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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Contributo alla discussione sulla sanità in provincia di Salerno convegno (rinviato per indisponibilità aula consiliare comune di Nocera Inferiore causa Covid) organizzato il 26 novembre 2021 da FUTUR 🌻AMA

L’emergenza sanitaria legata alla comparsa, circa due anni fa, del nuovo Coronavirus Sars-CoV-2 non accenna a diminuire, con ondate di contagi che si susseguono nel mondo con varia intensità.

L’Italia purtroppo è stata la prima nazione in Europa ad essere attaccata e si è trovata a combattere, spesso a mani nude, questa patologia sconosciuta. Il nostro sistema sanitario, che comunque resta uno tra i più etici al mondo (la nostra costituzione sancisce il “diritto alla salute” di tutti i cittadini), ha però mostrato le sue crepe, risultando esso già precedentemente indebolito dalla crisi economica. Abbiamo quindi pagato un alto tributo in vite umane, tra pazienti ed operatori sanitari. 

Per contenere l’epidemia, inizialmente sono state prese misure di sorveglianza sanitaria speciale, si è finanziato l’acquisto di attrezzature e dispositivi vari, si sono istituite le USCA, si sono potenziati i reparti di terapia intensiva (ma, anche se si è provveduto a rifornirli delle attrezzature dedicate, il personale specializzato per farle funzionare, dopo anni di blocco di concorsi ed assunzioni, è insufficiente).

La nostra assistenza sanitaria si articola in: Assistenza Ospedaliera, Prevenzione collettiva e Sanità Pubblica, Cure Primarie. In carico all‘ospedale è la gestione delle emergenze –urgenze, con prestazioni che, inderogabilmente ed ininterrottamente nelle 24 h, devono essere fornite a tutti, mentre alle strutture territoriali tocca il primo contatto con il paziente, attraverso la rete dei medici e pediatri di base ed i vari ambulatori specialistici, nonché attraverso i servizi sociosanitari e le varie strutture convenzionate.

Uno dei punti deboli, già prima della pandemia, era rappresentato dalle evidenti disparità regionali createsi in Italia con la riforma del titolo 5, e dal depotenziamento dell’assistenza territoriale, dovuta alla carenza di fondi per la crisi economica degli anni scorsi. Si è verificata una visione ospedalocentrica, sia da parte degli amministratori pubblici che hanno indirizzato i fondi preferibilmente alle cure delle patologie acute, che da parte dei cittadini-pazienti, che si recavano in ospedale spesso inappropriatamente, per piccoli traumi, attacchi di ipertensione, e così via, non trovando sul territorio risposte adeguate a tali problematiche.

Così i Pronto Soccorso dei nostri ospedali, doverosamente aperti e funzionanti h24, si sono ingolfati, trasformandosi in un collo di bottiglia dove si affolla(va)no varie tipologie di pazienti, distraendo risorse economiche e umane dalla gestione dell’acuto.

È vero che i medici e pediatri di base con i loro studi raggiungono i cittadini capillarmente sul territorio, ma è impossibile per loro (tranne che attraverso forme di associazionismo, però non sufficientemente promosse dalle leggi e lasciate spesso su base volontaria), assistere continuativamente i pazienti.

Contemporaneamente, per l’innalzarsi dell’aspettativa di vita, sono aumentate le patologie cronico-de-generative, che non hanno però trovato opportune risposte dall’assistenza territoriale.

In più, attualmente manca una integrazione alla dimissione ospedaliera, è complicato seguire percorsi assistenziali personalizzati ( bisogna affrontare lunghe liste di attesa in ambulatori specialistici territoriali che o sono  stati soppressi, o trasferiti in ospedale, e quindi depauperati in quanto il personale è sottratto per le guardie ospedaliere); manca infine una cabina di regia con i medici e pediatri di base  per l’assistenza domiciliare ed per i consulti con i vari specialisti.

Su questa situazione già critica di per sé, si è poi abbattuta la pandemia: gli ospedali sono stati presi d’assalto, i m.m.g. non avevano protocolli condivisi per l’assistenza domiciliare né dispositivi di protezione individuale.

Quindi si pone l’urgenza di ripensare e migliorare la qualità dei nostri servizi sanitari, prendendo spunto dalle problematiche emerse con la pandemia, sfruttando le risorse offerte dal PNRR.

Il nostro scopo è parlare ai cittadini in modo che essi possano prendere coscienza della possibilità di cambiare l’esistente, È giunto il momento in cui  le autorità regionali, e sanitarie locali, tra cui il Sindaco ed i Direttori delle ASL, possano interpretare al meglio lo spirito del PNRR e valorizzare gli investimenti da esso previsti, riproponendo con le loro azioni concrete una migliore organizzazione dei servizi sanitari, volta al  benessere.

Così si otterrà il miglioramento della salute attraverso una decisione condivisa, realizzando lo spirito della prevenzione attraverso l’implementazione della medicina proattiva, che va cioè incontro ai bisogni dei cittadini e non si   accontenta di rincorrere le patologie.

Questa riorganizzazione sanitaria porterà anche un incremento dell’occupazione sul territorio. Come rafforzare le prestazioni territoriali? Razionalizzando i Servizi Sanitari mediante l’implementazione delle Case della Salute o della Comunità, che sono reti di prossimità per la presa in carico della persona e la realizzazione della medicina di iniziativa; degli Ospedali di Comunità, per il rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia, nonché attraverso la digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e lo sviluppo della Telemedicina.