali, di consulenza del lavoro e patronati, per una truffa complessiva calcolata per difetto in più di 50 milioni di euro. La prima fase puntò alle sedi delle imprese di pulizia del salernitano, da cui il nome “Mastro lindo”, con "imprenditori formali" arrestati e dipendenti delle ditte indagati. Decine di imprese inesistenti erano costituite allo scopo di percepire migliaia di euro in indennità Inps, con numeri abnormi di lavoratori interessati da indennità di disoccupazione e maternità percepite senza titolo.

Falsi i lavoratori, false le aziende, veri i denari portati via dalle casse dissanguate dell’Inps, che contemporaneamente stringeva i cordoni per concedere legittime pensioni, con iter sempre più tortuosi per accompagnamenti e invalidità. Chi possedeva le chiavi d’accesso, che non escludono la compiacenza e la complicità di impiegati ”interni”, alcuni tuttora sotto processo o indagati, canalizzava soldi. La maxi-inchiesta ha compreso sette fasi “locali” contro consulenti del lavoro, titolari di patronati, collegati alle sedi fantasma delle aziende mai esistite, teste di legno, politici locali, dirigenti regionali, ispettori. I paradossi di questa storia individuavano catapecchie fatiscenti che formalmente risultavano sedi di grosse imprese, con centinaia di addetti e lavoranti cartolari, cioè esistenti solo pro forma, con poveracci a fare i prestanome presso i notai, indotti a firmare per costituire società in cambio di manciate di euro.

L'assalto ai forzieri del denaro pubblico dell'Inps, descritto dal Gip senza giri di parole, vale circa 50 ordinanze di cautelari personali spalmate in 5 anni, di cui oltre trenta agli arresti domiciliari, con sequestri per equivalente dei beni disposti  per oltre 108 milioni di euro, quale provento dell'illecita attività, individuando una cifra approssimativa di 10mila posizioni lavorative fittizie, inserite in aziende agricole e di servizi, ditte di pulizia e cooperative. Ancora, le truffe riguardavano migliaia di indennità di disoccupazione per lavoratori beneficiati a pioggia: «Bastava sapere dove andare, in certi ambienti ti indirizzavano».

L’epicentro era Pagani, con la più alta percentuale di casi e personaggi coinvolti, col coinvolgimento di personaggi di spicco della politica, tra i quali ex consiglieri comunali del centrodestra finiti nelle maglie dell’indagine. Sullo sfondo, mai approfondita dall’azione inquirente, senza riferimenti nonostante le tante fonti d’informazione e le collaborazioni da parte degli indagati, senza una prova, resta il voto di scambio, rimasto senza prosieguo. Solo una ipotesi, una voce, che vedeva la correlazione tra appoggio politico incondizionato e l’ammortizzatore sociale di stato, individuato illecitamente nell’Inps con un sistema collaudato, andato avanti per anni.

Un caso troppo grande con lo stato, ancora una volta, nella parte della gallina delle uova d’oro.