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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Colpo mortale al primo processo per il “sistema De Luca” di Salerno, sintesi giornalistica di una prassi di trent’anni di appalti affidati solo alle coop salernitane che assicuravano sostegno elettorale al sindaco di Salerno e poi governatore della Campania Vincenzo De Luca (anche lui indagato per corruzione) e ai suoi fedelissimi, secondo la ricostruzione di in una maxi ordinanza cautelare eseguita l’anno scorso.

Il Tribunale di Salerno ha dichiarato inutilizzabili molte intercettazioni depositate nel dibattimento per due dei pilastri del sistema, il re delle coop Fiorenzo Zoccola (che dopo l’arresto ha collaborato) e l’ex assessore comunale alle politiche sociali Nino Savastano, ora consigliere campano.

I due a gennaio sono stati stralciati dal maxi fascicolo e rinviati a giudizio con rito immediato, hanno 11 capi di imputazione sul groppone. Nove per Zoccola, accusato di corruzione e turbata libertà degli incanti, e due per Savastano, accusato di corruzione in concorso con il ras delle cooperative.

I giudici hanno sostanzialmente accolto il ricorso degli avvocati di Savastano e Zoccola (Giovanni Annunziata e Giuseppe Della Monica), con un’ordinanza che ha dichiarato inutilizzabili gli esiti di 17 decreti di intercettazione (tutti quelli riguardanti Savastano), disposti su una ipotesi di 353 bis (turbata libertà di scelta del contraente), e poi utilizzati per contestare alcune corruzioni. Di fatto, almeno per Savastano, il processo rischia di finire qui.