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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

“Riaprire istituzionalmente il dibattito con le autorità competenti” per arrivare allo stop delle porte girevoli tra politica e magistratura. Il caso di Catello Maresca rilancia l’attualità e la necessità di una riforma del Csm e dell’ordinamento penitenziario. I consiglieri di Magistratura Indipendente, infatti, hanno chiesto al Comitato di Presidenza di Palazzo dei Marescialli che venga discussa e adottata presso la Sesta commissione una risoluzione sul tema dei rapporti tra politica e magistratura.

Un passaggio delicato quello delle toghe che si candidano e poi tornano a fare i giudici. E’ il caso, appunto, di Maresca che è attualmente giudice di Corte d’Appello a Campobasso, capo dell’opposizione in consiglio comunale a Napoli. La scorsa settimana, infatti, il Csm aveva dato il suo via libera al rientro in servizio dell’ex sostituto procuratore generale nel capoluogo campano, poi candidato sindaco per il centrodestra alle scorse comunali (sconfitto con ampio margine da Gaetano Manfredi). Una scelta che ha spaccato l’organo di autogoverno, perché l’ex pm ricopre tuttora il ruolo di consigliere comunale, da cui non ha intenzione di dimettersi. “Sono sereno e rispetto le decisioni del Csm. Sono contento di rientrare a fare il mio lavoro. Nel contempo cercherò da civico di dare un contributo alla mia città“, aveva dichiarato. Maresca – che è in aspettativa elettorale dallo scorso maggio – aveva chiesto il 12 ottobre di tornare a indossare la toga, indicando come preferenze le procure generali presso le Corti d’Appello di Bari, Firenze e Bologna. Al rifiuto del Csm di collocarlo in quelle sedi aveva ripiegato – il 23 ottobre – sulla Corte d’Appello di Campobasso, a cui poi è stato assegnato, indicando in alternativa la corte d’Appello o iltribunale di Salerno. La decisione è stata presa con 11 voti a favore e 10 astenuti, tra cui i consiglieri togati del gruppo progressista di Area.

Tra i voti a favore c’erano proprio quelli dei togati di Magistratura indipendente: Maria Tiziana Balduini, Paola Braggion, Antonio D’Amato e Loredana Miccichè. Che oggi hanno scritto ai colleghi spiegando le motivazioni del loro voto a favore sulla delibera di ricollocamento in ruolo di Maresca, che “in applicazione della normativa vigente e della circolare del Csm, è stato destinato alla Corte d’Appello di Campobasso con funzioni di Consigliere”. Nella comunicazione inviata ai colleghi magistrati, i togati di Mi spiegano che “nel sistema normativo vigente (art. 60 della L.267/2000, cd Testo Unico Enti Locali), il magistrato non è eleggibile a sindaco o consigliere comunale nel territorio nel quale esercita le proprie funzioni, salvo che venga collocato in aspettativa prima del giorno fissato per la presentazione delle candidature. Non è prevista nessun’altra causa di ineleggibilità o di incompatibilità con la funzione giurisdizionale. Secondo il sistema normativo attuale, dunque, il magistrato può ricoprire la carica di consigliere comunale se svolge le funzioni giurisdizionali in un territorio diverso”. I consiglieri di Magistratura indipendente continuano spiegando che comprendono “i profili di criticità che il caso può determinare. Più volte in plenum ci siamo espressi chiedendo interventi chiari e più stringenti del legislatore circa l’ingresso in politica di magistrati e soprattutto sul loro rientro in ruolo, sul cosiddetto fenomeno delle ‘porte girevolì. Rileviamo però che l’auspicato intervento riformatore dei rapporti magistratura e politica non è ancora intervenuto, nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti, in misura unanime, da tutta la magistratura associata e da tutte le componenti consiliari”.

Quindi, gli esponenti della corrente moderata della magistratura, ricordano di avere già dato “”parere favorevole sul progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario (cd. Ddl Bonafede), regolante in misura molto stringente i rapporti tra magistratura e politica, che introduceva, ad esempio, l’ineleggibilità senza deroghe nel territorio in cui si esercita la giurisdizione. Abbiamo quindi deciso di riaprire istituzionalmente il dibattito con le autorità competenti, chiedendo al Comitato di Presidenza che venga discussa e adottata presso la Sesta commissione una Risoluzione sul tema dei rapporti tra politica e magistratura. Rileviamo però che, allo stato, siamo tenuti ad applicare la normativa vigente”. E dunque, pare di capire, che i consiglieri di Magistratura indipendente non sono d’accordo con la possibilità data a Maresca di esercitare sia il ruolo di magistrato che quello di consigliere comunale. Finché, però, non esisterà una legge, non potranno vietarlo.

La scelta di ricollocare in servizio Maresca che ha provocato le reazioni della guardasigilli, Marta Cartabia. “La proposta che farò alle forze di maggioranza faranno in modo un caso come quello non possa mai più ripetersi. Che un giudice possa svolgere contemporaneamente, anche e lontano dal suo distretto, funzioni giudiziarie e politiche non deve accadere. C’è una stella polare della magistratura che deve essere non solo praticata ma anche percepita. Non importa se si tratta di cariche elettive locali, né per queste, né a maggiore”, ha detto la ministra della giustizia, ospite ad Atreju della festa di Fratelli D’Italia. Oggi sulla vicenda è intervenuto anche David Ermini, vicepresidente del Csm: “Serve subito una nuova legge”, ha detto Ermini a Repubblica. Ma Csm non poteva fare nulla? “Deve rispettare la legge che c’è, ma la situazione presenta evidenti anomalie e rischia di opacizzare l’immagine della magistratura cosa di cui non c’è veramente bisogno”.