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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Contributo alla discussione sulla sanità in provincia di Salerno. Convegno (rinviato per indisponibilità dell’aula consiliare comune di Nocera Inferiore causa Covid) organizzato il 26 novembre 2021 da FUTUR 🌻AMA

Nei giorni scorsi da un incontro tra i Sindaci dell’Agro e la CGIL è stato elaborato un documento indirizzato alla Regione Campania (Commissione Sanità e Presidente) in cui viene analizzata la questione ospedaliera del territorio e in cui si chiede il Dea di II livello per l’Umberto I di Nocera e la costruzione di un nuovo ospedale nell’area Nord della provincia di Salerno. Iniziativa lodevole, anche se voglio ricordare che un ospedale nuovo nell’Agro c’è (quello di Sarno) e che il tema attuale (e i fondi relativi) va in un’altra direzione.

Su 21 milioni di accessi al Pronto Soccorso ogni anno, 16 milioni sono codici bianchi e verdi, e l’87% di questi non sfocia in ricovero. Si potrebbe evitare una spesa annua di 700 milioni di euro.

Non calcolabile la spesa per la mancata assistenza a 23 milioni di pazienti con patologie croniche. L’impianto legislativo che regola l’assistenza sanitaria in Italia si impernia essenzialmente sull’ultima grande riforma strutturale realizzata nel nostro Paese, la legge 833 del 1978, su cui sono intervenute modifiche nazionali e regionali che tuttavia non ne hanno mai modificato l’impianto, basato su alcuni grandi pilastri:

-PREVENZIONE

-DIAGNOSI E CURA

-RIABILITAZIONE

-AMBIENTE E ALIMENTAZIONE

-RICERCA

Anche i ruoli dei diversi livelli istituzionali sono ben individuati. Ricordo a me stesso la confusione e la sovrapposizione di ruoli che ci sono stati all’inizio della pandemia da COVID, con le Regioni che emettevano disposizioni diverse, alcuni Comuni che si muovevano in maniera autonoma e via dicendo.Si è poi chiarito che in questi casi le direttive le emana il livello nazionale e si è posto fine ad una babele che disorientava i poveri cittadini, incerti sul da farsi e su chi stare a sentire. Bastava andare a rileggere la legge 833 del 1978. Su altri ambiti invece è fondamentale il ruolo delle Regioni e dei Comuni.

L’articolo 11 della 833 prevede che il Piano Sanitario Regionale sia predisposto dalla Regione previa consultazione degli Enti Locali, come pure gli ambiti territoriali vengono determinati dalla Regione “sentiti i Comuni interessati”. Organo della vecchia USL (oggi purtroppo denominata Azienda) è l’Assemblea Generale costituita dall’associazione dei Comuni ai sensi dell’articolo 15.

L’articolo 50, norme di contabilità, dava ai Comuni, in caso di disavanzo dell’USL, l’onere di convocare i rispettivi organi deliberanti per adottare in provvedimenti necessari a riportare in equilibrio il Conto di gestione dell’USL. E l’articolo 39 affidava al Comitato di rappresentanza della Conferenza dei Sindaci la vigilanza sul buon andamento dei servizi sanitari e sulla accessibilità e fruibilità degli stessi. Il ruolo fondamentale dei Sindaci viene ribadito dalla legge della Regione Campania n.32 del 1994.

La conferenza dei Sindaci (articolo 20):

Provvede alla definizione delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica delle attività dell’Azienda Sanitaria Locale

Esamina il bilancio pluriennale di previsione e il bilancio di esercizio e rimette alla Giunta Regionale le relative osservazioni

Contribuisce alla definizione dei piani attuativi programmatici dell’Azienda Sanitaria Locale trasmettendo al Direttore Generale e alla Giunta Regionale valutazioni e proposte

La conferenza dei Sindaci elegge un Comitato di rappresentanza composto da 5 Sindaci.

Il Direttore Generale di ciascuna Azienda Sanitaria Locale orienta la propria attività programmatica sulle linee di indirizzo fornite dal Comitato di rappresentanza dei Sindaci (aerticolo21).

Il Direttore Generale trasmette al Comitato dei Sindaci perché “esprima osservazioni e proposte” la programmazione, il bilancio pluriennale e il bilancio di esercizio.

