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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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“Sono stato messo alla gogna per una situazione progettata, architettata e studiata sin nei minimi dettagli e solo adesso sto cominciando a rivivere, mentre ora sono indagate le persone che avevano puntato il dito contro di me”. Ecco le parole davanti alle telecamere de Le Iene di Bruno Humberto Damiani detto “il brasiliano”, indagato e archiviato due volte dalle accuse di aver ucciso il sindaco pescatore di Pollica Angelo Vassallo, per la prima volta intervistato de visu. Ci sono riusciti Giulio Golia e Francesca Di Stefano, firme di punta del programma di Italia 1 che dopo tre anni torna ad occuparsi del caso Vassallo, e stasera manderà in onda un servizio-anticipazione della puntata Inside di domenica prossima. Puntata che sarà interamente dedicata all’omicidio irrisolto del 5 settembre 2010.

L’anticipazione di stasera sviscera le circostanze del presunto depistaggio delle indagini, che la procura di Salerno guidata da Giuseppe Borrelli attribuisce a tre carabinieri di Castello di Cisterna indagati per concorso in omicidio e traffico di droga con l’aggravante camorristica: il colonnello Fabio Cagnazzo, il carabiniere scelto Fabio Molaro e l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi.

Secondo i pm della Dda salernitana i tre avrebbero manipolato gli esiti dell’acquisizione delle immagini di videosorveglianza di un negozio di elettronica affacciato sulla piazzetta di Acciaroli – prese e portate a Castello di Cisterna per essere analizzate – per orientare sin da subito le indagini verso Damiani, risultato poi estraneo, valorizzando solo alcune riprese ed omettendo di citarne altre che scagionavano “il brasiliano” e i suoi presunti complici, immagini che rendevano incompatibile, per orari e tempi di percorrenza, la loro eventuale presenza sul luogo dell’agguato più di un chilometro di distanza, diversi minuti dopo.

Come si ricorderà stasera, la vicenda ebbe sin da subito degli strascichi rocamboleschi: la procura di Salerno, irritata dal modo irrituale con il quale Cagnazzo e Molaro acquisirono i filmati, ordinò ai carabinieri del comando provinciale di Salerno di andare a sequestrarli dai loro colleghi di Castello di Cisterna. Ne accenna Bernardo La Greca, il proprietario del negozio, a Golia. Ne scrivono i carabinieri del Ros nell’informativa a carico di Cagnazzo e degli altri indagati. “Il provvedimento della Procura (il sequestro, ndr) appare già in sé stesso estremamente dirompente. Mandare dei carabinieri di un reparto a sequestrare un qualcosa che è già nella disponibilità di un secondo reparto, trasmette una sfiducia totale nei confronti di quest’ultimo”, si legge nell’informativa.

“Spazientita dal traccheggiamento di Cagnazzo, infatti, la Procura di Salerno avrebbe comunque potuto far eseguire il decreto di sequestro sempre al Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, ordinando al contempo il deposito immediato della cosa sottoposta a provvedimento cautelare. Invece, sceglie la via più dirompente, forse anche al fine di marcare il proprio disappunto”. Erano i primi germi dei gravi sospetti emersi una dozzina di anni dopo.

(Dal Fatto)