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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Gli avevano fornito un lettore dvd e un ebook-reader con i quali, non supportando questi ultimi il formato audio, non avrebbe potuto ascoltare le intercettazioni ambientali registrate nel 2016 all’interno del carcere di Ascoli Piceno. Dopo anni di richieste e lamentele da parte di Giuseppe Graviano circa il suo diritto ad ascoltare le conversazioni intrattenute con il detenuto Umberto Adinolfi, detto la "scamarda", di San Marzano, al boss di Brancaccio sarà consegnato un computer. Lo ha stabilito la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria davanti a cui si sta celebrando il processo “‘ndrangheta stragista” nell’ambito del quale, in primo grado, Graviano e il coimputato Rocco Santo Filippone sono stati condannati all’ergastolo per l’agguato consumato il 18 gennaio 1994 in cui morirono due carabinieri sull’autostrada all’altezza dello svincolo di Scilla.

La richiesta è stata formulata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che già nell’udienza del 27 ottobre 2021, in seguito all’ennesima istanza formulata dall’avvocato Giuseppe Aloisio, difensore del boss, aveva manifestato perplessità sulla vicenda: “C’è qualcosa che non torna nella dotazione di idoneo hardware che consenta a Graviano di accedere a quei contenuti. – erano state le parole del magistrato in aula –. Non abbiamo ancora capito per quale ragione il detenuto non è stato dotato di lettore idoneo. Se il lettore è un e-reader, mi sento di dire che non è idoneo”.

Da qui la scelta di reperire il computer, ovviamente senza collegamento a internet, che sarà consegnato al più presto al boss. Il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Bruno Muscolo, ha autorizzato Lombardo a farlo recapitare, attraverso la Direzione investigativa antimafia, alla casa circondariale di Terni dove Graviano è detenuto al 41 bis. Graviano adesso potrà ascoltare tutte le intercettazioni ambientali finite nel processo di primo grado e in cui, discutendo con Adinolfi, avrebbe fatto riferimento anche ai contesti politici dei primi anni novanta quando l’Italia è stata insanguinata dalle stragi continentali. In particolare, in quelle chiacchierate in libertà era spuntato anche il nome del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia. Per questo è stata l’urgenza”. E poi: “Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. E ancora: “Nel ’93 ci sono state le stragi ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia”.