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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Professor Antonio Marfella, celebre oncologo del "Pascale" e referente dell’associazione "Medici per l’Ambiente", durante la pandemia lei l’aveva detto: la situazione nel campo dei tumori in Campania sarebbe peggiorata. Oggi,il rapporto del Ministero della Salute lo conferma: siamo secondi in Italia per la mortalità da cancro e primi per le malattie cardiovascolari. Che è successo?

«In realtà anche sul cancro siamo primi. Il lavoro, infatti, prende in considerazione le province sulla base di 31 parametri in maniera indiretta. Ma se valutiamo il numero degli abitanti di quelle province, siamo decisamente messi peggio».

In che senso?

«La provincia di Lodi è quella che sta peggio di tutte, per l’inquinamento dell’aria e per ragioni di orografia. Ma ha 200.000 abitanti, a fronte di quella di Napoli, che ne conta 3,2 milioni. In termini percentuali e di persone a rischio, siamo noi i più inguaiati e lo conferma la minore aspettativa di vita. Non la Lombardia. La cosa più grave è che tutto questo è avvenuto anche nel 2020, anno del massacro Covid al Nord. Allora il dato peggiore è che continuiamo a negarlo».

Perché ci si ammala e si muore tanto qui da noi?

«C’è mancanza di prevenzione primaria. E’ colpa dell’inquinamento. Se andiamo ad analizzare i fattori predisponenti gli esiti, gli studi sullo sperma o il numero di richieste di insegnanti di sostegno, ci accorgiamo che abbiamo problemi anche per il futuro. Siamo al 3,7 per cento di disabili nelle scuole campane a fronte del 3,6 nazionale. Ma con una precisazione».

Dica.

«Quando si parla di Campania, Avellino, Salerno e Benevento diluiscono i dati di Napoli e Caserta, che stanno peggio. Nonostante anche voi abbiate problemi specifici come in Valle del Sabato. Lodi ha le stesse sue caratteristiche, a partire dal tema della conformazione orografica che non fa disperdere l’inquinamento».

Ma torniamo alle cause.

«La causa da eradicare assolutamente, e non viene minimamente affrontata, è la corretta tutela dell’ambiente, la cosiddetta prevenzione primaria. Se continuiamo a non considerare, ad esempio, il problema dei rifiuti industriali e degli impianti che ci mancano per gestirli, ci ritroveremo sempre con la Valle del Sabato inguaiata. Sul Sarno, neghiamo il problema da 50 anni. Così oggi ci ritroviamo solo a contare i morti. Ma se vogliamo tutelare la nostra acqua e l’agroalimentare, dobbiamo smetterla di negare che abbiamo un problema enorme su questo. Quei rifiuti non si tracciano, per non dare fastidio, ma siamo al suicidio. Non si fanno i controlli sul lavoro nero e ora, con la crisi energetica, se le industrie non ce la fanno a fare il riciclo, la situazione peggiora, perché si va a finire nel traffico illecito».

E la sanità? Non c’è anche un chiaro gap di prevenzione, acuito dal Covid?

«Certo, ma dobbiamo finirla di parlare di prevenzione secondaria senza la primaria. Da noi i casi sono già avanzati all’esordio, non ci capitano mai tumori appena formati. I nostri cancri al polmone, tra i primi in Italia, sono anche in giovani non fumatori. L’incidenza dell’inquinamento sui tumori è non minore dell’ 11 per cento. Ma nelle zone messe peggio siamo al 20-24. Chi dice il contrario non vuole vedere la realtà. lo studio, insomma, dice che se si vive in un ambiente inquinato ci si ammala di più e si muore di più al di là della sanità».

Come si può porre un argine a questa mattanza?

«Dobbiamo riprendere il controllo del territorio e l’attività industriale va fatta come si deve. L’inquinamento ambientale è una determinante sempre più chiara. In sanità continueremo ad essere quelli che prendono meno soldi, perché abbiamo negato il problema».

Intanto abbiamo meno medici di medicina generale e un ottavo delle figure per le domiciliari.

«E nonostante tutto questo, la nostra sanità si è difesa e ha curato al meglio pur avendo meno soldi di tutti. In questo siamo al vertice come efficacia delle cure rispetto a ciò che possiamo offrire. Ma ora dobbiamo affrontare un ambiente non controllato, una sproporzione grave tra convenzionato a privati e pubblico. Dobbiamo decidere se vogliamo che le eccellenze del territorio funzionino come funzionano quelle per il tumore al polmone e i problemi del cuore, ad Avellino. Tra l’altro, non si capisce perchè queste risorse vengano allocate dove servono di meno in Campania».

Ma abbiamo anche registri tumori fermi agli anni passati.

«Qui, come Putin, abbiamo negato che c’è una guerra. All’Asl Napoli 1 siamo fermi al 2012, dati tra l’altro non leggibili se non da medici. Alla Napoli 3 siamo al 2019. Perché i dati non vengano aggiornati tocca a loro dirlo. Si dice che mancano le risorse: noi Medici per l’ambiente avevamo fatto fare una legge che dava 1,5 milioni alle Asl per il registro tumori. E’ stata affossata e ognuno fa come crede. Ma se non conosciamo la situazione come facciamo la programmazione delle cure? Intanto finanziamo le cliniche private. E in Campania i camorristi, in alcuni casi, hanno fatto dal produttore al consumatore».

(Dal sito Orticalab)