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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Sulla condanna in Appello per tentata concussione del sindaco di Sarno Giuseppe Canfora pubblichiamo una riflessione dell'avvocato Walter Mancuso.

 

Tutta la mia solidarietà umana a Giuseppe Canfora per il momento di grande sofferenza per l’esito del processo in cui è imputato per tentata concussione. Da avvocato gli auguro un ribaltamento della condanna dopo il ricorso in Cassazione che proporrà con il patrocinio di eccellenti penalisti. 

Tuttavia, sento il dovere di sottolineare l’aspetto giuridico che ha determinato la conferma della sentenza di condanna anche in Appello. Sul punto ha già scritto il giovane e brillante avvocato Raffaele Vitolo, spiegando che adesso dovrebbe intervenire il prefetto per applicare la “sospensione” prevista dall’art. 11 della nota legge Severino (quella che cacciò dal Parlamento Berlusconi). 

Orbene, premessa la solidarietà umana a Canfora,  deve comunque affrontarsi il ragionamento politico sul sindaco Canfira (all’epoca dei fatti presidente della Provincia). 

In realtà, ho letto tante dichiarazioni a sostegno del politico Canfora, da parte dei “suoi”. Ma questo ci sta, è scontato. Ciò che mi ha meravigliato, invece, sono le dichiarazioni degli amici dell’opposizione che confondono l’aspettò umano con quello politico. Evidentemente si ignora la ratio della pur contestata e vituperata legge Severino. La finalità della norma, che prevede la sospensione per diciotto mesi dalla carica di sindaco, è quella di impedire a un sindaco di continuare a “governare” la sua città dopo una doppia condanna a una pena non inferiore ai due anni per un reato grave come quello della concussione. E si badi che la sospensione, diversamente dalla decadenza dalla carica, consentirebbe al sindaco di rientrare nella carica una volta risolta positivamente la sua posizione (ovvero con l’assoluzione). 

In conclusione, ritengo che evidenziare la necessità della applicazione della legge (e quindi sospensione) sia semplicemente un atto doveroso, soprattutto se si ricopre il ruolo di “opposizione” (ovvero di controllore).