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Ultimo aggiornamento il 07/07/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

È stato un mezzo flop il bando per la realizzazione di asili nido e scuole per l’infanzia, finanziato con i fondi del Pnrr. La partecipazione dei Comuni, che dovevano presentare i progetti, è stata scarsa: “Le richieste arrivano appena a metà dell’investimento programmato dal governo”, ha annunciato la ministra per il Sud e la Coesione Mara Carfagna. Per evitare di perdere i finanziamenti europei, il ministero dell’istruzione è stato costretto a prorogarne la scadenza al 31 marzo. Il bando, chiuso il 28 febbraio, aveva stanziato cinque miliardi di euro per la costruzione di nuove scuole, la manutenzione di quelle vecchie e la digitalizzazione. La maggior parte di questi fondi, 3 miliardi, era destinata alla fascia 0-6 anni, dei quali 2,4 agli asili nido. E proprio su questi ultimi si sono registrati i problemi: molti comuni del sud non si sono presentati. Ad aver fatto peggio sono state Campania, Sicilia e Calabria, le Regioni quelle che hanno maggiore carenza di questo tipo di servizio indispensabile anche per aumentare l’occupazione femminile. “Oggi c’è una brutta notizia sul Pnrr: il bando asili non sta andando bene”, ha commentato la viceministra dell’economia Laura Castelli.

Del resto, già l’Ufficio parlamentare di Bilancio aveva rilevato delle criticità nella parte del bando relativa agli asili nido, un fronte particolarmente delicato per l’Italia. Le regioni del Sud, infatti, sono molto lontane dall’obiettivo europeo del 33% di copertura nella fascia 3-36 mesi. Campania e Calabria, per esempio, riescono a garantire un posto soltanto a poco più del 10% dei bambini. Per portare tutte le regioni in linea col parametro Ue entro il 2025, il Pnrr stablisce di aumentare l’offerta di 265mila unità. E vista la drammatica situazione al Sud, il bando destinava al Mezzogiorno il 55,29% delle risorse. Risorse che, per il momento, rimarranno sulla carta.

Oltre alle mancanza di strutture tecniche adeguate alla progettazione e alla realizzazione degli investimenti, ad aver frenato i comuni potrebbero essere stati i timori di non riuscire a gestire i nuovi asili per mancanza di fondi. Castelli ha ricordato che il governo ha messo sul piatto per la gestione dei nidi “120 milioni di euro per quest’anno, 175 milioni per il prossimo, 230 milioni per il 2024, 300 milioni per il 2025, 450 milioni per il 2026”. Risorse destinate a crescere a 1,1 miliardi all’anno a partire dal 2027. Il Ministero dell’Istruzione ha anche assunto dei consulenti per aiutare gli enti locali a predisporre i progetti. “Inoltre”, ha sottolineato, “abbiamo fortemente voluto una quota di tesoreria extra pari al 10% dell’opera per poter far fronte alle spese di anticipo che si manifestano nell’avvio” e introdotto “norme organizzative e di rafforzamento ad hoc per i comuni”.

Tuttavia, il problema del mancato utilizzo dei fondi potrebbe estendersi anche ad altri ambiti visto che il Pnrr assegna un terzo delle risorse – 66 miliardi che arrivano ad 80 se si considera anche il fondo complementare – a sindaci e governatori. In particolare, ai comuni andranno 36 miliardi di euro, dei quali 30 miliardi (l’83,3% del totale) sono già stati ripartiti, riporta una nota della Cgia di Mestre. Ora però viene il difficile. I Comuni dovranno impegnare quel denaro entro fine anno per progetti volti a migliorare la qualità abitativa del patrimonio immobiliare pubblico, l’inclusione sociale e la tutela del territorio. Per la Cgia si tratta di una “mission quasi impossibile”. Lo sforzo richiesto ai sindaci è immane: le risorse che dovranno spendere sono il triplo di quanto gli era stato assegnato all’anno tra il 2017 e il 2019. “Molti Comuni, soprattutto quelli piccoli”, si legge nell’approfondimento realizzato dalla Cgia “dispongono di risorse umane ridotte all’osso, con grossi problemi per fronteggiare le difficoltà procedurali richieste per mettere a terra questi investimenti”.