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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

L'inchiesta sull'omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo è piena di depistaggi, indagini mai effettuate, coinvolgimenti eccellenti. Ora, grazie a un articolo di Vincenzo Iurillo pubblicato sul Fatto.it, spunta anche la vicenda di una pistola sospetta che stava per essere distrutta. Un altro aspetto di una storia terribile che deve essere chiarita.

 

Secondo la commissione parlamentare Antimafia, l’omicidio del sindaco pescatore di Pollica Angelo Vassallo fu “pianificato accuratamente” e per arrivare al colpevole c’è un accertamento importante che forse non è stato ancora fatto, e che va fatto al più presto, su una pistola dello stesso tipo di quella usata per il delitto. Infatti c’è da qualche parte, agli atti di un processo nel Lazio, una Baby Tanfoglio calibro 9×21 che rischiava di essere distrutta, ma che dopo l’intervento dei commissari antimafia è stata ‘congelata’ per poter essere messa a disposizione degli inquirenti della procura antimafia di Salerno.

La Baby Tanfoglio 9×21 è il modello di pistola usata per zittire per sempre Vassallo. L’arma che lo ha ucciso non è stata mai ritrovata dagli inquirenti. Una Baby Tanfoglio è stata rinvenuta dietro a un forno nella disponibilità di Ausonia Pisani e Sante Fragalà, la coppia della strage di Cecchina, condannati rispettivamente a 16 e 26 anni per duplice omicidio. Ausonia Pisani è una ex vigile di Pollica, dettaglio fondamentale, ma su di lei e su questo torneremo dopo.

A sollevare il giallo della pistola, e del pericolo che finisse al macero, è il comitato della commissione Antimafia sul caso Vassallo. È il punto centrale una relazione finale che tira le somme di quindici mesi di audizioni e acquisizioni di documentazione giudiziaria. Un lavoro coordinato dal deputato uscente e non rieletto M5s Luca Migliorino, che nel luglio 2021 fu anche sui luoghi dell’assassinio per un sopralluogo insieme ad altri parlamentari e ai pm salernitani. Sul punto della pistola, importantissimo è stato un servizio delle Iene firmato da Giulio Golia e Francesca Di Stefano, andato in onda nel 2019. Furono loro a produrre i primi elementi del giallo.

E di giallo si tratta, senza enfasi, perché nemmeno un romanziere sarebbe riuscito a produrre un intreccio tale da far girare la testa a chiunque abbia approcciato il caso Vassallo, magistrati, forze dell’ordine, investigatori, giornalisti di inchiesta come quelli delle Iene, ringraziati e applauditi da Giuseppe Conte durante la presentazione della candidatura di Dario Vassallo, fratello del sindaco ucciso, nel collegio Camera del Cilento per il M5s.

Per spiegare come sia stato possibile che dodici anni dopo l’omicidio c’è ancora il dubbio che l’arma utilizzata per ammazzare il sindaco pescatore stia in un ufficio giudiziario a languire, senza essere stata confrontata coi nove proiettili che lo uccisero, bisogna prima spiegare chi sono Fragalà e Pisani. E precisare che, in effetti, loro nelle indagini erano già entrati. E una perizia su una loro Baby Tanfoglio è stata già fatta, con esito negativo. Ma era un’altra arma. Ne possedevano anche una seconda.

Ma non confondiamoci. Andiamo con ordine. Chi sono Ausonia Pisani e Sante Fragalà? La prima è la figlia del generale fondatore dei Ros Domenico Pisani. La famiglia Pisani è originaria di Pollica. Ebbe contrasti con Vassallo per il mancato rilascio di una concessione balneare a una cooperativa locale, un progetto a cuore di Ausonia Pisani. È un’ipotesi di movente sufficiente per un delitto così efferato? È una bella domanda. Per rispondere alla quale però dobbiamo spiegare anche chi è, e cosa ha fatto, Sante Fragalà, compagno e poi marito di Ausonia.

Sante Fragalà è un criminale ritenuto legato alla mafia catanese. La sera del 29 maggio 2011 Fragalà, accompagnato da Ausonia Pisani, entra in una villetta di Cecchina, fingendosi carabinieri e intromettendosi in una discussione per questioni di droga. I due aprono il fuoco usando due pistole, uccidendo due uomini e ferendone altri due che si fingono morti per salvarsi. Una mattanza.

Fragalà usa una Beretta, Pisani una Baby Tanfoglio 9×21. I Ris dei carabinieri periziano la Baby Tanfoglio che un uomo in passato aveva regalato al padre e poi era finita nella disponibilità della figlia: c’era una scritta sopra, ‘al generale Pisani’, con la dedica dell’autore del regalo. Si stabilisce che l’arma non è quella usata dal killer di Vassallo.

Ma quando in anni successivi, e a processo abbondantemente iniziato, Fragalà inizia a collaborare con la giustizia, fornisce le indicazioni per ritrovare una seconda Baby Tanfoglio, celata dietro al forno della casa di Ausonia Pisani. Ha la matricola abrasa.

Questa seconda arma è stata periziata per stabilire se sia stata quella dell’omicidio Vassallo? Mistero. A leggere la relazione dell’Antimafia parrebbe di no, era avviata a distruzione.

Al momento la pista della procura di Salerno è un’altra, ed è quella contenuta nel decreto di perquisizione dei 9 indagati, eseguito a fine luglio: carabinieri in servizio a Castello di Cisterna, imprenditori turistici di Pollica, camorristi dell’agro nocerino sarnese. Un documento di 20 pagine. Nel quale Ausonia Pisani e Sante Fragalà non compaiono mai.