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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Claudio Pagano della rete civica No Gori al portavoce sindaco di Sarno Giuseppe Canfora: “Chiedo se è legittimo sapere come è orientata ad esprimersi in merito la rappresentante della nostra città in seno al consigio Eic”.

Il Consiglio di Distretto Sarnese Vesuviano è chiamato oggi a esprimersi sulle tariffe Gori. Tariffe che possono e devono essere diminuite, visto che da anni sono di gran lunga le più alte della regione e tra le più salate d’Italia, e che già nel 2022 hanno subito un rincaro del 2,4% e che potrebbero averne altri ancora più significativi, dopo una serie di aumenti record (tra il 2012 e il 2019 + 70%)

La Rete dei Comuni per l’Acqua Pubblica ha tentato in ogni modo di aprire un confronto per trovare una soluzione condivisa sia sulla tematica delle Partite pregresse “ante 2012” che sulle tariffe 2012-2015 annullate dalla sentenza 5309/2021 del Consiglio di Stato. Tuttavia non è stato mai aperto un vero confronto che potesse portare a superare la conflittualità e non si può che esprimere profondo rammarico per l’incapacità di trovare una soluzione condivisa per superare il lungo contenzioso che ha investito il territorio relativamente alla gestione GORI SpA.

A fronte di un contenzioso che pone in discussione cifre rilevantissime, superiori ai 200 milioni di euro, la Rete dei Comuni per l’Acqua Pubblica ha chiesto di dare un segnale forte, attraverso il rimborso agli utenti di quanto dovuto o una significativa riduzione delle tariffe, anche trattando su cifre lontane dai 200 milioni. Nessuna proposta è arrivata né tantomeno alcuna discussione di merito è stata fatta. 

Dinanzi a una gestione che per lungo tempo è stata caratterizzata da inefficienze notorie e documentate, non si può accettare un ennesimo colpo di spugna, perfino dopo l’intervento dell’Autorità Giudiziaria Amministrativa che ha aperto il varco per procedere a una revisione della gestione GORI, trovando soluzioni che consentissero la chiusura di una lunga stagione di conflittualità.

Troppe resistenze sono arrivate contro la ricerca di un accordo che potesse, almeno parzialmente, ristorare i cittadini per la mala gestione, e c’è chi è rimasto ancorato a posizioni ideologiche prive del necessario buon senso.

Perciò i dieci rappresentanti dei Comuni per l’Acqua Pubblica non possono sostenere deliberati che rappresentano un colpo di spugna sulle inefficienze denunciate da tempo e rinnovano l’impegno alla contestazione giudiziale delle decisioni che eventualmente verranno prese. Tenuto conto dell’assenza di urgenza nell’assumere decisioni sulle tematiche all’ordine del giorno, invitiamo a un serio supplemento di riflessione e ad aprire un confronto vero per trovare una soluzione che consenta di procedere al superamento della conflittualità che caratterizza la gestione del servizio idrico nel nostro territorio. In caso contrario sarà inevitabile la posizione di voto contrario.