Tutte le modifiche legislative al testo della Riforma Sanitaria, dal decreto legislativo 502 del 1992 al DPCM del 12 gennaio 2017, hanno sempre sottolineato il ruolo fondamentale dei Comuni e dei Sindaci nel concorrere a fornire una assistenza sanitaria adeguata a tutti i cittadini.

L’esplosione dei contagi da COVID ha evidenziato in maniera drammatica la necessità di rivedere l’organizzazione complessiva che si stava orientando sempre di più sulle reti ospedaliere, trascurando la medicina territoriale. Evidente il caso della Lombardia dove la maggior parte dei contagi nella prima fase avveniva nei Pronto Soccorso degli Ospedali cui si rivolgevano i pazienti ai primi sintomi di malattia (spesso non COVID). 

Rafforzare la medicina territoriale è una esigenza urgente e non rinviabile.

Per questo un ruolo cruciale del nuovo assetto del PNRR per la salute presentato dal Ministro della Salute Speranza sono le “Case della Comunità”, che riuniranno in un’unica struttura i medici di famiglia, gli specialisti ambulatoriali, infermieri e assistenti sociali.

Le strutture, attrezzate di punto prelievi, macchinari diagnostici per gli esami strumentali e le infrastrutture informatiche dovrà offrire assistenza dalle 8 alle 20. Il servizio notturno sarà garantito dalla presenza della Guardia Medica.

Per una assistenza capillare l’ideale è avere una “Casa” ogni 20.000 abitanti.

Con le risorse del Recovery Fund ne saranno aperte 1286 entro il 2026. Oggi ce ne sono solo 489, di cui 124 in Emilia Romagna, 77 nel Veneto, 76 in Toscana, 71 in Piemonte.

Nessuna in Lombardia né in Campania. Il Governo decide quante saranno per ogni Regione, la Regione decide dove farle.

Ospedale di Comunità.

Sarà istituito per pazienti a bassa intensità di cura, e avrà dai 20 ai 40 posti letto. Ci sarà un Ospedale di Comunità per ogni 50.000 abitanti.

Con il Recovery Fund se ne potranno realizzare 381 per 7.620 posti letto. Oggi ci sono 3163 posti letto (1426 in Veneto, 616 nelle Marche, 467 il Lombardia, 359 in Emilia Romagna). In Campania si dovranno realizzare 37 Ospedali di Comunità.

Cure domiciliari.

Previste dalla Riforma Sanitaria e ribadite dall’articolo 22 del DPCM del 12 gennaio 2017, oggi i pazienti assistiti a casa sono 701.844: secondo il piano ministeriale dovranno essere 1,5 milioni. Da garantire l’assistenza al 10% della popolazione over 65 anni (oggi siamo al 5,1%).

 

COT Centrali Operative Territoriali.

Dovranno fungere da coordinamento e collegamento dei vari servizi sanitari territoriali, scambiando informazioni per gli operatori sanitari e facendo da punto di riferimento per i familiari dei pazienti. Seve una COT ogni 100.000 abitanti. In totale 602, da organizzare entro 5 anni.

 

Medici di Famiglia.

Oggi sono liberi professionisti. Il loro lavoro è disciplinato da accordi collettivi: l’accordo prevede che lo studio debba essere aperto 5 giorni a settimana e il numero di ore dipende dal numero di assistiti (5 ore settimanali per 500 pazienti, fino a 15 ore per 1500 assistiti).

L’Europa per darci i soldi chiede di rivedere questa situazione: i medici di famiglia dovrebbero diventare dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale.

Il PNRR prevede per l’Italia 4 miliardi per la Telemedicina, 2 miliardi per le Case della Comunità, ! miliardo per gli Ospedali di Comunità.

Entro marzo 2022 si dovrà fare la ricognizione dei luoghi dove far sorgere Case e Ospedali di Comunità.

Gli Enti Locali e i Sindaci sono pronti a fare proposte? FUTUR 🌻AMA ha protocollato studi di fattibilità nei comuni mediograndi dell’area nord della provincia di Salerno per invitare le amministrazioni ad operare concretamente da subito!