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Ultimo aggiornamento il 23/05/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Carcasse di maiali, cuccioli e adulti, gettate in un pentolone e bollite. Siamo a Reggio Emilia. Qui, la giornalista Giulia Innocenzi, insieme agli attivisti di Essere Animali, è riuscita ad accedere a un allevamento (oggetto di una segnalazione) e ha documentato con le telecamere le modalità di smaltimento degli animali morti. Si tratta di uno stabilimento che alleva maiali destinati alla produzione di prosciutti con la dicitura dop, di origine protetta. Essere Animali ha poi denunciato il proprietario e sono intervenuti i Carabinieri. “I Nas – racconta Simone Montuschi, uno dei fondatori dell’associazione – hanno colto il proprietario con le mani nel sacco, o meglio nel pentolone. Hanno quindi sequestrato tutto e multato l’allevatore. Siamo probabilmente di fronte al reato di deposito illecito di rifiuti pericolosi“. Il trattamento degli animali che muoiono in allevamento dovrebbe seguire per legge procedure diverse. Le spiega il veterinario dell’Ats in pensione Dario Buffoli. “Le carcasse devono essere recuperate da una ditta specializzata e portate in un inceneritore”.

Si tratta di un rifiuto particolarmente pericoloso. “Deve esserci uno smaltimento corretto, in modo che la carcassa non possa veicolare patologie o malattie ad altri animali”. Il cassone trovato nell’allevamento era stato autorizzato prima del 2009, anno dell’entrata in vigore dell’attuale normativa. Ma il proprietario ha continuato ad utilizzarlo anche dopo l’approvazione della legge. Dai controlli si è scoperto inoltre che l’acqua della bollitura dei maiali morti andava nei reflui dell’allevamento, con il rischio di finire nel terreno usato per le coltivazioni. Al proprietario è stata comminata una sanzione di circa 10mila euro.